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Martedì, 17 Maggio 2022
La sentenza

La Cassazione revoca l'obbligo di dimora per i fratelli Demetrio e Paolo Frascati

La seconda sezione penale ha accolto la tesi difensiva degli avvocati Marco Panella e Francesco Calabrese

Dopo l’annullamento ottenuto nei giorni scorsi dal 53enne Emilio Angelo Frascati anche per i fratelli Demetrio e Paolo Frascati la seconda sezione della Cassazione annulla senza rinvio l’ordinanza del tribunale del riesame reggino che aveva confermato il giudizio di gravità indiziaria in relazione al delitto di intestazione fittizia di beni.

In effetti, ai Frascati nello scorso agosto era stato contestato di essere proprietari di fatto della "Effe Motors” che operava in città dal 2008 come concessionaria Honda e Mazda. Gli stessi, tuttavia, avevano giustificato già in sede di riesame le ragioni della loro presenza in azienda con la presentazione dei regolari contratti di lavoro.

Il tribunale, che, già nello scorso mese di ottobre aveva accolto le doglianze difensive degli indagati Cocchiarale e Romeo, presunti concorrenti dei Frascati nel reato dì intestazione fittizia della “Effe Motors”, aveva tuttavia rigettato il ricorso.

Avverso il provvedimento del tribunale di riesame è stato proposto ricorso per cassazione dai difensori di fiducia dei fratelli Demetrio e Paolo Frascati, avvocati Marco Panella e Francesco Calabrese.

I due difensori hanno preliminarmente contestato il dato secondo cui la condotta di interposizione fittizia fosse del tutto insussistente difettando in radice il dolo specifico di voler eludere la possibile emissione di un eventuale provvedimento di sequestro e confisca nell’ambito di un futuro procedimento di prevenzione.

Gli elementi valorizzati in chiave accusatoria erano del tutto evanescenti ed indimostrati non sussistendo a carico dei fratelli Demetrio e Paolo Frascati la concreta prospettiva di essere sottoposti ad alcun provvedimento di sequestro futuro, anche in ragione del fatto che entrambi assolutamente incensurati erano sempre stati del tutto avulsi dal coinvolgimento in contesti delinquenziali.

Inoltre, i due difensori hanno evidenziato come, al fine di poter contestare il reato di intestazione fittizia, sarebbe stato quantomeno necessario l’individuazione del bene ritenuto dagli inquirenti proveniente dal patrimonio del gestore occulto. Tale passaggio avrebbe potuto, eventualmente, consentire successivamente la effettiva verifica della provenienza del bene dal patrimonio dei fratelli Frascati.

In questo senso, già nella ricostruzione dei fatti operata dal Tribunale del riesame reggino era stato chiaramente affermato che fin dall’origine Demetrio e Paolo Frascati non fossero i titolari dei beni della “Effe Motors", riconoscendo, al contrario, che la società cooperativa era costituita e riferibile agli ex dipendenti della Frauto, società, questa, già confiscata e appartenente al patrimonio dello Stato.

Difatti, i soci lavoratori della "Effe Motors” nell’anno 2008 ottennero a seguito dei controlli di tutte le autorità competenti coinvolte per l’affitto di beni dello Stato direttamente dall’Agenzia del demanio - per ragioni di continuità aziendale e per trovare occupazione in un territorio che, purtroppo, possiede evidenti difficoltà di ricollocazione lavorativa - un contratto di affitto di una parte del patrimonio della ex Frauto per una durata di 19 anni, pertanto, neanche i giudici del gravame cautelare avevano provato la costituzione e la proprietà della Effe Motors ad opera dei Frascati.

Quello che continuava ad essere contestato ai Frascati era un presunto ruolo gestorio occulto riconducibile all’anno 2018 che sarebbe stato dimostrativo della loro effettiva titolarità della cooperativa costituita ben dieci anni prima.

Nel corso del giudizio di cassazione gli avvocati Marco Panella e Francesco Calabrese hanno ribadito le ragioni delle proprie doglianze, evidenziando come fossero assolutamente insussistenti sia i presupposti oggettivi quanto quelli soggettivi per configurare la condotta delittuosa per il reato contestato e per il quale rimaneva in essere per i Frascati solo la misura di obbligo di presentazione alle autorità di polizia giudiziaria.

La seconda sezione penale della Corte di cassazione, dunque, accogliendo in pieno il ricorso dei difensori ha annullato senza rinvio l’ordinanza del Tribunale del riesame disponendo direttamente la revoca della suddetta misura cautelare che era in atto gravante a carico dei fratelli Frascati e mettendo la parola fine alla vicenda cautelare a carico anche di questi ultimi imputati come lo era stato per i cugini Cocchiarale e Romeo nello scorso autunno.

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