Sabato, 20 Luglio 2024
L'ordinanza

'Ndrangheta ad Arangea: "Se vengono i morti e mi dicono cambiamo, io cambio"

Nelle carte dell'operazione emerge il tentativo di Nino Ficara di modificare gli equilibri criminali della zona sud e il rifiuto di Demetrio Palumbo

"Io ho parlato con i morti, se vengono i morti e mi dicono cambiamo, io cambio. Se no io, non è che sono interessato a prendere o non prendere … ah! Io sono per la pace e per la correttezza. Non ...inc ... è un buffone Nino".

Parla Demetrio Palumbo e non sa di essere intercettato mentre discute con Vincenzo Autolitano. È il 3 novembre 2019 e Palumbo racconta di un incontro con Antonino Ficara, detto Nino, esponente della cosca "Ficareddi", e spiega del tentativo di modificare gli equilibri criminali nella zona Sud di Reggio Calabria. 

Un dialogo, importante per capire quanto stava accadendo, che finisce nelle carte dell'inchiesta Arangea. Quasi settecento pagine di ordinanza, dove emerge con chiarezza la forza della 'ndrina, che continua ad esercitare un asfissiante controllo in quella periferia.

Un'inchiesta coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia e dal procuratore Giovanni Bombardieri e condotta dai carabinieri del comando provinciale di Reggio Calabria che ha portato all’esecuzione di 12 ordinanze di custodia cautelare, 11 in carcere e una domiciliari, e ha permesso di  ricostruire i metodi seguiti dal gruppo criminale per imporre le estorsioni. 

Palumbo è infastidito dalla richiesta di Ficara, - come si legge nelle carte dell'inchiesta - "rivendicando i vecchi accordi criminali raggiunti in seguito alla guerra di mafia e aveva informato anche Saverio Autolitano di quanto accaduto, precisando di non aver siglato alcun accordo nel senso voluto da Nino Ficara".  

Dice Palumbo: "Sì. A parte tutto ... che ... io mi sono infastidito un po', non siamo rimasti in nessun modo con lui. Parlava ... gliel'ho spiegato a Saverio che l'ho incontrato".

Palumbo si era opposto al cambiamento proprio per mantenere quegli equilibri stabiliti dopo la guerra di ‘ndrangheta. "Equilibri spartitori raggiunti a suo tempo con i fratelli Paolo e Domenico detto “Mico” Serraino, esponenti apicali della cosca Serraino: "E io sono rimasto così no? I fatti rimangono così, sennò… che venga di fronte a lui. Eee … io ho parlato con Mico Serraino e con Paolo".

Ficara aveva insistito, rivendicando il 50% dei profitti delle estorsioni, giustificato, secondo la sua prospettiva, dall’insistenza sullo stesso territorio dei due “locali” di ndrangheta. Palumbo aveva risposto con durezza, rivendicando ancora una volta il proprio superiore rango di ‘ndrangheta: "ma che cazzo mi vieni a nominare cose vecchie … tappati la bocca, gli ho detto io che parli.

Qua dobbiamo parlare di certe cose e tu parli … ah. di fronte a tutti … All'ultimo l'ho preso davanti a tutti e gli ho detto - senti Nino, con me è inutile che parli così. Non ti dimenticare che mi facevi l'autista tu a me- gli ho detto io, in questa maniera. C'era Nino, c'era un altro ragazzo che ha presenziato, il parente di Andrea, suo nipote, c'era ... si è presentato il nipote di Nino Nicolò, quello di Mosorrofa".

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