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Nomine Csm, scoppia il caso Valentino: poi il penalista reggino si ritira dalla corsa

Indicato da Fratelli d'Italia, risulta indagato nel processo Gotha. De Magistris: "Il suo nome è nelle carte dei processi di mafia"

La candidatura al Csm, quale membro laico scelto dal Parlamento in seduta comune, di Giuseppe Valentino penalista reggino già sottosegretario alla Giustizia, getta nel caos la maggioranza.  Fratelli d'Italia lo indica per giorni come nome sul quale puntare per la vicepresidenza dell'organo di autogoverno dei magistrati. Ma quando i parlamentari cominciano a votare nell'Aula di Montecitorio, attrezzata per l'occasione, c'è chi si ricorda come Valentino risulti indagato nel processo di 'ndrangheta Gotha, tirato in ballo da un collaboratore di giustizia nel 2021.

Così ecco che è caos e saltano gli accordi. I parlamentari dei 5 Stelle annunciano che non voteranno per Valentino e Fratelli d'Italia fa marcia indietro. Prima invita i parlamentari a non rispondere alla prima chiama, poi sui telefonini di senatori e deputati del centrodestra compare un altro invito: votate per Felice Giuffrè, ordinario di Istituzioni di Diritto Pubblico a Catania, invece che per Valentino. 

Ma poi arriva la notizia della rinuncia di Valentino a candidarsi e tutto riprende. Lui si difende da ogni sospetto e parla di "fango" che gli è stato gettato addosso, mentre i vertici di Fratelli d'Italia inviano note a sostegno del collega di partito, ex senatore, nonché presidente della Fondazione di Alleanza Nazionale dal 2017. I parlamentari tornano in Aula a esprimere le proprie preferenze e si fanno i conti: su Giuffrè non è facile raggiungere il quorum richiesto visto che quasi tutti i senatori e molti deputati avevano già votato per Valentino. Giuffrè non viene eletto. Il Parlamento riesce ad eleggerne solo 9. Le Camere dunque dovranno tornare a riunirsi per eleggere un solo componente laico. E la seduta è convocata per martedì 24 gennaio alle 16.

De Magistris: "Il nome di Valenino è nelle carte dei processi di mafia"

Ore difficili per Fratelli d'Italia che adesso subisce anche l'attacco di Luigi De Magistri. “Fratelli d’Italia ha proposto per la nomina a componente laico del Consiglio Superiore della Magistratura l’avvocato Giuseppe Valentino, storico esponente della destra di Reggio Calabria. Pare che fosse in pool position per divenire poi vice presidente dell’organo di autogoverno della magistratura. Poi qualcuno si è ricordato che il nome di Valentino è nelle carte giudiziarie di indagini e processi molto delicati di mafia in Calabria. Conosco bene quelle carte, di cui per buona parte sono stato titolare quando facevo il Pm in Calabria”. 

“E qui non si tratta di giustizialismo e presunzione di innocenza, - continua De Magistris -  di indagini o di archiviazioni, di condanne o assoluzioni. Voglio citare un fatto che sarebbe da solo sufficiente per far ritenere improponibile la candidatura al Csm di Valentino e quindi che fa comprendere il livello di sensibilità del partito della Premier Meloni su questione morale e contrasto alle mafie”, prosegue de Magistris 

“In una intercettazione ambientale che posizionammo con la squadra mobile della Questura di Reggio Calabria, circa 20 anni fa, nello studio dell’avvocato Paolo Romeo, già parlamentare e già imputato e poi condannato per mafia, l’allora deputato e sottosegretario alla giustizia di Alleanza Nazionale del governo Berlusconi Giuseppe Valentino preparò e scrisse sotto suggerimenti e consigli di Paolo Romeo (come se fosse la lettera tra Totò e Peppino nello storico film) il discorso che per conto del governo avrebbe tenuto in quei giorni all’inaugurazione dell’anno giudiziario presso la Corte d’Appello di Reggio Calabria”.

“L’avvocato Romeo con assoluta confidenza rivolgendosi all’amico ‘Peppino’ condivideva con lui l’intervento da tenere sulla giustizia. Paolo Romeo, il cui profilo giudiziario è illuminante per comprenderne l’elevato spessore di influenza politica e istituzionale, è stato quindi in parte l’autore, apparentemente occulto, del discorso del governo sulla giustizia nella città in cui operano tra le principali e più pericolose ‘ndrine”, conclude l’ex magistrato e già sindaco di Napoli.

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