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Lunedì, 6 Dicembre 2021
Cronaca Cardeto

La Divisione anticrimine mette sotto chiave i beni di Antonino Fallanca

Il provvedimento è stato eseguito dalla polizia, decretato il sequestro e la confisca di quattro unità immobiliari riconducibili al proposto, quattro autoveicoli, il patrimonio di tre imprese individuali ed una società ed il sequestro dei conti

Ieri, la Divisione polizia anticrimine della questura di Reggio Calabria, al termine di una complessa attività di natura patrimoniale svolta su proposta congiunta della Procura distrettuale antimafia - diretta dal procuratore Giovanni Bombardieri - e del questore di Reggio Calabria Bruno Megale, ha dato esecuzione al decreto di sequestro di beni emesso dal tribunale sezione misure di prevenzione, presieduto da Natina Pratticò, nei confronti di Antonino Fallanca.

Il provvedimento, adottato su richiesta del procuratore aggiunto della Repubblica Calogero Gaetano Paci e del sostituto procuratore della Repubblica Sara Amerio, trae origine dal procedimento denominato Pedigree 2, nell’ambito del quale l’uomo è stato destinatario di un'ordinanza di custodia in quanto ritenuto dirigente apicale ed organizzatore dell’articolazione di ‘ndrangheta della cosiddetta cosca Serraino, operante nei territori di Cardeto, Arangea, San Sperato e nelle aree aspromontane della provincia reggina, e pertanto ritenuto socialmente pericoloso.

Nell’ambito di quel procedimento penale è emerso, altresì, come il soggetto avesse agevolato la latitanza di sodali, assicurato il loro mantenimento in carcere, elargito delle somme di denaro, talvolta custodito e fornito armi, ma soprattutto di essere stato espressione imprenditoriale della cosca. In tale veste, egli avrebbe investito nelle sue attività imprenditoriali i proventi delle attività illecite della cosca di appartenenza e di quella alleata dei Rosmini, fruendo dell’influenza e della capacità persuasiva del sodalizio mafioso.

Sebbene non diretto intestatario delle imprese e delle società oggetto del sequestro, l’uomo di fatto gestiva le società formalmente intestate a persone di famiglia, delle quali risultava dipendente.

La tesi accusatoria, che ha trovato conferma negli esiti processuali registrati nel procedimento Pedigree 2 con l’ordinanza di custodia cautelare, confermata dal Tribunale della Libertà, è che le cosche lo avevano supportato agli esordi della sua storia imprenditoriale con provviste di natura illecita, consentendogli di espandersi, fruendo dell’influenza del sodalizio mafioso per imporre l’affidamento di commesse o l’ acquisto di merci presso le sue attività commerciali.

A conclusione di meticolosi accertamenti, lo scorso 11 novembre il tribunale di Reggio Calabria ha accolto la richiesta di misura di prevenzione patrimoniale, decretando il sequestro e la confisca di quattro unità immobiliari riconducibili al proposto, quattro autoveicoli, il patrimonio di tre imprese individuali ed una società ed il sequestro dei conti correnti, libretti di deposito, contratti di acquisto di titoli di stato, azioni, obbligazioni, assicurazioni, intestati presso istituti di credito pubblici o privati, casse rurali, direzioni provinciali Pt, società assicurative, finanziarie o fiduciarie, società di intermediazione mobiliare, rientranti nel patrimonio delle imprese e società comunque a lui riconducibili, al suo nucleo familiare, ai figli dello stesso e ai rispettivi conviventi.

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