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L'operazione / Oppido Mamertina

Confisca da 3 milioni di euro a due indagati vicini alla ‘ndrangheta

La polizia di Roma chiude l'operazione Ragnatela e mette sotto la lente un calabrese, ritenuto esponente di una cosca di Oppido Mamertina, e un romano, che gli investigatori definiscono usuraio dalla fine degli anni ’70

Gli agenti della polizia della Divisione anticrimine della questura di Roma hanno dato esecuzione a un decreto di confisca di beni emesso, ai sensi della normativa antimafia, dal tribunale di Roma - Sezione misure di prevenzione, per un valore complessivo di oltre 3 milioni di euro, nei confronti di due persone. Queste ultime, fa sapere la polizia, sono ritenute inserite "in pericolosissimi contesti di criminalità organizzata di matrice ‘ndranghetista, nel mandamento tirrenico, facenti capo a una nota famiglia di Gioia Tauro".

L'operazione, denominata “Ragnatela”, è il risultato della costante ed incisiva azione di contrasto alla criminalità organizzata per il recupero dei patrimoni illecitamente accumulati, svolta, nell’ambito delle prerogative del Questore, dagli specialisti della Divisione anticrimine. Dalle indagini economico-patrimoniali, avviate circa tre anni fa, è stata ricostruita la "'carriera criminale'" dei due, un calabrese ed un romano.

Il primo è ritenuto "esponente di una nota cosca calabrese di Oppido Mamertina, nonché consuocero del boss R.M., assassinato l’1.02.2008, si era trasferito successivamente nella zona dei Castelli Romani - ricostruisce la polizia in una nota - investendo notevoli capitali, derivanti da reati di bancarotta fraudolenta e seriali intestazioni fittizie di beni con finalità elusive e agevolative, in un complesso immobiliare adibito ad albergo-ristorante rilevato dal romano". Quest’ultimo, ritenuto "usuraio, fin dalla fine degli anni ’70 del secolo scorso, è stato accostato a personaggi come i defunti D.S. e L.M. - commercialista del cassiere di cosa nostra, P.C. e ad appartenenti alla cosiddetta banda della Magliana e alla camorra ed è emerso come collettore dei proventi della criminalità mafiosa per fini di riciclaggio, realizzando a tal fine ingenti investimenti anche mediante il ricorso ad una schiera di prestanome".

Secondo la polizia, "la misura di prevenzione patrimoniale, non ancora definitiva, certifica la rilevante sproporzione tra fonti di reddito lecite, attività economiche esercitate e complesso patrimoniale posseduto direttamente o indirettamente dai due". I beni oggi confiscati, già sottoposti a sequestro di prevenzione ai sensi del codice antimafia nel marzo 2022, comprende "la totalità delle partecipazioni di una società di capitali con sede a Roma, attiva nel settore immobiliare - spiega la polizia - un complesso immobiliare, a Roma, costituito da locali commerciali di estesa superficie; immobili per civile abitazione a in Gioia Tauro; una polizza assicurativa del valore di 150.000 euro, disponibilità finanziarie per oltre quattrocentomila euro, un complesso immobiliare già adibito ad albergo – ristorante a Rocca di Papa (Roma), per il quale la Protezione Civile ha manifestato interesse all’assegnazione per la realizzazione di un presidio operativo. Rientrano, infine, tra i beni in confisca, anche due zanne di avorio elefantino di cospicuo valore economico".

L’esecuzione del provvedimento ha visto impegnati oltre agli uomini della Divisione anticrimine della Questura di Roma anche il personale di 7 commissariati sul territorio di Roma e provincia. Inoltre l’operazione ha richiesto la collaborazione della Divisione anticrimine della Questura di Reggio Calabria e del commissariato di Gioia Tauro.

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