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Venerdì, 9 Dicembre 2022
Rischio infiltrazioni

Il Pnrr fa gola ai boss delle cosche, a rischio i 20 miliardi per il Sud

Dopo l’allarme lanciato dal procuratore Nicola Gratteri anche la Svimez mette in guardia le istituzioni sul rischio di pesanti infiltrazioni mafiose nella gestione degli investimenti

Gratteri Nicola-2I fondi del Piano nazionale di ripresa e resilienza fanno gola alle organizzazioni criminali. Nei giorni scorsi era stato il Procuratore di Catanzaro, Nicola Gratteri (nella foto), a lanciare l’allarme. “Le mafie - ha detto Gratteri - stanno ragionando su come appropriarsi di parte di fondi del Pnrr. È un problema vero è reale”.

Stiamo parlando di oltre 20 miliardi di euro che dovrebbero servire per cambiare il volto e la storia delle regioni meridionali e che, invece, potrebbero solo finire per ingrossare il già ricco portafoglio dei boss.

A distanza di qualche giorno sono i vertici della Svimez a mettere sul chi va là le istituzioni e la società civile.

"La strategia dei gruppi criminali mafiosi si muove in una duplice direzione: da un lato, ricicla denaro e genera acquisizioni patrimoniali attraverso le aste giudiziarie di beni, l'ingresso nella gestione dell'impresa o intestando fittiziamente l'attività a prestanomi, dall'altro, moltiplica i patti corruttivi in una fase come l'attuale nella quale il flusso di denaro pubblico attivato per implementare il Recovery fund è enorme. La grande liquidità di cui dispongono le organizzazioni criminali, "le mette nelle condizioni di guardare anche ai settori strategici, dall'eolico, alla offerta di servizi, fornitura di dispositivi medici e farmaceutici, dal ciclo dei rifiuti, all'intermediazione immobiliare e finanziaria, oltre a quelli tradizionali, quali la ristorazione, il commercio, la logistica, l'edilizia, i servizi funebri, i trasporti, le scommesse. La malavita si serve di professionisti e figure competenti, che agiscono con fare imprenditoriale e assumono il volto legale dell'agire economico". 

Lo ha detto il direttore della Svimez Luca Bianchi, in una intervista rilasciata ad Avvenire, nell'inserto dedicato alla Calabria. Già nel Rapporto annuale della Svimez, presentato recentemente emerge questo allarme, in particolare nel capitolo dedicato al peso dell'economia illegale nello sviluppo. Come tutelare, dunque, i fondi del Pnrr dagli eventuali abusi della criminalità?

Il direttore Svimez non ha dubbi: "Bisogna, e il Presidente Draghi lo ha ripetuto più volte, non abbassare il sistema dei controlli per inseguire la spesa, in particolare attraverso incroci di banche dati patrimoniali, per sventare possibili infiltrazioni malavitose nei gangli del Pnrr. Esiste un rischio che non riguarda più solo il Mezzogiorno e che richiede una massima trasparenza nelle procedure». C'è, tuttavia, grande fiducia rispetto alla destinazione delle risorse. Tra i destinatari ci sono anche le Università. C'è un uso dei fondi che può facilitare la creazione di posti di lavoro "a casa nostra"? 

“L'impianto delle politiche - dice Bianchi - è principalmente rivolto agli studenti (diritto allo studio, residenze universitarie, dottorati di ricerca), ai docenti, ricercatori e personale, alle infrastrutture per la ricerca e l'innovazione, ad un auspicabile impegno in termini di tempi per il rispetto delle scadenze imposte dal Piano stesso e per il miglioramento delle procedure di valutazione, nonché ad interventi di semplificazione e concentrazione e complessivamente alla riduzione dei divari territoriali, sociali, digitali e di genere".

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