Sabato, 20 Luglio 2024
'Ndrangheta

"Chi si sente fa la guardia, chi non si sente prende la scopa e pulisce": gli Araniti e la gestione dei rifiuti a Sambatello

Dalle carte dell'inchiesta "Ducale" condotta dal Ros dei carabinieri di Reggio Calabria e coordinata dalla Direzione investigativa antimafia emerge il ruolo della cosca di 'ndrangheta

La criminalità organizzata da anni sta affondando le sue radici nel ciclo dei rifiuti. Per fermare gli ecomafiosi è fondamentale rafforzare le attività di prevenzione e di controllo, soprattutto per quanto riguarda le società di gestione dei rifiuti.

Ma qui in questa terra di 'ndrangheta, dove la 'ndrine continuano a comandare e a spartirsi territorio ed affari ecco che i rifiuti erano cosa degli Araniti. Il vecchio boss di Sambatello, così come risulta dalle carte dell'inchiesta "Ducale" che riprende proprio il soprannome del boss detto "Il Duca", condotta dal procuratore della Repubblica di Reggio Calabria, Giovanni Bombardieri, dagli aggiunti Stefano Musolino e Walter Ignazitto e dal sostituto procuratore Salvatore Rossello, emerge chiaramente come Domenico Araniti, attraverso una società di comodo di un imprenditore, decideva chi dovesse lavorare all’interno della struttura e chi no,  e come andassero gestiti gli affari  insieme agli esponenti della cosca di Calanna. 

L'impianto di Sambatello e gli affari

"L'impianto di smaltimento dei Rsu di Sambatello di Reggio Calabria, realizzato negli anni `80, fa parte del sistema integrato regionale di gestione Rsu denominato Calabria Sud. La struttura sorge a ridosso della strada a scorrimento veloce Gallico -Gambarie. I carabinieri del Ros,- scrivono i magistrati nell'ordinanza -  hanno fornito una dettagliata descrizione in merito al sito ed alle vicende societarie che, nel corso degli anni, lo hanno caratterizzato:

Le risultanze investigative relative all’impianto di Sambatello danno conto di chiare e precise dinamiche di gestione mafiosa del territorio, mettendo in evidenza il controllo di attività economiche, precise regole di riparazione del territorio, scontri tra gruppi per il controllo ‘ndranghetistico e dei relativi interessi ed in infine dell’agire occulto dietro importanti realtà imprenditoriali, che finiscono inevitabilmente per ricevere ed avvalersi d protezione mafiosa".

Ecoballe Sambatello-2

Aranitii nel dare gli ordini hai suoi è chiaro e spiega: "chi "si sente" avrebbe potuto svolgere la mansione di guardia ...inc..." mentre chi "non si sente" "prende la scopa e pulisce", parla il boss con Carmelo Trapani detto "Il Tacchino"  e questi  "affermava di aver messo in conto le difficoltà che, in primis  "mio cugino" avrebbe incontrato posto che "dopo manda le persone qua chi si sente capo e chi si sente meno",  e spiegano gli inquirenti che "si registrava qui l'intervento a gamba tesa di Francesco Araniti, detto "U Parenti" il quale, troncando le speranze del suo disoccupato interlocutore, affermava che il cugino «non manda a nessuno perché ci vogliono anche i presupposti per «mandargli i cristiani,  sostenendo ancora che le persone vengono assunte direttamente dal Comune o dalla Regione".

Trapani sul punto, sosteneva che "«io dei presupposti penso che... di come si stanno mettendo le cose da tutte le parti... come vai a dire ad una persona ... che vuoi un bicchiere di acqua...» ed Araniti completava la frase: «ti arrestano immediatamente".  Trapani, concordando con questa ultima affermazione, specificava di aver maturato tale convinzione sulla scorta di quanto aveva letto nell'ultimo periodo. Ancora precisava al suo interlocutore di non avere nulla a pretendere - «io sono stato... se c'è la possibilità...» - ritenendo poco dopo che «qua, c'è un errore alla base» affermando di essere persuaso del fatto che —con riferimento ad una terza persona, ndr. —«tu non vuoi che io salgo in montagna, perché hai qualche cosa tua ... e non vuoi... e allora?... eh o a... a "mai-farci" cuore...».

Eloquente era la risposta di  Francesco Araniti il quale ci teneva a precisare: «non ti sto dicendo per te io sto parlando in generale— che c'entra... sto parlando...ma si apre un posto di lavoro e si aprono altre cose!... e allora, quanto ti dico io, ti sembra che "zannio"io, all'epoca,per dirgli "fa, fate quello che volete!", ti sembra che scherzo? (...) sono cambiati i tempi!... e dobbiamo adeguarci!»

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Ma sui rifiuti e sull'impianto di Sambatello, emerge dall'inchiesta, anche il ruolo di Daniel Barillà, arrestato e per il quale sono stati disposti i domiciliari, genero di Domenico Araniti, indicato dagli inquirenti come esponente apicale dell'omonima cosca, che avrebbe "alterato le operazioni di voto nelle tornate elettorali del 2020, quando si è votato per le elezioni regionali e comunali di Reggio, e del 2021, anno in cui sono state ripetute le consultazioni regionali dopo la morte prematura della presidente Jole Santelli".

A giugno del 2020 monta la protesta degli abitanti di Sambatello che non vogliono le ecoballe. Ma da quanto emerge dall'inchiesta Ducale "si registrava anche un aspro confronto telefonico tra Daniel Barillà e l'allora sindaco Giuseppe Falcomatà, durante il quale quest'ultimo - scrivono i magistrati - si mostrava contrariato per via del presidio di protesta del costituendo Comitato Pro Sambatello, di cui Barillà era promotore, contro la decisione assunta dal Comune di Reggio Calabria di confezionare i rifiuti solidi urbani in ecoballe da stoccare all'interno dell'impianto metropolitano TMB di Sambatello, ritenendolo la protesta un'azione strumentale per oscurare la sua figura in vista delle imminenti elezioni comunali".

Sambatello striscioni-2

"Barillà, dopo il tentativo infruttuoso di condizionare le decisioni politiche del sindaco Falcomatà,  - evidenziano gli inquirenti - replicava paventando un ricorso al Tar avverso l'ordinanza emessa dalla Comune di Reggio Calabria.

Sambatello protesta cittadini-2

"Pochi giorni dopo la suddetta conversazione, in data 16 giugno 2020, le testate giornalistiche locali davano la notizia che il sindaco Falcomatà aveva accettato di affrontare la questione ecoballe con un gruppo di esponenti del Comitato Pro Sambatello. All'incontro prendeva parte anche Daniel Barillà, che di seguito informava del relativo contenuto il consigliere regionale Giuseppe Neri '"incentrando principalmente il discorso sul fatto che Falcomatà lo aveva invitato ad interpellare eventuali «amici» che sedevano ai tavoli del Governo regionale, per trovare una soluzione al problema delle ecoballe, così facendo intuire - concludono i magistrati - di essere a conoscenza del rapporto esistente tra Barillà e Neri".

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