Nuovo Dpcm, Spirlì tuona: "Non possiamo consentire la chiusura di tutto alle 18"

Il presidente facente funzioni della Regione Calabria commenta su Facebook il nuovo provvedimento anti Covid, firmato dal premier Conte: "Continua è la mediazione fra Regioni e Governo"

Nino Spirlì (foto Facebook)

"Non possiamo consentire la chiusura di tutto alle 18". E' il commento su Facebook del presidente della Regione Calabria facente funzioni Nino Spirlì, in seguito alla firma del premier Giuseppe Conte del nuovo Dpcm anti Covid che prevede la chiusura di bar e ristoranti alle 18, escluso domenica e festivi. 
 
"Non possiamo essere complici - si legge ancora sul post - del fallimento di centinaia di migliaia di imprese. Ma, nello stesso tempo, vanno condannate le violenze di piazza. L’amore per l’Italia deve prevalere su tutto!".

"Il confronto in Conferenza Stato-Regioni sulle regole per affrontare la nuova emergenza Covid, voluto dal governo, è stato assolutamente inutile. L'incapacità di questo governo di ascoltare la voce dei territori e le urgenze di tutte le categorie sociali e produttive - spiega Spirlì in una nota ufficiale della Regione - non solo sorprende, ma offende il senso di unità nazionale di cui tutti gli italiani, oggi, hanno assolutamente bisogno. Mentre, con belle parole, il presidente del Consiglio e i suoi ministri chiedono, appunto, una nuova unità nazionale, al chiuso del Palazzo la umiliano fino al punto di privarla di ogni possibilità di vita futura".

"In questa nostra Italia - ribadisce il presidente facente funzioni della Regione Calabria - il quadro sociale e politico è davvero drammatico. Purtroppo, decine di migliaia di imprese rischiano di morire inutilmente. Per ore e giorni, abbiamo tentato, purtroppo invano, di convincere l'esecutivo a non chiudere l'Italia. Ma quello che è venuto fuori è una finta vita e una vera morte".

"Penso - aggiunge Spirlì - a tutte quelle categorie di lavoratori che avrebbero trovato ristoro alle proprie fatiche se solo avessimo consentito lo svolgimento delle attività nelle ore più consone a ciascuna professione. Mi chiedo quali esperti abbiano individuato il luogo del contagio nella controllata e rispettosa convivialità. Mi chiedo quali studi abbiano acclarato che i teatri, i luoghi dell'arte e dello sport - che seguono, già dal primo allarme, tutte le indicazioni governative con rispetto e rigore - possano essere una minaccia alla salute pubblica".

"In conferenza Stato-Regioni - conclude il presidente della giunta regionale - abbiamo chiesto a gran voce di non mortificare gli italiani. Ma per questo governo, probabilmente, il buonsenso è una colpa".

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