Martedì, 19 Ottobre 2021
Cronaca Centro

'Ndrangheta, morto il boss Giovanni Tegano il "Riina calabrese"

Capo indiscusso dell'omonima cosca, fu il pacere nella seconda guerra di mafia che insanguinò Reggio Calabria con oltre ottocento morti tra il 1985 e il 1991

E' morto a 81 anni Giovanni Tegano, il boss di 'ndrangheta, capo locale di Archi insieme ai De Stefano. Una vita trascorsa a reggere la cosca, a fare affari e dettare la linea quella di Giovanni Tegano, superlatitante tra i 30 più pericolosi, fino a quando fu catturato nel 2010. Il boss settantenne era l'ultimo latitante storico della seconda guerra di mafia, e dopo 17 anni di latitanza, ma già irreperibile da 24, fu catturato a Terreti, in una villa di Giuseppe Morabito. Un lungo lavoro di osservazione, mesi di accostamenti, di studio, per gli investigatori dello Sco e della squadra mobile reggina, per arrivare alla cattura del “Riina calabrese” che fu anche indagato per l'omicidio del giudice Antonino Scopelliti 

L'arresto e gli applausi

Tegano Giovanni 02-2Esce dalla questura a testa alta Giovanni Tegano, guarda la folla che lo saluta, che lo applaude e lui, il boss settantenne con le manette ai polsi alza le mani e risponde al saluto. Sta per essere trasferito al carcere di San Pietro, Giovanni Tegano, catturato dagli uomini della Polizia e ad attenderlo lungo il corso Garibaldi centinaia di persone, molte donne, che gridano: “uomo di pace”. E già, lui il boss fece da pacere nella seconda guerra di mafia che insanguinò Reggio con oltre ottocento morti tra il 1985 e il 1991. 

Nel 2011 il pentito Nino Lo Giudice svela il perché di quella frase sostenendo che durante la sua latitanza Tegano d'accordo con Pasquale Condello avrebbe mandato delle ambasciate nelle carceri per evitare frizioni all'interno delle 'ndrine e per affiliare poca gente ma che potesse garantire la pace, il tutto per far sì che la 'ndrangheta potesse operare indisturbata lontano dagli occhi dell'opinione pubblica e degli organi investigativi. 

Quelle grida, quegli applausi fuori dalla questura suscitarono rabbia e indignazione. “E' una vergogna, noi aspettavamo gli applausi alla polizia, invece sono arrivati quelli al boss"  disse il questore Casabona, così come l'allora procuratore capo della Repubblica, Giuseppe Pignatone,"hanno celebrato un latitante condannato all'ergastolo, l'altra Calabria non ha mai avuto voce per mancanza di strumenti o per paura. Voglio ancora una volta dire che manca un'adeguata attenzione da parte degli organi di informazione locali e nazionali che non sempre raccontano i fatti positivi che pur si verificano in questa realtà. Io spero che si arrivi al momento in cui gli applausi saranno rivolti invece agli uomini e alle forze dello Stato".

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