Giovedì, 18 Luglio 2024
L'ordinanza

"Danielino ho bisogno di una mano": Falcomatà chiede aiuto al genero del boss Araniti

Dalle carte dell'inchiesta "Ducale" emerge il ruolo determinante di Daniel Barillà, rampollo della cosca di Sambatello

"Danielino come va? Che vogliamo fare? Ho bisogno di una mano, una grande mano”  è Giuseppe Falcomatà a parlare, a chiedere a Daniel Barillà, un aiuto per la tornata del ballottaggio per l'elezione del sindaco. E' il 25 settembre del 2020, e il sindaco democratico uscente teme di non vincere, deve affrontare il ballottaggio contro la Lega Nord e Antonino Minicuci ed è consapevole di aver perso al primo turno ben 24 punti rispetto al 2014, passando dal 61%, al 37,09%. 

Cerca voti Giuseppe Falcomatà e così chiama anche Daniel Barillà,  come emerge dalle carte dell'inchiesta "Ducale"  condotta dal procuratore della Repubblica di Reggio Calabria, Giovanni Bombardieri, dagli aggiunti Stefano Musolino e Walter Ignazitto e dal sostituto procuratore Salvatore Rossello. 

Dalle indagini è emerso che Daniel Barillà, arrestato e per il quale sono stati disposti i domiciliari, è genero di Domenico Araniti, indicato dagli inquirenti come esponente apicale dell'omonima cosca, avrebbe "alterato le operazioni di voto nelle tornate elettorali del 2020, quando si è votato per le elezioni regionali e comunali di Reggio, e del 2021, anno in cui sono state ripetute le consultazioni regionali dopo la morte prematura della presidente Jole Santelli".

Come si legge nell'ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip Vincenzo Quaranta, più di millequattrocento pagine, Giuseppe Falcomatà, che è indagato per scambio elettorale politico-mafioso, ma per il quale non è stato chiesto l’arresto dalla Dda che, nei suoi confronti, non ha ritenuto compiutamente integrati tutti i presupposti legittimanti la misura cautelare, parla con il rampollo del casato Araniti. 

Barillà - secondo quanto scrivono gli inquirenti - accetta subito e afferma: "Dobbiamo vincere. Noi ci dobbiamo vedere... ti dico quello che penso io, poi nei prossimi giorni... facciamo due incontri e via e poi non dobbiamo vederci più. E ci vediamo...il sei".

Il sei ottobre, quindi, sarebbe il giorno dopo le elezioni. Infatti Reggio Calabria è chiamata al voto il 4 e 5 ottobre quando le urne stabiliranno se concedere il “secondo tempo”, che chiede Falcomatà. 

Giuseppe Falcomatà, quindi, da come si legge dalle carte dell'inchiesta "Ducale" lo invita a vedersi presso la sede del suo comitato elettorale, dandogli la disponibilità di un accesso riservato da un'entrata laterale che, tuttavia, Barillà non sfruttava, avendo ormai deciso di schierarsi apertamente per la sua elezione, giustificando la scelta sulla base del fatto che oramai era ormai chiara la sua posizione, per via dell'aperto sostegno a Peppe Sera. 

La figura di Barillà, il rampollo degli Araniti

Scrivono i magistrati "La figura di Barillà è poi peculiare nel panorama di azione della cosca poiché lo stesso, anche per via del suo storico impegno politico-elettorale, è stato volutamente tenuto fuori dagli affari criminali della cosca tradizionalmente intesi (come le estorsioni), per essere destinato a essere il rappresentante degli Araniti nell'ambito politico-imprenditoriale, non solo metropolitano ma anche regionale, meno accessibile ai membri della cosca più esposti.

Nello specifico, Daniel Barillà, partendo dalla posizione privilegiata di genero del capocosca Domenico Araniti, il Duca, viene subito promosso al rango di rampollo del casato Araniti, dimostrando un'abilità politica fuori dal comune, che gli consente di godere di un costante pacchetto di consensi elettorali, soprattutto nei territori di maggiore operatività della cosca, voti che lo stesso riesce a veicolare attraverso complesse strategie, spesso concordate solo con i vertici della cosca stessa.

Le comunicazioni intercettate, infatti, consentono di dimostrare che le tessiture politiche di Barillà sono frutto del confronto con "il Duca", cui seguono le direttive di quest'ultimo, il quale sfrutta la sua influenza nei territori ricadenti nella sua giurisdizione per orientare il voto a seconda delle opportunità che si presentano per la cosca, come detto veicolate principalmente dal suo pupillo Barillà. "Tutti sanno dei legami di Barillà con la famiglia Araniti", si legge ancora nell’ordinanza, è "scontato che chi instaura relazioni politiche/elettorali con Barillà sappia di allacciare rapporti con un territorio caratterizzato dalla influenza mafiosa esercitata dalla cosca Araniti". 

L'incarico al Comune

Così a novembre, subito dopo la vittoria al ballottaggio, arriva l'incarico per Barillà. "Dall'analisi delle conversazioni telefoniche registrate sull'utenza in uso a Daniel Barillà - scrivono i magistrati -, emergeva che quest'ultimo aveva ricevuto dal sindaco Falcomatà la nomina quale componente dell'organo interno di valutazione del Comune di Reggio Calabria risultando di fatto incompatibile anche con il prestigioso incarico di amministratore/liquidatore della Leonia che gli era stato offerto: non può infatti un membro dell'OIV organismo che si occupa, tra l'altro, di valutare le performance dei dirigenti degli enti locali, ricoprire un incarico dirigenziale all'interno dell'ente locale stesso".

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