Le menti del "Farmabusiness" avevano puntato anche la Città dello Stretto

Nelle carte dell'inchiesta emerge l'intenzione dei Grande Aracri di allargare ad altre zone della Calabria il circuito di punti vendita. Il procuratore Gratteri traccia il profilo di Tallini: "Grazie a lui facilitazioni per ottenere autorizzazioni"

Nicola Gratteri

"Grazie all'onorevole Tallini è stato possibile, da parte dell'organizzazione, ottenere queste facilitazioni di contatti, di organizzazione e di incontri con funzionari della Regione per ottenere queste autorizzazioni, e in cambio, ovviamente, ci sono i voti". Lo ha affermato il capo della Dda di Catanzaro, Nicola Gratteri, commentando l'esito dell'operazione "FarmaBusiness" contro la cosca Grade Aracri che ha portato anche all'arresto di Domenico Tallini, presidente del Consiglio regionale della Calabria.

Gratteri ha parlato di "indagine complessa ed articolata" che "non ha riguardato solo la Calabria ma anche l'Emilia-Romagna e l'Umbria". Un'indagine resa possibile, ha aggiunto, grazie alla "fortuna di dirigere investigatori di primo ordine", come "i carabinieri del Comando provinciale di Catanzaro e Crotone" e "colleghi straordinari" come "i sostituti procuratori Paolo Sirleo e Domenico Guarascio e il mio procuratore aggiunto Vincenzo Capomolla”.

Un’indagine che ha acceso i riflettori sul business delle farmacie, affari lucrosi, gestiti tramite società di comodo fatte sparire dopo poco tempo, che i Grande Aracri avrebbero voluto esportare in altre province calabresi grazie all’apertura di diversi punti vendita, anche a Reggio Calabria. Un business lucroso che, secondo la ricostruzione della Dda di Catanzaro, avrebbe trovato il supporto di Mimmo Tallini, un politico capace - come sostenuto da altri indagati sotto intercettazione - “di smuovere le montagne”.

Un rapporto, quello del politico catanzarese con la cosca che, per gli inquirenti, gli avrebbe valso il sostengo elettorale.

"Nella campagna delle elezioni del Consiglio regionale del novembre 2014 accettava dagli esponenti della cosca di 'ndrangheta di Cutro riconducibile a Nicolino Grande Aracri, la promessa di procurare voti mediante le modalità di cui all'art. 416 bis, in cambio della promessa di compiere in ambito politico amministrativo azioni a vantaggio degli interessi economici del sodalizio. Nello specifico spendeva il suo ruolo di assessore regionale uscente della Regione Calabria per favorire la conclusione dell'iter amministrativo per il rilascio delle autorizzazioni necessarie allo svolgimento dell'attività del Consorzio FarmaItalia riconducibile alla cosca Grande Aracri".

Questo è quanto si legge nell'ordinanza che ha portato all'arresto del presidente del Consiglio regionale della Calabria, Domenico Tallini, nell'ambito dell'operazione della Dda di Catanzaro contro la cosca Grande Aracri. Tallini, ai domiciliari, è accusato nello specifico di concorso esterno in associazione mafiosa e scambio elettorale politico-mafioso.

Secondo quanto riporta l'ordinanza, Tallini, nella sua vista di assessore regionale, interveniva "presso gli uffici pubblici" per "agevolare e accelerare l'iter burocratico per il rilascio di necessarie autorizzazioni nella realizzazione del 'Consorzio FarmaItalia' e della società 'Farmaeko Srl', che prevedeva la distribuzione di medicinali da banco", promuovendo anche "la nomina del responsabile del relativo ambito amministrativo regionale" e inducendo "i soggetti preposti a rilasciare la necessaria documentazione amministrativa e certificazione".

Nell'ordinanza lunga 357 pagine, si legge inoltre che Tallini, "contattato da un personaggio che si dimostra a lui molto vicino e parimenti vicino alla criminalità organizzata, tale Domenico Scozzafava, si sia speso notevolmente per eliminare ogni ostacolo burocratico-amministrativo per la nascita di una compagine imprenditoriale nella quale, poco più tardi, comparirà anche suo figlio Giuseppe Tallini".

Secondo l'ordinanza, gli atti dimostrano che "Tallini era ben consapevole di prestare un rilevante contributo all'associazione criminale e che il lusinghiero 'ritorno' elettorale provenutogli dai luoghi di elezione di quella cosca era riconducibile al patrimonio dì intimidazione che la cosca stessa indubbiamente detiene".

Scozzafava, si legge ancora, era il "grande elettore di Tallini", che realizzerà il suo successo elettorale grazie ad una messe di voti che gli proviene da località del territorio crotonese". In un passaggio dell'ordinanza, poi, si sottolinea come Tallini suggerisca a Scozzafava di non parlare al telefono:

"La raccomandazione di Tallini di non parlare al telefono (…) ha anche l'ulteriore intento di dare un eloquente messaggio allo stesso Scozzafava, nel senso che era lui ad avere quasi sicuramente il telefono sotto controllo, come in effetti era. Era, infatti, solo Scozzafava ad essere monitorato in quel momento".

Per cui, prosegue l'ordinanza, "si deve ritenere che Tallini fosse a conoscenza che Scozzafava era legato ad ambienti criminali". C'è inoltre un momento, prosegue l'ordinanza, in cui "Tallini risulta coinvolto direttamente negli affari del Consorzio", che segna "una significativa svolta anche nei rapporti tra Tallini e Scozzafava, che diventa sempre più consapevole di essere legato 'a doppio filo' con l'assessore". 

In Evidenza

Potrebbe interessarti

I più letti della settimana

  • Il Tar Calabria boccia la scelta di Spirlì, per i giudici amministrativi si può tornare in classe

  • Coronavirus, la Calabria resta in zona rossa: nuova ordinanza del ministro Speranza

  • Lavori sulla linea ferroviaria jonica, operaio muore nei pressi della stazione di Condofuri

  • Birre al bergamotto e all’estratto di olive conquistano il palato e fanno bene alla salute

  • Pioggia e vento su Reggio Calabria, allerta meteo arancione: il Comune attiva il Coc

  • Uomo si barrica in casa, i Carabinieri lo stanano e lo portano in ospedale

Torna su
ReggioToday è in caricamento