Blitz contro la 'ndrangheta, decapitati i vertici del clan Labate: i nomi degli arrestati

Operazione "Helianthus" della polizia. Eseguiti 14 arresti. Determinanti le intercettazioni e le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia

L'arresto di Pietro Labate nel 2013 (foto Adriana Sapone)

Maxi operazione della polizia di Stato, coordinata dalla Dda di Reggio Calabria, contro la temibile e potente cosca dei Labate "Ti mangiu". 

Su disposizione della Dda, sono state eseguite 14 ordinanze di custodia cautelare, 12 in carcere e 2 agli arresti domiciliari, emesse nei confronti di elementi di vertice e luogotenenti, ritenuti responsabili di associazione mafiosa e diverse estorsioni aggravate dal metodo mafioso e dalla finalità di aver agevolato la 'ndrangheta. 

I nomi degli arrestati

Fra gli arrestati figurano il boss Pietro Labate, a cui il provvedimento restrittivo è stato notificato in carcere, essendo detenuto per altra causa. Il fratello Antonino Labate, reggente della cosca durante il periodo di latitanza di Pietro, il cognato (di entrambi) Rocco Cassone, nonché luogotenenti e nuove leve della consorteria. 

In carcere:

1. Pietro Labate, nato a Reggio Calabria, 69 anni, (già detenuto per altra causa, ritenuto responsabile di associazione mafiosa ed estorsione aggravata dal metodo e dall’agevolazione mafiosa;
2. Rocco Cassone, nato a Campo Calabro, 63 anni,(ritenuto responsabile di associazione mafiosa;
3. Santo Gambello, nato a Reggio Calabria, 45 anni, (ritenuto responsabile di associazione mafiosa ed estorsione aggravata dal metodo e dall’agevolazione mafiosa);
4. Paolo Labate, nato a Reggio Calabria, 38 anni, (ritenuto responsabile di associazione mafiosa);
5. Paolo Labate, nato a Cortona (Arezzo), 36 anni,(ritenuto responsabile di associazione mafiosa;
6. Antonio Galante, nato a Reggio Calabria, 54 anni, (ritenuto responsabile di associazione mafiosa);
7. Caterina Cinzia Candido, nata a Milano, 55 anni,(ritenuta responsabile di associazione mafiosa);
8. Francesco Marcellino, nato a Reggio Calabria il 70 anni, ritenuto responsabile di associazione mafiosa);
9. Fabio Morabito, nato a Reggio Calabria, 49 anni, (ritenuto responsabile di associazione mafiosa ed estorsione aggravata dal metodo e dall’agevolazione mafiosa);
10. Orazio Assumma, nato a Reggio Calabria, 61 anni, (ritenuto responsabile di associazione mafiosa ed estorsione aggravata dal metodo e dall’agevolazione mafiosa);
11. Domenico Foti, nato a Reggio Calabria, 59 anni,(ritenuto responsabile di associazione mafiosa ed estorsione aggravata dal metodo e dall’agevolazione mafiosa);
12. Domenico Pratesi, nato a Reggio Calabria il 50 anni,(già detenuto per altra causa, ritenuto responsabile di estorsione aggravata dal metodo e dall’agevolazione mafiosa);

Ai domiciliari:

13. Antonino Labate, nato a Reggio Calabria, 70 anni,(attualmente sottoposto alla misura degli arresti domiciliari presso una struttura sanitaria, ritenuto responsabile di associazione mafiosa ed estorsione aggravata dal metodo e dall’agevolazione mafiosa); 14. Santo Antonio Minuto, nato a Reggio Calabria, 55 anni, ritenuto responsabile di estorsione aggravata dal metodo e dall’agevolazione mafiosa.

Le intercettazioni e le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia

Le indagini sono state condotte con l’irrinunciabile ricorso alle intercettazioni e alle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia, grazie alle quali è stato possibile individuare le gravissime vicende criminali che hanno determinato la crescita e la potenza della cosca Labate.

I colloqui tra boss e gregari

"Oggi - spiegano dalla Questura - il clan è una potente articolazione della ‘ndrangheta unitaria che trova la sua forza nei legami di sangue che uniscono i componenti di vertice ad altre potenti cosche e nei solidi rapporti di alleanza con famiglie ‘ndranghetistiche dei tre mandamenti".

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