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Operazione "Fox", sotto la lente d'ingrandimento finisce un allevamento reggino | VIDEO

Le perquisizioni effettuate dai carabinieri del nucleo tutela della salute hanno riscontrato diversi casi di macellazione clandestina. Il titolare della struttura è stato denunciato e risponderà a piede libero dei reati contestati

 

L'operazione "Fox" dei carabinieri del nucleo tutela della salute di Cosenza, guidati dal maggiore Vincenzo Pappalardo e coordinati dal comandante del gruppo il tenente colonnello Vincenzo Maresca, ha portato alla perquisizione di un allevamento della vallato dello Stilaro e alla denuncia a piede libero del suo titolare.

Secondo quando verificato dai militari dell'Arma, che hanno operato sotto la guida della Procura della Repubblica di Crotone, l'allevamento della Locride sarebbe stato coinvolto nelle operazione di macellazione di animali clandestini.

Durante i controlli, infatti, i Carabinieri del nucleo tutela della salute avrebbe rinvenuto alcuni capi senza documentazione, cosa che ha reso praticamente impossibile stabilire da dove provenissero. Questi capi, che per legge avrebbero dovuto essere abbattuti, sarebbe stati macellati e rinvenduti e, sovente, la loro posizione veniva regolarizzata attraverso l'uso di documentazione falsa. 

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Terminale delle condotte illecite era lo stabilimento di macellazione di Strongoli sottoposto a sequestro, il cui gestore è stato tratto in arresto unitamente ad un’impiegata amministrativa che di fatto sovrintendeva a tutte le attività criminose. Presso il citato macello, nel corso dell’indagine, sono stati sezionati centinaia di capi tra bovini, suini ed ovi-caprini privi di qualsivoglia profilassi o certificazione sanitaria, le cui carni sono state in seguito vendute e sono finite sulle tavole di ignari consumatori.

L’attività investigativa - fanno sapere i carabinieri cosentini - "ha consentito di ricostruire compiutamente come i veterinari indagati, al fine di procurare ingiusti vantaggi patrimoniali agli allevatori cui erano contigui, ponessero in essere una gravissima serie di omissioni e di atti contrari ai doveri del proprio ufficio quali l’attestazione di profilassi anti-tubercolosi mai avvenute, l’alterazione dei prelievi di sangue effettuati su capi suini al fine di consentirne la macellazione, l’intermediazione nell’illecito traffico di marche auricolari, sovente appartenute ad animali deceduti e successivamente apposte ad altri capi abusivi al fine di sanarne l’illecita posizione, o ancora l’inserimento e la revoca di false denunce di smarrimento di animali".

Il meccanismo per funzionare aveva bisogno del supporto di medici veterinari compiacenti, tutti identificati e finiti dentro l'inchiesta "Fox". Più in generale è stato documentato, da parte dei Pubblici Ufficiali coinvolti, un utilizzo distorto dell’Anagrafe Zootecnica informatizzata, in cui venivano registrati dati completamente avulsi dalla realtà ed inseriti al solo fine di regolarizzare i traffici commessi dagli allevatori indagati.

L’illiceità dei comportamenti era nella evidente consapevolezza dei veterinari coinvolti, che infatti la sottolineavano puntualmente nel corso dei colloqui telefonici con gli allevatori, anche al fine di far loro “pesare” l’interessamento speso; in un caso infatti uno dei veterinari, parlando al telefono, ha commentato: “siete certi furbacchioni…tu ti vendi i vitelli, noi parliamo a telefono e poi… viene Gratteri!” evocando, tra l’ilarità generale, l’intervento dell’autorità giudiziaria.

Terminale delle condotte illecite, secondo quanto accertato dai militari dell'Arma, era lo stabilimento di macellazione di Strongoli sottoposto a sequestro, il cui gestore è stato tratto in arresto unitamente ad un’impiegata amministrativa che di fatto sovrintendeva a tutte le attività criminose. Presso il citato macello, nel corso dell’indagine, sono stati sezionati centinaia di capi tra bovini, suini ed ovi-caprini privi di qualsivoglia profilassi o certificazione sanitaria, le cui carni sono state in seguito vendute e sono finite sulle tavole di ignari consumatori.

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