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Venerdì, 2 Dicembre 2022
Il blitz

Locale di 'ndrangheta nella capitale disarticolato dalla Dia: 26 indagati

Operazione scattata all'alba, sono state sequestrate venticinque società, per un valore totale di circa 100 milioni di euro

Su disposizione della Direzione distrettuale antimafia di Roma, a Roma e provincia, nella regione Lazio, in Provincia di Cosenza e Agrigento, è in corso una vasta operazione della Direzione investigativa antimafia per dare esecuzione a un’ordinanza, emessa dal gip del tribunale di Roma su richiesta della Procura della Repubblica di Roma, Direzione distrettuale antimafia, che dispone misure cautelari nei confronti di 26 persone, indiziate a vario titolo di far parte di un’associazione per delinquere di stampo mafioso, una cosiddetta locale di ‘ndrangheta, radicata sul territorio della capitale.

Come fa sapere la Dia in una nota, la 'locale' era "finalizzata ad acquisire la gestione e/o il controllo di attività economiche nei più svariati settori, ad esempio ittico, della panificazione, della pasticceria, del ritiro delle pelli e degli olii esausti, facendo poi sistematicamente ricorso ad intestazioni fittizie al fine di schermare la reale titolarità delle attività e di numerose ipotesi di attribuzione fittizia di valori.

"L’organizzazione di matrice ‘ndranghetista si ripropone, alla stregua di quanto ricostruito, in termini di gravità indiziaria, dalle indagini sviluppate dal Centro operativo Dia di Roma, anche il fine di commettere delitti contro il patrimonio e l’incolumità individuale, affermando il controllo egemonico delle attività economiche sul territorio", osserva la Dia. Sono tuttora in corso perquisizioni.

Venticinque società, per un valore totale di circa 100 milioni di euro, sono state sequestrate nell’ambito dell’operazione della Dia, coordinata dai procuratori aggiunti Michele Prestipino e Ilaria Calò della Direzione distrettuale antimafia di Roma, che ha portato all’arresto di ventisei persone, di cui 24 in carcere e due ai domiciliari, accusate di associazione mafiosa, sequestro di persona e fittizia intestazione di beni. Gli arresti di questa mattina seguono quelli già eseguiti nel maggio scorso con la maxi inchiesta “Propaggine”, che aveva colpito la prima ‘locale’ di ‘ndrangheta nella Capitale. Un’organizzazione con a capo Antonio Carzo e Vincenzo Alvaro, appartenenti a storiche famiglie di ‘ndrangheta originarie di Cosoleto, centro in provincia di Reggio Calabria.

Lo scopo dell’organizzazione, secondo quanto emerso dall’inchiesta, era quello di acquisire la gestione e il controllo di attività economiche nei più svariati settori (ittico, della panificazione, della pasticceria, del ritiro delle pelli e degli olii esausti), facendo poi sistematicamente ricorso ad intestazioni fittizie al fine di schermare la reale titolarità delle attività, e di commettere delitti contro il patrimonio, contro la vita e l'incolumità individuale e in materia di armi. L’obiettivo era inoltre di affermare il controllo egemonico delle attività economiche sul territorio (in particolare nel settore della ristorazione, dei bar e della panificazione), realizzato anche attraverso accordi con organizzazioni criminose omologhe; e, comunque, infine, di procurarsi ingiuste utilità.

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