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Venerdì, 21 Giugno 2024
La decisione

'Ndrangheta, tesoro da 2,7 milioni confiscato a imprenditore reggino

Il provvedimento emesso dalla Sezione misure di prevenzione del tribunale è stato eseguito dalla Guardia di finanza e della polizia. Il profilo dell'uomo era emerso nelle operazioni "Il Padrino" e "Gotha"

Un "tesoretto" di 2,7 milioni, tra compendi societari, beni immobili, mobili registrati, denaro contante e disponibilità finanziarie, sono stati confiscati a un imprenditore reggino, operante nel settore del commercio all’ingrosso di prodotti alimentari.

I militari del comando provinciale della Guardia di finanza di Reggio Calabria e personale della polizia di Stato, con il coordinamento della procura della Repubblica, Direzione distrettuale antimafia, diretta da Giovanni Bombardieri, hanno dato esecuzione, a Reggio Calabria e Catanzaro, a un provvedimento emesso dalla Sezione misure di prevenzione del tribunale reggino.

Il profilo dell'imprenditore

"L’elevato profilo criminale dell’imprenditore - spiegano fiamme gialle e polizia - era emerso nell’operazione "Il Padrino", nel cui ambito l'uomo è stato condannato in via definitiva alla pena di 8 anni di reclusione per il reato di associazione di stampo mafioso in ragione dell’appartenenza alle articolazioni territoriali della ‘ndrangheta denominate "cosca De Stefano” e "cosca Tegano""

Per gli inquirenti "il quadro di pericolosità sociale dell’imprenditore - allo stato del procedimento e fatte salve successive valutazioni in merito all’effettivo e definitivo accertamento delle responsabilità - era emersa altresì nell’operazione "Gotha", nel cui ambito è stato condannato, in primo grado, alla pena di mesi dieci di reclusione per minaccia aggravata dal metodo mafioso".

Alla luce delle indagini, la Direzione distrettuale antimafia, sempre più interessata agli aspetti economico imprenditoriali legati alla criminalità organizzata, ha delegato il Gico del Nucleo polizia economico finanziaria, la Divisione anticrimine della questura di Reggio Calabria e il gruppo della Guardia di finanza a svolgere un'apposita indagine a carattere economico/patrimoniale finalizzata all’applicazione, nei confronti dell'imprenditore, di misure di prevenzione personali e patrimoniali.

Per gli investigatori "l’attività, anche valorizzando le risultanze delle pregresse indagini, ha consentito di delineare il profilo di pericolosità sociale qualificata del soggetto e di rilevare, attraverso una complessa e articolata attività di riscontro, anche documentale, il patrimonio direttamente ed indirettamente nella disponibilità del medesimo, il cui valore sarebbe risultato sproporzionato rispetto alla capacità reddituale manifestata".

I beni confiscati

La sezione misure di prevenzione del tribunale di Reggio Calabria ha prima disposto il sequestro del patrimonio riferibile all'imprenditore e, successivamente, riconoscendo la validità dell’impianto indiziario, con il provvedimento in esecuzione ha decretato, allo stato del procedimento e impregiudicata ogni diversa successiva valutazione nel merito, l’applicazione della misura di prevenzione patrimoniale della confisca dell’intero patrimonio aziendale di 1 società, operante nel settore del commercio all’ingrosso di prodotti alimentari, 9 terreni, 3 fabbricati, 1 autovettura, di oltre 110 mila euro in contanti, nonché di tutti i rapporti bancari e delle relative disponibilità, per un valore complessivamente stimato in 2,7 milioni di euro.

Applicata la sorveglianza speciale di pubblica sicurezza

Con lo stesso provvedimento, inoltre, l'autorità giudiziaria ha sottoposto l’imprenditore alla misura di prevenzione personale della sorveglianza speciale di pubblica sicurezza per la durata di anni 3 e mesi 6, con obbligo di soggiorno nel comune di residenza o di dimora abituale.

"L’attività di servizio in rassegna testimonia ancora una volta l’elevata attenzione della Guardia di finanza e della polizia di Stato, sotto la direzione della procura della Repubblica - Direzione distrettuale antimafia, che continua a essere rivolta all’individuazione e alla conseguente aggressione dei patrimoni e delle disponibilità finanziarie illecitamente accumulati dalle consorterie criminali di stampo mafioso, allo scopo di arginare l’inquinamento del mercato e della sana imprenditoria, con l’intento di ripristinare adeguati livelli di legalità, trasparenza e sicurezza pubblica".

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