Lunedì, 15 Luglio 2024
Operazione "Devozione"

Il business della cocaina gestito dai domiciliari e "protetto" da santi e rosari

Un fiorente traffico di droga gestito da due cosche, una capeggiata da una vecchia conoscenza del business di stupefacenti, Carmelo Scilio, detto “Aricchiazzi” e l’altra dalla cellula calabrese con al vertice Bruno Cidoni e Antonio Pezzano, i fornitori della droga da smerciare nelle varie piazze di spaccio catanesi

Un ponte della droga che collegava la Calabria con la Sicilia. Un fiorente traffico di cocaina gestito da due cosche, una capeggiata a Catania da Carmelo Scilio, detto “Aricchiazzi” e l’altra dalla cellula calabrese con al vertice Bruno Cidoni e Antonio Pezzano, i fornitori della droga da smerciare nelle varie piazze di spaccio catanesi. È quanto emerge dall’operazione “Devozione” - così chiamata per via di un’immaginetta della Madonna del Monastero di Polsi in Aspromonte ritrovata nella cover del cellulare di Cidoni -  eseguita questa mattina dalla squadra mobile di Catania e che ha portato all’arresto di 13 persone e ad avvisi di conclusione delle indagini per altre 16. Tutti gli indagati sono accusati di associazione per delinquere finalizzata al traffico e spaccio di stupefacenti: alcuni di loro sono sospettati di detenzione e porto illegale di armi clandestine.

Immaginetta dentro il telefono

Le indagini 

Le indagini, iniziate nel giugno 2020 ed evolute nel giro di soli sette mesi, hanno consentito l’individuazione in prima battuta della cellula criminale catanese facente capo a Scilio. Questi, nonostante fosse sottoposto agli arresti domiciliari, continuava a gestire il "business", spesso anche allontanandosi dalla sua dimora. Motivo per cui, nell'ordinanza, gli viene contestata anche l'ipotesi di evasione. Le telecamere, installate nei pressi della sua abitazione in via Capricorno, hanno immortalato più volte tra giugno e luglio 2020 Cidoni e Pezzano entrare dalla casa di Scilio con degli involucri e uscire poco dopo con al seguito delle buste. Dopo l'ulteriore misura cautelare che colpisce Scilio, l'indagine si sposta sulla cellula calabrese, trasferitasi a Catania per gestire meglio gli affari e agevolare i trasporti della sostanza stupefacente. Qui erano state messe in piedi diverse basi logistiche dislocate in vari quartieri, in particolare a San Giovanni Galermo, in cui la droga veniva stoccata o nascosta e successivamente tagliata e messa in vendita per gli acquirenti. 

I nomi degli arrestati

Come arrivava la droga

Dal punto di vista logistico, Cidone e Pezzano avevano contatti con il territorio calabrese tramite Pasquale Zangari che fungeva da intermediario, fornendo la cocaina e incassando le somme come contropartita. La persona che invece effettuava le trasferte per il trasporto e per i pagamenti era Francesco Sedici, che faceva arrivare la polvere bianca a Catania e, dopo uno step intermedio in cui la nascondeva in un box, viaggiava fino all'abitazione di Cidoni in via Beata Giovanna Jugan. Quartier generale del trafficante calabrese in cui, durante le indagini, sono stati trovati "murati" 90.300 euro in contanti, una cifra che serve a rendere l'idea della mole di denaro prodotto dall'asse tra i due gruppi.

Un meccanismo ben oliato, andato avanti fino all'arresto di Sedici, beccato con cinque chili a bordo di un'autovettura nel novembre del 2020. La cocaina, infatti, arrivava tramite l'utilizzo di automobili prontamente predisposte con vani nascosti. 

Dopo l’arresto di Sedici cambiano, però, le modalità operative del gruppo. La droga comincia ad arrivare non più su ordinarie automobili ma tramite autoarticolati. Una volta giunta a destinazione viene prelevata da un altro corriere che la portava in zona San Giorgio, in cui si proseguiva un attività analoga a quella di San Giovanni Galermo e diventa la base logistica dell'attività criminale.

Sequestrati 11 chili di cocaina

In tutto il corso delle indagini sono stati documentati 20 trasporti di cocaina in sei mesi, destinati a pregiudicati catanesi legati a vari clan mafiosi. Durante le indagini sono stati sequestrati 11 chili di cocaina, tutta l'attrezzatura utile per la lavorazione e lo stoccaggio della droga. Tanta droga ma anche armi. Sotto sequestro è finita anche una pistola calibro 38 special con matricola abrasa e munizioni, rinvenuta nella dispobilità di Pietro Sedici, figlio di Francesco.

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