Sabato, 20 Luglio 2024
Operazione “Eyphemos” / Sant'Eufemia d'Aspromonte

'Ndrangheta, sequestrati beni per cinque milioni a un imprenditore di Sant'Eufemia

Sarebbe risultato il capo, promotore ed organizzatore di una fazione mafiosa all’interno della locale cosca degli Alvaro, con compiti decisionali e di pianificazione delle azioni delittuose da compiere

È ritenuto il capo, promotore ed organizzatore di una fazione mafiosa all’interno della cosca degli Alvaro,  di Sant'Eufemia d'Aspromonte, con compiti decisionali e di pianificazione delle azioni delittuose da compiere. Per questo è scattato il blitz della Guardia di finanza all'imprenditore Domenico Laurendi, 55 anni, detto "Rocchellina" di Sant'Eufemia d'Aspromonte, con interessi imprenditoriali nel settore dell’edilizia, la cui figura criminale era emersa nell'operazione “Eyphemos”, che ha consentito di disvelare l’articolazione e l’operatività del locale di ‘ndrangheta di Sant’Eufemia d’Aspromonte, dotato di margini di autonomia rispetto alla cosca di riferimento, quella degli Alvaro, al cui interno l'imprenditore avrebbe rivestito un ruolo di vertice.

Sono stati sequestrati così beni, per 5 milioni, all'imprenditore tra la Calabria e le Marche. I finanzieri del comando provinciale della Guardia di finanza di Reggio Calabria, con il supporto del Servizio centrale investigazione criminalità organizzata – Scico e dei comandi provinciali della Guardia di finanza di Ancona e Pesaro-Urbino, coordinati dalla procura della Repubblica - Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria, diretta da Giovanni Bombardieri, stanno dando esecuzione - in Calabria e nelle Marche - ad un provvedimento emesso dalla sezione misure di prevenzione del Tribunale che dispone l’applicazione della misura di prevenzione patrimoniale.

Il contesto investigativo è quello dall’operazione “Eyphemos”, già condotta dalla squadra mobile della questura di Reggio Calabria ed il sequestro è frutto della sinergica collaborazione tra forze di polizia nel contrasto alla criminalità organizzata, sotto il coordinamento della locale procura.

L’indagine a carattere economico-patrimoniale è stata eseguita da militari appartenenti al Gico del nucleo di polizia economico-finanziaria di Reggio Calabria.

In particolare, sulla base delle risultanze investigative, l’imprenditore - secondo l'accusa- sarebbe risultato il capo, promotore ed organizzatore di una fazione mafiosa all’interno del predetto locale di ‘ndrangheta, con compiti decisionali e di pianificazione delle azioni delittuose da compiere.

Inoltre, grazie al proprio carisma criminale, sarebbe riuscito a catalizzare un cospicuo numero di sodali desiderosi di fondare un banco nuovo, ovvero di formalizzare quell’autonomia che, di fatto, già da tempo veniva esercitata dal gruppo. L’imprenditore pianificava anche le attività economiche da avviare attraverso cui riciclare il denaro e coordinava la realizzazione di atti di disposizione patrimoniale finalizzati ad eludere l’applicazione di misure patrimoniali attraverso l’intestazione fittizia dei beni a lui riconducibili.

Per tali condotte - allo stato del procedimento e fatte salve successive valutazioni in merito all’effettivo e definitivo accertamento della responsabilità - l'uomo è stato condannato in secondo grado alla pena di 19 anni di reclusione per il reato, tra gli altri, di associazione di stampo mafioso.

L'attività investigativa

La Direzione distrettuale antimafia - sempre più interessata agli aspetti economico-imprenditoriali legati alla criminalità organizzata - ha delegato il Gico del nucleo di polizia economica finanziaria di Reggio Calabria a svolgere apposita indagine a carattere economico patrimoniale finalizzata all’applicazione di misure di prevenzione personali e patrimoniali.

L’attività investigativa, anche valorizzando le risultanze delle pregresse indagini, ha consentito di rilevare, attraverso una complessa e articolata attività di riscontro, il patrimonio direttamente e indirettamente nella disponibilità dell’imprenditore, il cui valore sarebbe risultato sproporzionato rispetto alla capacità reddituale manifestata.

Al contempo, l’indagine patrimoniale ha permesso di ricostruire le complesse manovre elusive e i meccanismi di mimetizzazione dell’effettiva titolarità di beni immobili, societari e finanziari, nella fittizia titolarità sia di prossimi congiunti che di terzi intestatari dell’imprenditore, ma di fatto nella sua disponibilità.

I beni sequestrati

Su queste basi, con il provvedimento in esecuzione, la sezione misure di prevenzione del tribunale di Reggio Calabria - allo stato del procedimento e impregiudicata ogni diversa successiva valutazione nel merito - ha disposto l’applicazione della misura di prevenzione patrimoniale del sequestro dell’illecito patrimonio riconducibile all’imprenditore, costituito, nello specifico, dall’intero compendio aziendale di 1 ditta individuale e 2 società operanti nel settore edile, 10 immobili, di cui 3 terreni e 7 fabbricati ubicati nelle province di Reggio Calabria, Ancona e Pesaro Urbino, oltre a rapporti bancari, finanziari, assicurativi e relative disponibilità, per un valore complessivamente stimato in circa 5 milioni di euro.

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