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Congegni elettronici e costose applicazioni per sfuggire agli occhi indiscreti dei poliziotti | VIDEO

Nonostante gli stratagemmi degli indagati dell'operazione "Koleos" gli uomini del questore Vallone sono riusciti a ricostruire la struttura del gruppo criminale

 

Congegni elettronici per aprire i vani segreti delle autovetture usate per spostare la cocaina, applicazioni costose per criptare le conversazioni e le mail sui telefoni Blackberry. Il gruppo criminale, disarticolato con l’ordinanza “Koleos” firmata dal gip Domenico Armaleo, non lasciava nulla di intentato pur di sfuggire ai controlli delle forze dell’ordine e tenere al riparo da occhi ed orecchie indiscreti i propri lucrosi traffici. +

Nonostante questo, gli uomini del Commissariato di Siderno e della Squadra mobile di Reggio Calabria, sono riusciti a capire e seguire gli spostamenti degli indagati e di ricostruire i loro ruoli all’interno dell’organizzazione criminale.

Per gli investigatori, infatti, deputati allo stoccaggio dello stupefacente erano Giuseppe e Antonio Ferrinda, padre e figlio che godevano della più ampia fiducia da parte dei vertici del sodalizio a cui erano risultati organici, all'interno della loro proprietà, sita a Rizziconi, che di volta in volta veniva messa a disposizione dei corrieri Domenico e Antonio Pellegrino, Maria Filastro, Francesco Parrelli, Giovanna Laganà, Vincenzo Scarfone e Vincenzo Luciano.

Vincenzo Luciano, anch’egli intraneo al gruppo criminale, consegnava ovvero riceveva, in maniera sistematica per conto del sodalizio criminale capeggiato dai Mammoliti e dai Giorgi, quantitativi ingenti di cocaina.

La figura di Vincenzo Scarfone emergeva nel 2015 quando incontrava i fratelli Mammoliti, ma assumeva un ruolo attivo all’interno dell’organizzazione criminale all'indomani dell'arresto dei coniugi Pellegrino, avvenuto il 7 gennaio 2016. Dalle attività tecniche emergeva che Scarfone predisponeva un vano nascosto all’interno della propria autovettura Renault “Koleos” per il trasporto della sostanza stupefacente per conto dei Mammoliti. Era quindi del tutto evidente che Vincenzo Scarfone fosse entrato a far parte dello staff dei corrieri del sodalizio criminale effettuando, nel mese di febbraio 2016 e sino al suo arresto, diversi viaggi )in luogo dei coniugi Pellegrino) per la consegna della cocaina necessaria ad approvvigionare le piazze di spaccio messinesi e catanesi.

Le attività illecite connesse al narcotraffico proseguivano senza soluzione di continuità anche dopo gli arresti di Domenico Pellegrino, Maria Filastro, e Vincenzo Scarfone, a dimostrazione della spiccata capacità di riorganizzazione del sodalizio criminale.

I Mammoliti [Domenico, Francesco] e Giorgi [Giovanni], stante la loro qualità di capi, promotori ed organizzatori del sodalizio, derivante dalle condotte tenute nel corso delle indagini, sono destinatari della misura cautelare della custodia in carcere, ricorrendo il concreto pericolo di reiterazione della condotta criminosa nel continuare a dare direttive organizzative in merito alla continuazione degli episodi delittuosi connessi al contestato narcotraffico. 

Parimenti, sono attinti dalla misura cautelare in carcere Antonio Ferrinda, Giuseppe Ferrinda, Domenico Pellegrino, Antonio Pellegrino, Maria Filastro, Francesco Parrelli, Giovanna Laganà, Vincenzo Scarfone e Vincenzo Luciano i quali, in ragione del loro ruolo di partecipi all'associazione e per la ripetitività e proclività a delinquere, hanno dimostrato una chiara pervicacia operativa ed una sinergia fuori dal comune, mettendo a disposizione il loro personale e consapevole contributo alla realizzazione di operazioni illecite, anche di rilevante entità, con l'uso di sofisticati mezzi di comunicazione.

Dalle emergenze in atti si evince che il sodalizio criminale è riuscito a movimentare, nel periodo compreso tra ottobre 2015 e febbraio 2016, circa 160 kg di cocaina per un valore all’ingrosso di 7 milioni di euro circa.  

In conclusione, si segnalano i ruoli dei soggetti attinti dal provvedimento restrittivo: Domenico e Francesco Mammoliti, Giovanni Giovanni, in qualità di organizzatori del sodalizio criminale, gestivano il traffico di stupefacenti, prendendo preliminari contatti con i destinatari, preoccupandosi di gestire gli aspetti logistici del deposito della droga e dei soldi ricavati dalla cessione della stessa, nonché di dotare le autovetture del gruppo di vani occulti per i carichi, nonché dando continue direttive ai corrieri sui luoghi dove effettuare le consegne, sulle quantità e sui soldi da ricavare di cui entravano in possesso immediatamente al ritorno dai viaggi.

Giuseppe e Antonio Ferrinda, quali partecipi, provvedevano all'approvvigionamento ed allo stoccaggio dello stupefacente, anche in quantità rilevanti, che veniva successivamente ritirato dai corrieri, che ai Ferrinda poi versavano parte delle ingenti somme di denaro riscosse; Domenico Pellegrino, Antonio Pellegrino, Maria Filastro, Francesco Parrelli, Giovanna Laganà, Vincenzo Scarfone, Vincenzo Luciano erano partecipi dell'associazione e si occupavano, a turno, della fase di distribuzione al dettaglio della sostanza stupefacente, che prelevavano dal deposito dei Ferrinda ovvero ricevevano direttamente dagli altri sodali e, dopo averla preparata ed occultata nei mezzi appositamente adibiti al trasporto, la destinavano, su indicazione dei Giorgi e/o dei Mammoliti, ai mercati di spaccio della Puglia e della Sicilia, che rifornivano abitualmente, riscuotendo i soldi ricavati dalla cessione, che provvedevano anche a custodire temporaneamente in funzione della successiva consegna ai capi dell'organizzazione. Pellegrino Domenico e Filastro Maria, in aggiunta, detenevano anche nel loro deposito armi sempre per conto dei Giorgi.

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