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Cronaca Gioia Tauro

La Lombardia come trampolino per gli interessi svizzeri della 'ndrangheta

Ecco le risultanze delle indagini svolge dagli investigatori della polizia e della guardia di finanza sulle ramificazioni nel comasco della cosca Molè

Una struttura unitaria della 'ndrangheta, pur nella sostanziale autonomia delle singole articolazioni territoriali, dedita da anni a estorsione, usura, bancarotta fraudolenta, frode fiscale e corruzione, e che costringeva gli imprenditori lombardi al pagamento di ingenti somme di denaro per poi acquisire la totale gestione e controllo di attività economiche. E' questa, lungo indagini che abbracciano un arco di tempo di un quindicennio - condotte dalla squadra mobile di Milano, col servizio centrale operativo della polizia e il nucleo di polizia economico finanziaria della guardia di finanza di Como - la struttura disarticolata con 54 arresti dalle Dda di Milano e Reggio Calabria.

I fermati, spiega la guardia di finanza di Como, sono persone di origine calabrese provenienti dalla piana di Gioia Tauro, presunti appartenenti alla cosca Molè, che si sono avvalse della forza di intimidazione e della condizione di assoggettamento e omertà nella quale avevano ridotto imprenditori locali, dal settore del trasporto conto terzi alla ristorazione e ai servizi di pulizia e facchinaggio.

Ma c'è anche il caso emblematico di un noto ristorante milanese sito in un punto panoramico cittadino, gestito da una società riconducibile agli indagati che, dopo aver drenato notevoli risorse finanziarie illecite dagli indagati e verso gli indagati, accumulando, però, ingenti debiti nei confronti dell'erario, è stata dichiarata fallita per aver omesso il versamento delle imposte.

Accanto a questa 'ndrangheta di società per affari, mai abbandonato anche l'interesse per il traffico di stupefacenti, nell'ambito del quale sono chiaramente emerse le mire espansionistiche verso la Svizzera e, in particolare, verso il Cantone San Gallo, divenuto una vera e propria base logistica per i traffici di droga proveniente dall'Italia. In questo filone, le attività d'indagine sono state effettuate avvalendosi di una squadra investigativa comune costituita tra l'autorità giudiziaria italiana e il ministero pubblico della Confederazione per la Svizzera.

Il maggiore radicamento delle cosche era nel territorio a cavallo tra le province di Como e Varese, con un'attività partita dalle prime estorsioni del 2007-2010, proseguita poi fino al 2019 col controllo e la gestione economica di appalti remunerativi di servizi di pulizia di grandi imprese ottenuti dall'organizzazione grazie alla collusione di un imprenditore che si presentava quale "faccia pulita", titolare formale di cooperative operanti nel settore; infine la lente degli investigatori si è appuntata sul periodo dal 2018 sino ad oggi, in cui, sono ripresi, su larga scala, gli episodi di estorsione in danno di piccoli e medi imprenditori e, anche, di semplici cittadini.

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