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Martedì, 7 Febbraio 2023
Lotta al crimine / Rosarno

VIDEO | I legami con la "casa madre" calabrese per allargare gli affari della cosca

La guardia di finanza ed i carabinieri del Ros hanno messo sotto la lente d'ingrandimento gli interessi dei Bellocco in Lombardia

Nella maxi operazione dei carabinieri in diverse città italiane per l'esecuzione di misure cautelari nei confronti di 78 persone accusate a vario titolo di associazione mafiosa, le indagini coordinate dalla Direzione distrettuale antimafia di Brescia, hanno portato a risultanze investigative partite da un’articolata attività investigativa condotta dal Raggruppamento operativo speciale dei carabinieri, sviluppata dal 2018, che sulla scia di quanto già accertato nell’indagine ‘Nduja del 2005 - ha confermato l’operatività di una articolazione della cosca Bellocco di Rosarno nelle province di Brescia e Bergamo, delineandone assetti organizzativi, collegamenti con le omologhe strutture presenti in Calabria e attività delittuose principalmente legate all’infiltrazione dell’economia legale.

E' stato così individuato nella figura di Umberto Bellocco, classe 83, già condannato in via definitiva nel 2009 per associazione mafiosa nell’ambito della citata indagine ‘Nduja e nipote dell’omonimo storico capo della cosca rosarnese deceduto nel 2022, l’elemento di vertice della proiezione operante in Lombardia il quale - benché detenuto - avrebbe continuato a dirigere le attività illecite della consorteria veicolando direttive ai propri familiari, concorrenti nei reati. Sono stati pure individuati i terminali calabresi (stanziali a Rosarno) della struttura criminale lombarda i quali concorrevano nella gestione delle molteplici attività economiche di interesse del sodalizio realizzate prevalentemente tramite un imprenditore, operante tra Brescia e Bergamo nei settori edile e immobiliare.

Questo, si ritiene che abbia fornito un fattivo contributo per la vita dell’associazione, anche mediante la commissione di delitti tributari e di somministrazione fraudolenta di manodopera, attuati attraverso un articolato circuito di società cartiere deputate all’emissione di fatture per operazioni inesistenti compiutamente ricostruito dalla Guardia di finanza, i cui accertamenti hanno consentito, inoltre, l’aggressione patrimoniale dei profitti illeciti degli ipotizzati reati fiscali.

L’indagine, nel documentare nuovamente l’esistenza di proiezioni della ‘ndrangheta in regioni diverse dalla Calabria, consente secondo gli investigatori di confermare l’esistenza di un fenomeno di colonizzazione dovuto al trasferimento di affiliati calabresi in altri territori precedentemente immuni da tali manifestazioni criminali, soprattutto in quei territori caratterizzati da un maggiore sviluppo economico e da un più ampio grado di ricchezza generale. Le ramificazioni, presenti in Italia ma anche all’estero, seppur dotate di una certa autonomia operativa, sarebbero legate alla ‘ndrangheta dei territori calabresi di origine a cui risponderebbero del loro operato e da cui dipenderebbero sotto un profilo regolamentare ed organizzativo.

Le attività di polizia giudiziaria sono state estese - col supporto dei comandi provinciali dei carabinieri e della guardia di finanza - nelle province di Brescia, Bergamo, Como, Varese, Monza Brianza, Roma, Chieti, Reggio Calabria e Siracusa, ove sono in corso numerose perquisizioni attuate anche mediante l’ausilio delle unità cinofile specializzate nella ricerca e nel sequestro di valuta, definito “cash dog”, della guardia di finanza.

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