Lunedì, 20 Settembre 2021
Cronaca San Luca

Soldi illeciti e nascondigli: "Meglio che perdi due ore a zappare che una vita di lavoro"

Dalle carte dell'inchiesta "Platinum-Dia" emerge l'enorme volume degli affari illeciti della cosca Giorgi e gli stratagemmi usati per nascondere il provento del narcotraffico, milioni di euro divisi e nascosti in diversi appartamenti o sotto terra

Investigatori della Dia

Narcotraffico e milioni di euro. Soldi da nascondere, da proteggere da occhi indiscreti, soprattutto da quelli delle forze dell’ordine. Dalle carte dell’inchiesta “Platinum-Dia”, il blitz condotto dalla Dda di Torino e dalla Direzione investigativa antimafia in Italia e all’estero che ha interessato le famiglie Agresta e Giorgi, per gli inquirenti emerge con chiarezza come: “La disponibilità di ingenti somme di denaro contante non pare essere una novità per la famiglia Giorgi” e, soprattutto, per il loro giovane contabile il quale, intercettato, ammette di “avere una particolare maestria nel contabilizzare e custodire gli ingenti proventi del narcotraffico”.

Tanti, tantissimi soldi, da dividere in mazzette e sigillare dentro buste di plastica per, poi, dividerli fra i vari parenti e farli nascondere dentro gli appartamenti di un “palazzo di famiglia” o da sotterrare dentro i giardini di proprietà. “Meglio che perdi due tre ore a zappare - dice intercettato - ma non perdere una vita di lavoro”.

In una intercettazione è il cassiere della cosca a svelare al proprio interlocutore di “aver gestito e custodito importanti somme di denaro, talmente ingenti da non sapere neppure dove metterle, al punto da doverle dividere ed occultare nelle unità abitative di vari famigliari residenti negli stabili adiacenti al proprio”

“Io... io delle sere... non sapevo dove metterli - si legge nelle intercettazioni - io giuro sotto di me, proprio sotto perché al primo... lì siamo tutti... in quel quartiere siamo uno, due, tre quattro famiglie... qua... uno, due, tre quattro famiglie, si quattro palazzi tutti zii e nipoti, cognati, cugini, nel palazzo ... ognuno in una casa per i fatti suoi e con la sua recinzione, nella nostra recinzione abitiamo, al primo piano abita in un appartamento la mamma di D. e in un appartamento D., al secondo piano abitiamo io e mio cognato quello che era qua, ieri alle sei che mi ha, mi ha chiamato mia figlia all’una di notte”.

In casa, si confida infine il “cassiere”,  “c'erano ste due borse di soldi... la mattina mi ha chiamato mia moglie e mi ha detto... guarda se vengono ti giuro prendo minimo 20 anni…… li dovevo mandare, mi sa che c'erano mi sembra 1.800.000/1.900.000 più che io me li prendo non manco che li conto li faccio tutti sottovuoto già nelle bustine…”.

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