Lunedì, 15 Luglio 2024
Operazione "Garden"

Estorsioni, i commercianti denunciano e il clan Borghetto trema: "Non mi nominate neanche"

Sono numerose le intercettazioni utilizzate dalla Guardia di finanza per riscontrare l'ipotesi accusatoria dell'inchiesta

La Direzione distrettuale antimafia ha ricostruito le dinamiche criminali del quartiere sud di Reggio Calabria dove la cosca Borghetto-Latella controllava Ciccarello e Modena. In manette, arrestati dalla Guardia di finanza nell’ambito dell’operazione “Garden” insieme ad altri indagati sono finiti i fratelli Cosimo e Gino Borghetto. Federati alla famiglia mafiosa Libri, negli ultimi anni sono diventati capi di un gruppo più autonomo, riuscendo anche a relazionarsi con alcuni membri della comunità rom che non è più manovalanza al servizio dei clan ma, così come in altri territori della Calabria, si sta trasformando una vera e propria cosca. 

Sono loro, infatti, a dispensare doti e cariche mafiose e secondo il “patto federativo” suggellato con le altre 'ndrine della città e gestire la “bacinella” dei proventi illegali che doveva servire per il mantenimento dei detenuti non solo della loro cosca ma anche delle altre famiglie mafiose della città.

Da quanto emerge dalle carte dell'inchiesta: "Il gruppo mafioso capitanato da Cosimo Borghetto si muoveva sul territorio con perentoria voracità criminale, alla ricerca di imprenditori e commercianti da sottoporre alla ferrea regola del pizzo. Il tutto nell'ambito della sinergica cooperazione tra le varie 'ndrine della 'ndrangheta reggina, dove vi era prevista, anche se non sempre attuata, una spartizione di proventi tra i rappresentanti delle diverse cosche.

Gli inquirenti registrano una conversazione, il 2 febbraio 2020, tra Cosimo Borghetto, Antonino Idotta e Antonino Perla dove si confrontavano sulla raccolta estorsiva, e sul rapporto tra le "famiglie" egemoni sul territorio e della spartizione dei proventi fra tutte. Cosimo Borghetto faceva riferimento alle richieste di denaro che gli erano state formulate e che lui aveva disatteso.

Dice Borghetto: "... poi viene da me e vuole i soldi, non gliene do a nessuno...". 

A quel punto Idotta e Perla chiedono quali fossero le ragioni e Cosimo Borghetto spiega che avrebbe dovuto suddividere somme di denaro provenienti da varie zone della città e delle più note famiglie di 'ndrangheta. Borghetto però - secondo quanto riferiscono gli inquirenti - si doleva che la bacinella non venisse alimentata con versamenti periodici o addirittura con cadenza mensile, il che rendeva impraticabili le richieste di chi, di volta in volta, si portava al suo cospetto per ottenere quote della cassa comune. 

Borghetto: Capito che ti voglio dire io, allora se me li dà Modena, zona Archi, Gebbione... e ciascuno davano mille euro ... e il tuo stipendio lo prendono da qua... però ogni mese mi devono portare mille euro... l'altro giorno vennero pure da Archi mi dissero "i soldi di quello?"; gli ho detto io: "quali soldi di quello? Quelli me li sono presi io compare, che vuoi? Poi i soldi dei Pelle, dei Tegano non ti sono arrivati? Dove sono? Che vieni a fare qua? Ma poi giusto da me, gli ho detto, li vuoi i soldi e glieli do io, ho dovuto trattare con Natale là dentro per mandarne uno da centomila... se ora riesco a prendermi duemila euro, cinquemila euro o diecimila euro in modo che me li prendo io insieme a questi, me li conservo e non ve ne do a nessuno, gli ho detto. Dove siete arrivati... che vuoi? Ti vuoi litigare? La prossima volta vengo e io mi prendo tutto quello che dico io...".

Dunque, Cosimo Borghetto, spalleggiato da Perla e Idotta, riteneva di essere nel giusto visto che anche gli altri esponenti delle cosche avevano trattenuto gli incassi, derogando così alla regola spartitoria.

Il boss Borghetto era particolarmente stizzito per il comportamento della famiglia Condello e soprattutto per il rampollo di quella 'ndrina Giandomenico Condello. Dice Borghetto: "imbrogliano... dice che poi Giandomenico... dove vanno loro non gli danno a questi... dove vanno quelli non gli danno a questi...

Le estorsioni e le denunce dei commercianti

L'argomento più importante e centrale del dialogo era rappresentato - come emerge dalle carte dell'inchiesta - dalla necessità di rivoluzionare la strategia in ambito estorsivo, adottando cambiamenti delle modalità operative delle 'ndrine, vista l'intensificarsi delle denunce da parte degli imprenditori locali per le estorsione subite.

Dunque la recente e temutissima tendenza, da parte degli imprenditori locali, a denunziare le richieste estorsive imponeva un cambio di rotta e la ricerca di "altre soluzioni".

Questa volta Cosimo Borghetto parla con Gino Molinetti.

Dice Molinetti: "io sono sempre convinto che bisogna andare oltre... avete visto oltre... avete visto ora le ultime.. gli ultimi sviluppi là.., al Gebbione una volta non succedevano queste cose.. questi imprenditori, bisognerebbe andare oltre, trovare altre soluzioni, più..."

Ma a fronte dell'intraprendenza di Gino Molinetti, che continuava ad esporsi in prima persona, Cosimo Borghetto diceva di volersi tenere defilato e di aver dato direttive affinché non venisse mai speso il suo nome in queste pericolosissime vicende estorsive.

Cosimo Borghetto: "Io non voglio sapere niente, per amore e per il bene dei miei figli non mi nominate neanche io non voglio sapere niente, io la mia vita.." e sosteneva di essere stato avvicinato da qualcuno per la "messa a posto" ma spaventatissimo delle notizie  che ormai circolavano circa il nuovo trend delle denunce sporte alla Procura della Repubblica, aveva declinato l'invito. 

Molinetti aggiunge: "Gli dicono: "vieni qua o te la canti o ti prendiamo tutto! Quanto hai lavorato cinquant'anni? E noi in un minuti di prendiamo tutte le cose" e quello se la canta".

Nella nuova situazione era quindi necessario, per la 'ndrangheta reggina, riorganizzarsi e trovare nuove e meno rischiose modalità operative e per questo Cosimo Borghetto proponeva una riunione di vertice, per decidere il da farsi e scongiurare azione improvvide e disarticolate che avrebbero potuto mettere a rischio la loro stessa esistenza 'ndranghetistica.

Le parole del procuratore Bombardieri

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