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Il caso

Operazione Eureka, accusato riciclaggio, Scidone si proclama innocente

"Per tre volte la suprema corte si è espressa in modo favorevole all’imputato", si attende ora l’esito dell’udienza preliminare

Nell’ambito della maxioperazione “Eureka” la procura distrettuale antimafia di Reggio Calabria, in collaborazione con le direzioni distrettuali antimafia di Milano e Genova e con il supporto di forze di polizia di Francia, Germania, Belgio e Portogallo, ha chiesto numerose misure cautelari ed il rinvio a giudizio per 115 indagati al fine di colpire una organizzazione transnazionale dedita a traffico di droga, armi e riciclaggio.

“Tra gli indagati vi è Giuseppe Scidone, originario di Palmi ma residente a Mentone in Francia, al quale unitamente ad altri, sono stati contestati i reati di riciclaggio e di elusione delle disposizioni di legge in materia di misure di prevenzione patrimoniali, con l’aggravante della transnazionalità, posto che, secondo l’accusa, avrebbe fittiziamente acquistato la società Aurora, alla quale si riferiva il ristorante “La voglia” sito a Mentone, ed occultando la reale intestazione ad altro indagato al quale viene addebitato il reato di associazione a delinquere finalizzata a diverse operazioni di narcotraffico internazionale”.

A Scidone erano stati applicati gli arresti domiciliari, in seguito degradati nell’obbligo di presentazione quotidiana alla polizia giudiziaria.

Scidone assistito dall’avvocato Espedito Domenico Calopresti, del foro di Palmi, ha proclamato sin da subito la propria innocenza e lo svolgimento da parte del legale di fiducia di investigazione difensiva dimostrava che la compravendita era sicuramente avvenuta ma nell’ambito di una procedura pienamente regolare ed effettiva senza nessuna interposizione di persona o riciclaggio.
In particolare forniva ampia dimostrazione attestante sia una non corretta valutazione dei fatti che una non precisa ricostruzione delle stesse vicende.

Su tale vicenda, nella fase cautelare, la Suprema Corte di Cassazione ha riconosciuto per ben tre volte le ragioni di Scidone. 

Una prima sentenza della sesta sezione penale, emessa il 19 ottobre 2023 avverso la pronuncia del tribunale del riesame di Reggio Calabria, annullava con rinvio l’ordinanza impugnata poiché il Tribunale non aveva dato riscontro a tutte le numerose deduzioni della difesa ed alla documentazione allegata. 

Una seconda sentenza del 12 marzo 2024, sempre della sesta sezione, annullava ancora con rinvio l’ordinanza emessa dal Tribunale in sede di appello cautelare. 

Il 20 marzo arriva l’ulteriore sentenza della seconda sezione penale della Cassazione (della quale si attende ancora la stesura della motivazione) che annullava senza rinvio l’ordinanza del tribunale del riesame emessa in seguito al primo rinvio e dichiarava la cessazione di ogni misura cautelare.

Si attende ora l’esito dell’udienza preliminare in cui il legale di Scidone ha rilevato in via preliminare il difetto di giurisdizione (la cui decisione è attesa per il 29 marzo prossimo) ed ha anticipato la scelta del rito ordinario nel caso di eventuale prosecuzione.

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