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Martedì, 28 Maggio 2024
L'inchiesta

Fiumi di droga, armi da guerra e bombe a mano: arresti anche nella provincia di Reggio Calabria

Operazione "Crypto" dei carabinieri di Monza, coordinati dalla Direzione distrettuale antimafia di Milano. La droga proveniva dal Sud America e dalla Spagna ed approdava in container nel porto di Gioia Tauro per giungere in buona parte a Milano

I carabinieri di Monza, coordinati dalla Direzione distrettuale antimafia di Milano, hanno sgominato un'associazione per delinquere finalizzata al traffico nazionale ed internazionale di sostanze stupefacenti e armi, riciclaggio e autoriciclaggio.

Nell'ambito dell'operazione "Crypto", i militari del nucleo investigativo del comando provinciale di Monza Brianza e dei comandi territoriali dell'Arma stanno eseguendo trenta arresti, (26 italiani e quattro di nazionalità marocchina), nelle province di Monza Brianza, Milano, Como, Pavia, Reggio Calabria, Catanzaro, Messina, Palermo, Trieste e Udine. Agli indagati sono stati contestati 221 capi d'imputazione.

La droga dal Sud America e dalla Spagna al porto di Gioia Tauro

Lo stupefacente proveniva dal Sud America (prevalentemente dall'Ecuador) e dalla Spagna ed approdava in container nel porto calabrese di Gioia Tauro per arrivare in buona parte a Milano. L’associazione aveva la base operativa nel capoluogo lombardo, dove uno dei principali indagati (una sorta di broker), come riporta MonzaToday, si sarebbe occupato "di mantenere tutte le relazioni per concludere gli affari di droga, tenendosi comunque in contatto con i complici calabresi indispensabili per l’estrazione in modo “sicuro” della “merce” dal porto". L’inchiesta avrebbe consentito di ricostruire innumerevoli compravendite di stupefacenti per un totale di 3.051 chili di hashish (del valore alla vendita di circa 12 milioni di euro) e 374 chili cocaina (del valore alla vendita di circa 11 milioni di euro).

Traffico di armi

Parallelamente al traffico di droga, è emerso un traffico di armi da fuoco comuni e da guerra, mitragliette Uzi, fucili da assalto AK47, Colt M16, pistole Glock e Beretta, bazooka e bombe a mano MK2 "ananas", che gli indagati avrebbero acquistato, come scrive l'Ansa "da un fornitore monzese, condannato all'ergastolo per omicidio aggravato ed associazione mafiosa, ma che beneficiava di permessi premio. Parte dei guadagni del traffico di droga erano reinvestiti in orologi di lusso in una nota gioielleria del centro di Milano, in beni immobili residenziali, attività commerciali, oltre che nell'acquisto di nuovi carichi di droga".

Le indagini iniziate durante il lockdown

Le indagini, iniziate nell’estate del 2020, sono state portate avanti con il ricorso massivo a servizi di pedinamento ed osservazione sul campo, resi indispensabili dall’utilizzo quasi esclusivo dei telefoni criptati da parte degli indagati (da cui il nome dell’operazione), oltre all’attivazione di intercettazioni ambientali e video anche nei luoghi abitualmente frequentati dagli indagati.

Sarebbe emerso, da quanto scrive MonzaToday, come un commerciante di auto usate di Cusano Milanino (Milano), avrebbe operato come broker gestendo l’ingresso e la commercializzazione di enormi quantitativi di droga nel territorio nazionale, con la complicità ed il supporto di appartenenti ad una nota famiglia di ‘ndrangheta da tempo operante anche in Lombardia (Bellocco di Rosarno). La droga veniva venduta all’ingrosso per poi essere smerciata sulle piazze di spaccio presenti in Quarto Oggiaro, Cinisello Balsamo  e Monza.

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