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Domenica, 2 Ottobre 2022
La relazione

Una 'ndrangheta filantropica e opprimente che ha contagiato l'economia

Questa è la fotografia della consorteria criminale calabrese, in particolare reggina, scattata dalla Direzione investigativa antimafia

Una ‘ndrangheta filantropica e silente ma, allo stesso tempo, espansiva ed opprimente. Cosche dai due volti, che estendono i propri tentacoli verso il nord Italia e l’estero ma non perdono mai il loro legame con il territorio storico di competenza e non disdegnano i soliti affari più redditizi, sono quelle disegnate dalla relazione della Direzione investigativa antimafia, relativa alle attività poste in essere nel primo semestre del 2021, che è stata presentata al Parlamento.

Mutamenti che sono stati accentuati dalla pandemia da Covid-19 che ha inciso “in larga scala sui sistemi economici nazionali così come sulle singole attività produttive”. Aziende già costrette ad un lungo periodo di inattività (per talune definitivo) e al difficoltoso tentativo di ripresa che, per gli investigatori di Maurizio Vallone, “potrebbero diventare oggetto degli interessi delle mafie che sono notoriamente in grado di cogliere nelle situazioni di sofferenza opportunità per i loro scopi”.

In questo contesto, con un quadro economico e sociale in costante mutamento e sofferenza, la criminalità organizzata calabrese al pari delle omologhe matrici mafiose “si è mostrata da sempre abile a proporsi con azioni filantropiche a sostegno di famiglie in sofferenza innescando un meccanismo di dipendenza da riscattare a tempo debito”.
“Si pensi - si legge nella relazione della Dia - a quelle migliaia di lavoratori in nero che in prospettiva potrebbero essere disposti a farsi coinvolgere in azioni criminali pur di garantire un sostentamento alle proprie famiglie alimentando anche il bacino di consenso “mafioso” in occasioni elettorali”.

La grande disponibilità economica presente nelle casse delle consorterie mafiose calabresi, in particolare di quelle reggine da sempre al vertice del crimine regionale e nazionale, è il vero ago della bilancia di un’economia sotto stress.

Per gli investigatori della Dia, infatti, anche sul fronte imprenditoriale le mafie “potrebbero proporre alle ditte in crisi di liquidità aiuti volti alla prosecuzione dell’attività salvo poi tentare di subentrare negli asset proprietari per riciclare le loro disponibilità illecite ed ampliare i propri settori produttivi in ogni area del Paese. A ciò si aggiunga la minaccia dell’usura ed il conseguente impossessamento delle imprese in difficoltà in relazione alla quale a causa della scarsa propensione delle vittime a denunciare non si dispone di una puntuale ed immediata stima del fenomeno”.

La capacità dei boss di penetrare i gangli economici e sociali delle proprie comunità, poi, si riflette in quella che la Dia fotografa come la “capacità delle consorterie criminali calabresi di relazionarsi con quell’area grigia di professionisti e dipendenti pubblici infedeli che costituiscono il volano per l’aggiudicazione indebita di appalti pubblici”.

L’analisi delle risultanze giudiziarie ed investigative intervenute nel I semestre 2021 restituisce l’immagine di una ‘ndrangheta silente ma più che mai viva nella sua vocazione affaristico-imprenditoriale. Le cosche continuano a dimostrarsi abili nel relazionarsi agevolmente e con egual efficacia sia con le sanguinarie organizzazioni del narcotraffico sudamericano, sia con politici, amministratori, imprenditori e liberi professionisti la cui opera è strumentale al raggiungimento di precisi obiettivi illeciti.

La moderna “competitività” criminale della ‘ndrangheta, spiegano gli uomini della Dia, è infatti da ritrovarsi nell’elevato livello di infiltrazione all’interno del mondo politico-istituzionale ricavandone indebiti vantaggi nella concessione di appalti e commesse pubbliche.

Per dirla, infine, con le parole del procuratore nazionale antimafia, Federico Cafiero De Raho, “ancora prima di guardare alle risorse che arriveranno, bisognerà guardare alle attività economiche esistenti che oggi sono ferme e che sono a rischio, altrimenti la ‘ndrangheta si impossesserà di tutto. E’ necessario che la politica si riappropri in pieno del suo ruolo e operi in modo da svolgere quella azione di coesione sociale, l’unica che consenta di battere la ‘ndrangheta e la criminalità organizzata”.

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