"Ndrangheta stragista", Lombardo avvia la requisitoria: "Aspettiamo verità da 819 milioni di secondi"

Il procuratore aggiunto, in cinque udienze, ripercorrerà le indagini che hanno portato a ricostruire il ruolo delle cosche reggine nelle strategia della tensione imposta da Cosa nostra e che portò all'omicidio dei carabinieri Fava e Garofalo

Il procuratore aggiunto Giuseppe Lombardo

“Aspettiamo la verità da 819 milioni e 936 mila secondi”. Verità su una pagina opaca della storia repubblicana, un capitolo segnato dalle stragi di mafia in Sicilia e sul continente e sfociata nell’omicidio dei carabinieri Fava e Garofalo. Giuseppe Lombardo, Procuratore aggiunto di Reggio Calabria, ha iniziato la sua requisitoria finale nell’ambito del processo “Ndrangheta stragista” che vede alla sbarra Giuseppe Graviano e Rocco Santo Filippone, in qualità di mandanti dell’omicidio dei due militari sull’autostrada Salerno-Reggio Calabria nei pressi dello svincolo di Scilla e di due tentati omidici a carico di altri appartenenti all'Arma. Al suo fianco era presente anche il procuratore capo Giovanni Bombardieri “per testimoniare l’importanza che riveste questo processo per tutto l’ufficio di Procura”.

Una verità che “si scontra con quello che ci è stato raccontato per circa trenta anni”. E cioè che la ‘ndrangheta non prese parte alla strategia stragista imposta da Cosa nostra per piegare lo Stato ai propri desiderata. 

Nelle prossime cinque udienze davanti alla Corte d’Assise di Reggio Calabria, presieduta da Ornella Pastore, il procuratore Giuseppe Lombardo proverà a riannodare i fili di un percorso processuale ed investigativo che ha impegnato gli uffici di procura per oltre dieci anni. Un’attività investigativa che, per Giuseppe Lombardo, “da conversazioni che sembrano tracciare un percorso impossibile ci ha portato ad avere un processo in cui la prova e sovrabbondante. Questo processo è riuscito a dare risposte che non eravamo riusciti a dare nel corso della fase cautelare”.

Anche davanti alle strategie depistanti messe in atto, attraverso l’uso distorto di alcuni collaborazioni di giustizia “che hanno svolto funzione di mine anti uomo”, per allontanare dalla Calabria le indagini sulla stagione stragista. 

“In quest’aula di giustizia - ha detto Giuseppe Lombardo - finalmente verrà ricostruita la verità su vicende giudiziarie complesse, una verità che non si fonda sulle mistificazioni di tutti quelli che dicevano che la ‘ndrangheta non avesse avuto un ruolo nella strategia stragista mentre, invece, un ruolo lo aveva avuto e non solo di natura logistica”.

Un ruolo sanguinario in “delitti efferati non spiegabili, come quelli contro i carabinieri che avevano caratteristiche riconducibili allo scenario da cui provenivano questi gesti, con modalità peculiari che avevano al fondo una violenza non giustificabile nei confronti di appartenenti all’Arma dei carabinieri che non facevano altro che svolgere il loro servizio”.

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Per il procuratore aggiunto Giuseppe Lombardo: "I delitti contro i carabinieri in Calabria rappresentavano completamento e prosecuzione, come ci ha aiutato a chiarire Giuseppe Graviano in piena libertà con le sue dichiarazioni, della strategia stragista che aveva colpito la nostra nazionale dall’avvio delle stragi continentali". 

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