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Il sindaco Giuseppe Idà (foto Facebook)

Il sindaco Giuseppe Idà (foto Facebook)

La vena politica di Francesco Pisano e il "cambiamento" del sindaco Idà

Dalle intercettazioni dell'inchiesta "Faust" emerge il ruolo attivo della cosca nella formazione della lista del candidato sindaco e l'amarezza dei Pisano e dei Pesce per gli "accordi saltati"

Francesco Pisano aveva pensato a tutto, aveva disegnato il logo della lista a sostegno di Giuseppe Idà, ne aveva ideato lo slogan, ne aveva pensato e scritto il programma elettorale, ne aveva curato la campagna elettorale prestando la massima attenzione alle corrette ricadute delle preferenze di genere. Quello che non aveva previsto, però, era il volta faccia del candidato prescelto depo la sua elezione a primo cittadino di Rosarno.

conferenza faust-2Perché, secondo quanto ricostruito dai magistrati della Dda reggina, se prima Giuseppe Idà si sarebbe rivolto al boss per preparare la sua prima uscita, pubblica o correggere un post di alcuni candidati, dopo aver varcato la soglia del comune rosarnerse non avrebbe rispettato gli “impegni” presi, in particolare non avrebbe assegnato la delega di assessore ai lavori pubblici a Domenico Scriva: finito ai domiciliari insieme al primo cittadino rosarnese nell’ambito dell’operazione “Faust”.

Sono le intercettazioni telefoniche, raccolte dopo l’avvio delle indagini che sono la conseguenza immediata delle dichiarazioni rese sull’operatività della cosca Pisano dal collaboratore Lorenzo Bruzzese, ad offrire lo spaccato di quanto avvenuto a Rosarno nel 2016, quando il comune della Piana ritornava alle urne dopo l’ennesimo scioglimento da parte del Consiglio dei ministri.

Le microspie dei carabinieri hanno registrato le strategie elettorali, i confronti fra candidati e boss e la delusione di questi ultimi per il comportamento assunto da Giuseppe Idà all’esito del voto.

Operazione Faust: i nomi degli indagati

Per il sindaco di Rosarno, infatti, Domenico Scriva - la cui figura era circondata dalle “voci” del paese - era diventato scomodo, rischiosa la sua nomina ad assessore. “Loro vanno dicendo - questa la frase del sindaco Idà intercettata dai carabinieri - che sarà nuovo assessore”.

Per i magistrati, però, questo comportamento del primo cittadino era legato solo al fatto di voler allontanare da se le voci, sempre più insistenti, di un appoggio diretto alla sua elezione da parte della cosca Pisano.

La cosa non sfuggì a Francesco Pisano: la mente politica della cosca di Rosarno che per gli inquirenti avrebbe speso la sua influenza anche alle elezioni comunali precedenti a quelle del 2016 portando un nipote alla carica di presidente del consiglio comunale, che sfogandosi con Carmine Pesce ebbe a dire: “guarda come è cambiato”.

Lo sfogo era stato ripreso e rilanciato dallo stesso esponente della cosca Pesce che, stizzito, avrebbe ribattuto: “Se scrivo io su Facebook che era venuto a cercarmi i voti lo faccio cadere subito”.

E che i rapporti si fossero incrinati, per gli inquirenti, si evincerebbe anche da un’altra conversazione intervenuta fra Francesco Pisano e Carmine Pesce durante la quale i due commentano negativamente “l’uscita” del sindaco Idà dopo l’arresto di Marcello Pesce, ritenute troppo compiacenti con le forze dell’ordine.

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