Sabato, 16 Ottobre 2021
Cronaca

L'intercettazione: "Ci vorrebbe un Ak47 e poi go-go sul grilletto"

Le immagini riprese da una microspia solo venti giorni addietro, dove si potevano vedere delle armi, hanno spinto i magistrati della Dda a chiedere il fermo

"Ci vorrebbe un Ak47 e poi go-go sul grilletto. Tempo ci vuole ma le soddisfazioni piano piano ce le prendiamo”. La cosca Crea di Rizziconi, come evidenziato nel fermo di indiziato di delitto notificato all’alba di oggi dal Ros dei carabinieri, non disdegnava la violenza per garantire il suo predominio sul territorio di competenza.

Nel mirino della cosca, così come evidenziato dal procuratore Giovanni Bombardieri e dal suo braccio destro Gaetano Paci in conferenza stampa, non solo il fratello del collaboratore di giustizia Girolamo Biagio Bruzzese ma anche uomini dello Stato o testimoni di giustizia sottoposti a scorta.

La cosca, secondo quanto ricostruito nel provvedimento di fermo, era entrata in possesso di un bazooka e di esplosivo per portare a compimento un attentato come vendetta dopo la sentenza di condanna emessa il 12 dicembre del 2020 dalla Corte di appello di Reggio Calabria a carico di Teodoro, Giuseppe e Antonio Crea. 

La disponibilità di armi, alcune delle quali sono state viste dagli investigatori attraverso delle microspie negli ultimi venti giorni e che hanno determinato la scelta di accelerare i tempi dell'inchiesta e procedere ai fermi di indiziato di delitto, e il pericolo imminente di fuga - alla luce della disponibilità di documenti falsi - ha spinto la Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria ad emettere il provvedimento di fermo che ha interessato: V.L, ritenuto uomo di assoluta fiducia prima del boss Teodoro Crea (cl. ’39) e poi di Domenico Crea (cl. ’82).

In manette, poi, sono finiti il vibonese M.T.; il rizziconese R.V. e, nel bresciano, F. C. che, per i magistrati della procura distrettuale antimafia, sarebbero gli organizzatori ed esecutori materiali del delitto del giorno di Natale del 2018 a Pesaro.

Le attività investigative protrattesi per quasi tre anni – che hanno condotto alla identificazione di R.V., M.T.e F.C. quali organizzatori ed esecutori materiali del delitto – hanno permesso di ricostruire le varie fasi in cui il progetto omicidiario è stato portato a compimento.

Le complesse verifiche condotte hanno consentito di accertare come nei periodi immediatamente precedenti all’omicidio gli indiziati avevano condotto minuziosi e ripetuti sopralluoghi per studiare le abitudini della vittima, servendosi, in queste circostanze, di documenti falsi e di una serie di accorgimenti utili a impedire la propria identificazione. In proposito, è stato anche accertato che gli indiziati avevano esteso le attività di sopralluogo e monitoraggio anche ai fratelli di Marcello Bruzzese, residenti in altre e diverse località protette. In tale ottica, gli interessati avevano eseguito anche tentativi di contattare i Bruzzese sul web, attraverso fittizi account.

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