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Un investigatore della Dia

Un investigatore della Dia

Il "welfare alternativo" delle cosche "prenditrici" per inquinare l'economia al tempo del Covid

La Direzione investigativa antimafia lancia l'allarme sulle capacità della 'ndrangheta di sostituire lo Stato in una fase delicata dell'economia e di infiltrare la macchina amministrativa "interloquendo" con la politica

Il "welfare alternativo” della ‘ndrangheta non ha mai smesso di funzionare anzi, in questo periodo contrassegnato dalla pandemia da Coronavirus e da un’economia in sofferenza per le restrizioni legate al virus, sta allargando la sua offerta di prestazioni. E’ questo uno dei tanti allarmi lanciati dalla Direzione investigativa antimafia, guidata dall’ex questore di Reggio Calabria Maurizio Vallone, nella relazione sull’attività del primo semestre 2020 presentata in Parlamento.

“In tale contesto - si legge nella relazione - di tutta evidenza è il rischio che la ‘ndrangheta si ponga quale welfare alternativo, sostituendosi alle Istituzioni con forme di assistenzialismo, forte della capillare presenza nel territorio e della notevole disponibilità economica, a “beneficio” sia del singolo cittadino in stato di necessità, sia dei grandi soggetti economici in sofferenza e in cerca di credito più dinamico rispetto ai circuiti ordinari”.

Salvo poi presentare il conto alle imprese beneficiarie del sostentamento mafioso. “Infatti - spiegano gli specialisti della Dia - la prima necessità degli imprenditori in difficoltà è quella di mantenere viva l’azienda, per pagare i dipendenti e le spese di gestione, nonché per saldare i debiti e pagare le tasse. Proprio questa è la fase in cui interviene il pericolo dell’usura, dapprima - anche a tassi ridotti - finalizzata a garantire una forma di sopravvivenza, successivamente sotto forma di pressione estorsiva, volta all’espropriazione dell’attività”.

La ‘ndrangheta, quindi, punta a reinvestire i lucrosi profitti accumulati con la droga - settore nel quale le cosche “mantengono saldamente la propria leadership - e punta a farsi, sempre più, mafia “prenditrice” prima ancora che imprenditrice. “Anche l’analisi delle risultanze investigative e giudiziarie intervenute nel I semestre 2020 restituisce, ancora una volta - si legge nella relazione - l’immagine di una ‘ndrangheta silente, ma più che mai viva nella sua vocazione affaristica, tesa a farsi “impresa”. Una preoccupante conferma perviene anche dall’elevato numero di provvedimenti interdittivi antimafia adottati dalle Prefetture nei confronti di ditte ritenute contigue alle cosche calabresi, attive in svariati settori commerciali, produttivi e di servizi, che spaziano dalle costruzioni edili agli autotrasporti, dalla raccolta di materiali inerti al commercio di veicoli, dalla ristorazione alle strutture alberghiere, dai giochi, alla distribuzione di carburante, etc.”.

E per perseguire i propri scopi criminali, la ‘ndrangheta non disdegna di blandire soggetti che, solo pochi anni addietro, nulla potevano avere a che fare con i propri loschi affari. “Uno dei punti di forza della ‘ndrangheta - spiegano gli 007 della Dia - sta proprio nella sua capacità di intrecciare legami diretti con qualsiasi tipo di interlocutore: politici, esponenti delle Istituzioni, imprenditori, professionisti. Si tratta di soggetti potenzialmente in grado di venire incontro alle esigenze delle cosche, sicché da ottenere indebiti vantaggi nella concessione di appalti e commesse pubbliche”.

Per dirla con le parole del Procuratore della Repubblica di Reggio Calabria, Giovanni Bombardieri: “E’stato ribadito come ormai, anche all’esito di recentissime indagini, siano i politici o gli aspiranti tali a rivolgersi alle cosche al fine di acquisire pacchetti di voti e consenso elettorale, che sarà poi moneta di scambio ad avvenuta elezione”.

Una cambio di scenario che, per gli uomini di Maurizio Vallone, è “impietosamente” rappresentato dall’elevato numero di consigli comunali sciolti per ingerenze ‘ndranghetistiche. “L’inquinamento dei diversi settori imprenditoriali e un’interlocuzione, sempre più raffinata, con soggetti istituzionali compiacenti - scrivono a questo proposito gli specialisti della Dia - agevolano il riciclaggio dei proventi illecitamente accumulati e l’acquisizione di ulteriori introiti anche attraverso canali legali11. Infatti, l’accesso delle ‘ndrine a circuiti finanziari sani perfeziona taluni complessi meccanismi di riciclaggio. Questo aspetto, coniugato con la diffusa corruttela, condiziona le dinamiche relazionali con gli Enti locali sino a controllarne le scelte”.

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