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Venerdì, 21 Giugno 2024
La decisione

Omicidio Stancampiano, resta in carcere il macellaio: convalidato l'arresto

Il gip Sergi nell'ordinanza parla di "gravi indizi di colpevolezza a carico di Francesco Putortì e del pericolo di fuga"

Resta in carcere Francesco Putortì, l'uomo accusato di omicidio volontario di Alfio Stancampiano, il catanese di 30 anni abbandonato davanti all'ospedale Morelli e del ferimento del complice, Giovanni Bruno, di 46 anni, anche lui catanese, ricoverato all'ospedale di Messina. 

Lo ha deciso il giudice per le indagini preliminari Giovanna Sergi, dopo l'udienza che si è svolta ieri. Il gip ha disposto infatti la convalida del fermo di Putortì e ha disposto l'applicazione della custodia cautelare in carcere.

Nel motivare l'arresto in carcere accogliendo la richiesta del pm Nunzio De Salvo, il gip sostiene che la circostanza per la quale Putortì, "non abbia riportato alcuna lesione, il numero di colpi inferti ai due malcapitati in parti vitali e, quanto al Bruno, alla schiena, il fatto che i due non avessero brandito armi contro l'indagato, la stessa ricostruzione dei fatti fornita da quest'ultimo allorquando descriveva l'allontanamento immediato dei ladri da casa non appena si era aperta loro la via di fuga giù per le scale, lasciano ritenere come l'intento manifesto dei malviventi, allertati della presenza in casa del proprietario, fosse proprio quello di darsi alla fuga immediata da quei luoghi, magari spintonando il proprietario per farsi strada, e non quello di nuocere alla sua incolumità".

Difeso dagli avvocati Maurizio Condipodero e Giulia Dieni, Putortì secondo il giudice non era in pericolo di vita. Una decisione presa dopo aver esaminato tutte le carte e dopo aver ascoltato anche l'imputato e la sua difesa. Il giudice Sergi parla di pericolosità sociale e di pericolo di fuga dell'imputato. 

Nell'ordinanza di convalida del fermo, il gip precisa che "Acclarati i gravi indizi di colpevolezza, la richiesta cautelare avanzata dal pubblico ministero deve essere accolta perché ricorrono, a carico di Francesco Putortì, le esigenze cautelari. Sussiste, infatti, il concreto e attuale pericolo che l'indagato commetta altri gravi delitti della stessa specie di quello per cui si procede, considerate le modalità e le circostanze della condotta criminosa, che manifestano una scaltrezza ed una facilità nell'agire illecito che promettono il ripetersi di analoghi comportamenti.

Al riguardo, deve sottolinearsi la assoluta e gravissima noncuranza di Putortì a porre in pericolo l'incolumità e l'integrità fisica di terzi soggetti, che egli comprometteva anche irrimediabilmente al solo scopo di difendere la sua proprietà. Tanto a dimostrare una pericolosità sociale di certo rilievo dell'indagato, che rende attuale e assai concreto il rischio di reiterazione del reato.

Del resto, proprio Putorti, dimentico degli effetti cagionati alle vittime, - si legge nell'ordinanza - in udienza di convalida ripeteva di aver agito per difendere la sua casa, perché si era sentito violato nella sua proprietà e tanto basta a dimostrare una personalità incline alla reazione trasmodante che si appalesa capace di ripetersi e desta allarme sociale.

Quanto detto acclara, pertanto, il pericolo che l'uomo, se rimesso in libertà, possa commettere ulteriori delitti della stessa specie di quelli per cui si procede. Sussistono, poi, le esigenze cautelari in quanto vi è li concreto e attuale pericolo che l'indagato, se rimesso in libertà, si adoperi alo scopo di inquinare li materiale probatorio e di celare tracce che possano svelare ulteriori aspetti della vicenda.

Non a caso l'uomo mentiva agli investigatori rendendo una versione contraddetta dagli accertamenti di polizia giudiziaria e si prodigava nel cancellare le prove che potevano far risalire alle sue responsabilità per i gravissimi fatti. Sussistono, poi, le esigenze cautelari in quanto vi è il concreto pericolo che l'indagato, se rimesso in libertà, si dia alla fuga, in ragione della gravità dei delitti contestati e del comportamento tenuto dopo i fatti commessi.

Per tutto questo ecco che il gip aggiunge: la misura della custodia cautelare in carcere, allo stato, oltre che certamente proporzionata ai fati di reato in contestazione, in considerazione della pena in astratto prevista, risulta anche l'unica idonea a garantire la soddisfazione delle sopra indicate esigenze.

La condotta tenuta, come descritta di allarmante pericolosità, fa ritenere l'applicazione di una misura meno afflittiva, anche domiciliare con l'uso di braccialetto elettronico, del tutto inadeguata a garantire il rispetto delle esigenze cautelari per come sopra riscontrate, giacché comunque rimessa all'iniziativa del sottoposto, evidentemente incapace di frenare i propri impulsi violenti.

Tenuto conto della gravità della condotta, nulla lascia ipotizzare l'eventuale concessione della sospensione condizionale della pena o l'irrogazione di una sanzione detentiva pari o inferiore a tre anni di reclusione".

Adesso gli avvocati di Putortì, stanno preparando l’istanza al Tribunale della Libertà che verrà depositata a breve affinché ci possa essere una nuova udienza già la prossima settimana.

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