Domenica, 26 Settembre 2021
Cronaca Bovalino

Deborah Cartisano e il cordone ombelicale che la lega alla Calabria

La figlia del fotografo Lollò, sequestrato e ucciso perché si era opposto al pizzo, da Trame: "Qui per raccontare l'importanza della memoria delle vittime di 'ndrangheta che negli anni sono sempre state un po' dimenticate"

“Sono in Calabria a Trame per raccontare l'importanza della memoria delle vittime di 'ndrangheta che negli anni sono sempre state un po' dimenticate, considerate vittime di serie B. Ed è giusto invece che le nuove generazioni sappiano che ci sono stati uomini e donne, anche bambini, caduti per mano della 'ndrangheta e che spesso è successo perché hanno saputo dire dei no. No che hanno reso noi più liberi, ci hanno permesso di vivere la nostra vita e di tornare in Calabria. Si va via per mille ragioni ma ritornare e impegnarsi in questo fa sì che questa memoria rimanga viva. Anche l'impegno con le scuole e con i gruppi è tutto concentrato per far sì che queste storie non vengano dimenticate”.

A parlare è Deborah Cartisano, figlia di Adolfo Cartisano, detto Lollò, fotografo bovalinese sequestrato e barbaramente ucciso dalla 'ndrangheta a inizi anni '90 a seguito del rifiuto di piegarsi al racket. Cartisano, come ricorda la figlia, non è stato nel tempo l'unica vittima di 'ndrangheta a Bovalino e questo ha risvegliato una coscienza comune che ha imposto, spiega Deborah, di “scendere in piazza, protestare, dire che la maggior parte dei calabresi sono onesti” attraverso la fondazione del comitato “Per Bovalino Libera” e l'istituzione dei “sentieri della memoria”.

La marcia “sentieri della memoria” esiste da diciotto anni, riunendo centinaia di persone ogni 22 luglio, data in cui il padre viene sequestrato nel 1993. Dal sequestro inizia un calvario durato dieci anni: nel 2003 alla figlia Deborah è recapitata una lettera dal carceriere del padre, che chiede perdono e indica il punto in cui Cartisano è stato sepolto, sotto il monolite di Pietra Cappa, che tante volte aveva ammirato e fotografato in vita. I “sentieri della memoria”"rappresentano un ritorno in Aspromonte per Cartisano, perché questo luogo appena nominato patrimonio dell'Unesco non sia ricordato solo come scenario di sequestri.

Li definisce un “pellegrinaggio laico in cui si tocca il dolore ma anche la speranza”, chiedendo che le vittime di mafia non siano ricordate dalle sole famiglie ma che diventino patrimonio di conoscenza, consapevolezza e memoria per tutti. Perché è importante, conclude, “portare i loro nomi, le loro storie e i sogni che rappresentavano e rappresentano, nel cuore”, è importante “dichiarare da che parte stare e scegliere di non voltarsi dall'altra parte”.

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