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Martedì, 30 Novembre 2021
Cronaca Villa San Giovanni

Lo sfogo di Marco Siclari: "Andrò avanti sino a sentenza giusta"

Dopo la condanna con il rito abbreviato nel processo "Eyphemos" il senatore di Forza Italia usa i social per ribadire la sua verità

"La dignità e la verità valgono più di una sentenza. Condannato per 'non aver commesso il fatto'…". Lo scrive in un lungo post su Facebook il senatore di Fi Marco Siclari dopo la condanna a 5 anni e 4 mesi per voto di scambio elettorale politico mafioso. "Per dovere istituzionale e per trasparenza verso gli elettori ed il Senato della Repubblica - osserva Siclari - interrompo il rispettoso silenzio per le notizie totalmente fuorvianti che sono riportate su alcuni articoli dell'ultima ora. Io non racconto una 'mia storia', ma rendo giustizia alla verità pubblicando sul mio sito l'ordinanza del Gip e la difesa (provata) per ogni opportuna valutazione dei cittadini. https://www.marcosiclari.com/vicenda-giudiziaria Non ho nulla da nascondere".

"Ho provato sulla mia pelle ciò che non credevo - aggiunge -, cioè come si potesse nel nostro Paese condannare un cittadino onesto e totalmente estraneo ai fatti contestati, in questo caso anche espressione della democrazia rappresentativa, membro della più alta camera della Repubblica Italiana, senza alcuna prova e senza alcun indizio, come dimostrano le 1.054 pagine di indagini della stessa Procura effettuate dopo la firma dell'ordinanza (le 1.054 pagine saranno pubblicate nei prossimi giorni). Il pm, nell'ordinanza, mi accusa di aver vinto l'unico collegio del Sud, come centrodestra, contro il candidato del Movimento Cinque Stelle, cosa che non poteva non accadere, secondo l'accusa, se non per il tramite dei voti mafiosi considerando che siamo a Reggio Calabria".

"Ma, cosa molto grave - sottolinea Siclari - è che il pm non tiene conto che il candidato del M5S è stato espulso dal movimento stesso 18 giorni prima del voto (espulso il 15 febbraio 2018 per non aver dichiarato di aver fatto parte della massoneria, come riporta la stampa nazionale)".

"Ho atteso in prima persona, in un aula di tribunale, dove non ero mai entrato prima d'ora, la sentenza del giudice - prosegue Siclari -, mi chiedo ogni giorno da 578 giorni perché mai avrei dovuto 'sperare' in un giudizio positivo sapendo di non aver commesso il fatto, sapendo che la Procura ha commesso un grave errore di valutazione elettorale, sapendo che le celle dei cellulari, come dalle indagini della stessa Procura, non si sono mai incrociati tra me e l'indagato, sapendo, come accertato dalla Ctu effettuata dalla stessa Procura di Reggio Calabria sul cellulare e sul tablet sequestrato dell'indagato, che nom ho mai avuto alcun contatto, né diretto né indiretto, con un 'soggetto' fino ad oggi 'non mafiosi' e del quale mi contestano che un giorno è entrato nella segreteria elettorale (4 giorni prima del voto, 28 febbraio 2018) accompagnato dal Presidente del Sindacato dei Medici di Medicina Generale di Reggio Calabria, e nel quale incontro (non provato) secondo il pm, avrei fatto un patto mafioso perché quei due signori (fino ad oggi non mafiosi) sono rimasti dentro la segreteria per un tempo pari a 40 minuti".

"L'accusa - aggiunge poi il senatore di Fi - sostiene che quel 'soggetto', segretario dell'Udeur prima e dell'Udc dopo a Sant'Eufemia d'Aspromonte (come scrive il Giudice de Tribunale di Palmi), avrebbe portato 'per deduzione' i voti di un clan. Dalle intercettazioni, invece, risulta che quel 'soggetto' avrebbe chiesto un solo voto per Forza Italia ad un'altra donna, sua amica e proprietaria di un bar. Io non ero nemmeno candidato in Forza Italia, ma ero espressione di tutti i partiti della coalizione. Il vantaggio, secondo l'accusa, che avrei apportato al clan (potentissimo secondo il pm) sarebbe il trasferimento di una dipendente di Poste Italiane. Trasferimento smentito dagli stessi dirigenti e funzionari di Poste Italiane, che sono stati oggetto di indagine, come provato dalle Sit e dalle intercettazioni effettuati dalla stessa Procura".

"Andrò avanti fino alla fine per avere una sentenza giusta in attesa delle motivazioni - sottolinea Siclari -, mi dispiace intanto prendere atto, da Uomo dello Stato, che il dispositivo della sentenza non rispecchia quello che emerge evidentemente dagli atti. Sono certo che il grado di Appello renderà giustizia e rispetterà le evidenze probatorie circa la mia estraneità dai fatti contestati. Andrò avanti a testa alta piú di prima, perché so di non aver agito mai nell'illegalità. Il mio pensiero, in questo momento, va alla sofferenza dei miei cari e della mia famiglia". "Ai miei concittadini - conclude - dico: 'un'ingiustizia fatta in un luogo è un'ingiustizia fatta in ogni luogo', e tocca ciascuno di noi nella nostra onesta e integrità. Ho scelto l'abbreviato perché credevo in uno Stato di Diritto. Vi abbraccio con tutto me stesso e ringrazio tutti dal profondo de mio cuore per la vicinanza che mi state dimostrando".

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