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La sentenza

Commercialista al soldo dei clan in Piemonte, irrevocabile la confisca per 4 milioni

La Cassazione giudica inammissibili gli ultimi ricorsi dei legali, il professionista era stato arrestato assieme a due esponenti della cosca Spagnolo di Ciminà

È diventata irrevocabile la confisca di beni per oltre 4 milioni di euro a un commercialista di Torino coinvolto in un’inchiesta di ‘ndrangheta svolta dalla Direzione investigativa antimafia del capoluogo piemontese, coordinata dal direttore Maurizio Vallone. 

La Cassazione ha dichiarato inammissibili gli ultimi ricorsi presentati dalla difesa. Il professionista era stato arrestato insieme a due esponenti di spicco della cosca Spagnolo di Ciminà operante in Piemonte, nell’ambito dell’operazione Pioneer. 

Secondo gli accertamenti della Dia, aveva creato sistemi di interposizione fittizia nella proprietà di beni e imprese a favore di esponenti di consorterie mafiose e a proprio beneficio beneficio; inoltre si occupava dell’ organizzazione di schemi per organizzare sistemi criminali per la commissione di reati tributari, come l’emissione di fatture per operazioni inesistenti tra società collegate. 

Tra il materiale confiscato in via definitiva, ed acquisito nel patrimonio dello Stato, vi sono due aziende ubicate in provincia di Torino e Lecce, quote di diverse società, 9 rapporti finanziari, 36 beni immobili ubicati nelle province di Torino, Aosta, Savona,Vibo Valentia e Lecce. E’ diventata irrevocabile, sempre per decisione della Cassazione, anche l’applicazione della sorveglianza speciale per quattro anni. 

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