Martedì, 28 Settembre 2021
Cronaca

"Basso profilo", annullata con rinvio l'ordinanza contro Talarico

La corte di cassazione vuole che venga valutata la sussistenza di gravi indizi di colpevolezza, l'ex assessore regionale è sottoposto all'obbligo di dimora

La Corte di cassazione ha annullato con rinvio al tribunale di Catanzaro l'ordinanza con la quale il tribunale del riesame del capoluogo calabrese, pur escludendo la corruzione elettorale mafiosa e l'aggravante della mafiosità in una associazione a delinquere, aveva confermato l'ordinanza di custodia cautelare agli arresti domiciliari per l'assessore al Bilancio della Regione Calabria Francesco "Franco" Talarico, dell’Udc.

La Cassazione ha annullato con rinvio al fine di valutare la sussistenza di gravi indizi di colpevolezza. Il pg della cassazione aveva chiesto l'inammissibilità del ricorso presentato dal legale di Talarico, l'avvocato Francesco Gambardella. Il tribunale della libertà aveva anche escluso i gravi indizi in relazione all'accusa di scambio elettorale politico mafioso riqualificandolo come corruzione elettorale semplice.

L’ex assessore regionale Franco Talarico, attualmente, è sottoposto alla misura dell'obbligo di dimora disposta dal gip di Catanzaro su richiesta della Dda. Il politico comparirà il 13 settembre prossimo davanti al gup di Catanzaro per il processo con rito abbreviato. 

Franco Talarico è imputato nell'inchiesta "Basso Profilo" condotta contro le cosche di 'ndrangheta del crotonese e la rete di interessi intessuta con politici, imprenditori, pubblici amministratori con le accuse di associazione per delinquere aggravata dal metodo mafioso e scambio elettorale politico-mafioso.

Come candidato alle elezioni politiche del 2018, secondo l'accusa, avrebbe offerto il suo appoggio, "in cambio di un consistente pacchetto di voti, per introdurre in ambienti politico-istituzionali nazionali" due imprenditori. A Talarico, inoltre, viene contestato anche il reato di scambio elettorale politico-mafioso sempre in relazione alla candidatura alle politiche del 2018. In quella occasione, per l'accusa, si sarebbe incontrato con alcuni referenti reggini di colui che per l'accusa è l'imprenditore di riferimento dei clan del Crotonese.

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