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Domenica, 27 Novembre 2022
Il fatto di sangue / Catona

L'omicidio Fiume per gli investigatori sarebbe maturato in un contesto di continue vessazioni

Giuseppe Sicari ha confessato: "Ero esasperato", contro il 44enne scaricato l'intero caricatore della pistola detenuta legalmente, ora si attende la conferma dell'arresto da parte del gip

Dissidi familiari, screzi che, con il passare del tempo, sono diventati insanabili. Sarebbe questo il background dell'omicidio di Francesco Giuseppe Fiume, il 44enne ucciso nel pomerigigo di ieri da Giuseppe Sicari, sessantenne di Catona. Dissidi e vessazioni che, nel pomeriggio di ieri, hanno armato la mano di Giuseppe Sicari e lo hanno portato a scaricare addosso al 44enne, alla parte alta del suo corpo in particolare, un intero caricatore della pistola legalmente detenuta.

"Ero esasperato", avrebbe confessato Giuseppe Sicari - che si è costituito in questura a pochi minuti dal fatto di sangue - agli investigatori della squadra mobile che lo hanno interrogato, insieme al magistrato di turno Tommaso Pozzati, per tutto il pomeriggio di ieri prima di arrestarlo ed accompagnarlo presso la casa circondariale reggina per metterlo a disposizione del giudice per le indagini preliminari che, nelle prossime ore, dovrà determinarsi sulla convalida del provvedimento eseguito dagli uomini di Alfonso Iadevaia.

Esasperato pare, secondo quanto ricostruito dagli investigatori della squadra mobile reggina, diretti da Alfonso Iadevaia e coordinati dal questore Bruno Megale, da quelle che i poliziotti hanno definito continue vessazioni cui lo stesso Sicari, impiegato del provveditorato, e la sua famiglia era costretta a subire da tempo.

Il 44enne è stato ucciso davanti all'abitazione di Sicari, in via Francia a Catona, mentre era a bordo della propria auto, una Fiat Stilo grigia. Era seduto sul posto di guida, con il volto ricoperto di sangue, quando lo hanno trovato i poliziotti della Squadra mobile e della scientifica intervenuti sul posto per eseguire i rilievi.

Negli stessi minuti in cui la polizia giungeva sul posto dell'omicidio, Francesco Giuseppe Fiume si spostava verso Reggio Calabria per costituirsi in questura ed iniziare a raccontare quanto accaduto pochi minuti prima e tutto quello che c'era alle spalle del gesto criminale compiuto pochi chilometri più a nord.

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