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Controlli della guardia di finanza

Controlli della guardia di finanza

Scatta la confisca al patrimonio di Nicola Rocco Aquino: sigilli a beni per oltre 7 milioni

L'uomo era stato coinvolto nell'operazione "Crimine", il provvedimento è stato notificato dai militari del comando provinciale della guardia di finanza

I militari del Comando provinciale della Guardia di finanza di Reggio Calabria e del Servizio centrale investigazione criminalità organizzata, coordinati della locale Procura della Repubblica – Direzione distrettuale antimafia, diretta dal Procuratore capo Giovanni Bombardieri, hanno eseguito un provvedimento emesso dalla Sezione misure di prevenzione del Tribunale di Reggio Calabria, presieduta da Ornella Pastore, che dispone l’applicazione della misura di prevenzione patrimoniale della confisca sul patrimonio stimato di circa 7,5 milioni euro riconducibile a Nicola Rocco Aquino, 71enne, originario di Marina di Gioiosa Ionica, indiziato di appartenenza alla cosca di ‘ndranghetaAquino”.

Il provvedimento si fonda sull'operazione Crimine

Il provvedimento si fonda sulle risultanze dell’operazione “Crimine”, condotta dal Comando Provinciale dei Carabinieri di Reggio Calabria e conclusa nel 2010 con l’esecuzione di provvedimenti restrittivi personali nei confronti di 119 soggetti ritenuti responsabili, a vario titolo, del delitto di cui all’art. 416 bis c.p. (associazione per delinquere di tipo mafioso), tra cui anche il predetto Nicola Rocco Aquino, ritenuto intraneo all’omonima cosca di ‘ndrangheta e partecipe della “locale” di Marina di Gioiosa Ionica.

La fuga dall'arresto

Tale provvedimento restrittivo non veniva eseguito dagli organi di polizia in quanto Nicola Rocco Acquino si rendeva irreperibile. Veniva, quindi, emessa nei suoi confronti ordinanza di custodia cautelare nel mese di settembre 2010 e il proposto successivamente dichiarato – con apposito decreto – latitante; tale restava sino alla revoca della misura disposta nel corso del giudizio di appello.

La storia giudiziaria

Nel 2012, con sentenza di primo grado, il Gup presso il Tribunale di Reggio Calabria dichiarava Nicola Rocco Aquino colpevole dei reati ascrittigli, escluse le aggravanti ex art. 416 bis comma 6 c.p., condannandolo alla pena di anni 12 di reclusione. Successivamente, nel 2015, la Corte di appello di Reggio Calabria, assolveva Nicola Rocco Acquino “per non aver commesso il fatto”.

Accertamenti fiscali

In relazione alle suddette attività investigative, veniva delegata dalla menzionata Dda al Nucleo di polizia economico finanziaria di Reggio Calabria ed allo Scico della Guardia di Finanza, apposita indagine a carattere patrimoniale  volta all’individuazione – ai fini dell’applicazione di una misura di prevenzione – del patrimonio riconducibile al Nicola Rocco Aquino, all’esito della quale il tribunale di Reggio Calabria - aezione misure di prevenzione, disponeva nel 2018, con plurimi provvedimenti, il sequestro del patrimonio a questi riconducibile.

La ricostruzione delle fiamme gialle

In tale ambito, i finanzieri individuavano, con riferimento al percorso esistenziale del proposto, le condotte delittuose dallo stesso poste in essere, le frequentazioni, i legami parentali, i precedenti giudiziari e gli altri elementi ritenuti fondamentali per la formulazione, ai sensi della normativa antimafia, del prescritto giudizio sulla pericolosità sociale che la predetta autorità giudiziaria ha ritenuto sussistente e qualificata dall’appartenenza ad associazione mafiosa, sebbene, allo stato, non connotata da attualità, essendosi protratta fino all’anno 2014. 

Accertamenti patrimoniali

Le investigazioni a carattere patrimoniale, svolte con riferimento a tale perimetrazione temporale, condotte dai citati reparti della Guardia di finanza attraverso la ricostruzione e l’analisi delle transazioni economiche e finanziarie operate – negli ultimi quarant’anni – dal proposto e dal relativo nucleo familiare, hanno consentito l’individuazione dei cospicui patrimoni dei quali gli stessi risultavano disporre, direttamente o indirettamente, il cui valore era decisamente sproporzionato rispetto alla capacità reddituale dichiarata ai fini delle imposte sui redditi.

Il provvedimento di prevenzione

Alla luce di tali risultanze, su richiesta della stessa Direzione Distrettuale Antimafia, la Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Reggio Calabria ha disposto, con l’odierno provvedimento, la confisca di prevenzione del patrimonio riconducibile al proposto, costituito dall’intero patrimonio aziendale di diverse imprese, quote societarie, immobili e rapporti finanziari, stimato, all’epoca in 7,5 milioni di euro.

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