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Le indagini

Operazione Arangea, le mani della 'ndrina sul bergamotto di Reggio Calabria

Il procuratore Giovanni Bombardieri spiega come il controllo del clan è soffocante e come è cambiato il sistema estorsivo

C'era pure il bergamotto tra gli interessi della potente locale di 'ndrangheta. Ad Arangea tutto continuava ad essere sotto il controllo dei Latella-Ficara e dei loro affiliati. 

Lo dice chiaramente il procuratore della Direzione distrettuale antimafia Giovanni Bombardieri parlando in conferenza stampa dopo gli arresti. 

"Il clan cerca di riorganizzarsi, attraverso Demetrio Palumbo, fugura di primo piano - evidenzia Bombardieri - e Sebastiano Praticò. Non lasciano niente al caso, c'è una puntualità nel controllo del territorio incredibile e per raggiungere l'obiettivo parlano anche con le cosche limitrofe. Rivendicano quanto accade nel proprio territorio e non lasciano spazio".

C'è arroganza e forza e per chi osava contraddire gli ordine ecco che partiva l'azione punitiva. Non solo assunzioni, ma anche per la fornitura della merce i commercianti dovevano stare alla volontà del clan. "Un commerciante di carta è stato ripreso perché non si riforniva dalla ditta indicata dal clan", specifica il procuratore. 

Un controllo soffocante di ogni attività economica e per questo la 'ndrina aveva capito bene che doveva mettere le mani anche sul bergamotto di Reggio Calabria. Avevano intestato due società a prestanomi, ma - secondo quanto emerso dalle indagini - erano riconducibili ad un associato. 

Anche il procuratore aggiunto, titolare dell'indagine, Ignazzitto spiega: "Nello svolgere le indagini ci è sembrato di tornare indietro di trent'anni. Avevamo sentito dalla voce di un apicale che i ritornelli erano caduti di moda, così come i santini. Tanti collaboratori di giustizia, nelle ultime indagini, ci avevano raccontato che ormai erano cambiati i riti della 'ndrangheta, invece adesso, così come era già stato riscontrato nell'operazione Garden, ecco che ritornano con forza. C'è un ritorno al passato e a certe ortodossie della triste realtà di 'ndrangheta.

Qualcuno degli indagati avrebbe violato la dote di trequartino, assegnandola a livello locale, cosa che generalmente non è possibile perché deve essere assegnata a livello provinciale. Questo ha agitato gli animi all'interno della cosca". 

Una 'ndrangheta che si adegua e cambia pelle pur restando sempre uguale e potente. 

"Dalle indagini - spiega Bombardieri - è emerso che la 'ndrina aveva cambiato metodo per le estorsioni: non erano più loro a dover andar a chiedere e pressare per avere i soldi del racket ma direttamente gli imprenditori, sapendo chi comandava, dovevano andare a "chiedere permesso" e piegarsi alla logica del clan". 

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