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Il tesoretto dei truffatori dei "Nuovi Ponzi" era nascosto dentro due casseforti | VIDEO

La Guardia di finanza sequestra pietre preziose, orologi e altri beni mobili per un valore di 1 milione di euro, nei controlli impegnato anche il "cash dog" Daba

Dalle casseforti blindate nascoste in un fabbricato rurale è emerso un piccolo tesoro. Gli uomini della Guardia di finanza di Reggio Calabria hanno dato seguito all’operazione “Le Piramidi” e hanno sequestrato gioielli, orologi, monete ed altri beni mobili per 1 milione di euro. Nelle attività di controllo, che hanno fatto registrare anche una denuncia, è stato utilizzato anche il cash dog “Daba”: un’unità cinofila addestrata alla ricerca di valuta, che ha supportato i controlli di alcuni immobili nella disponibilità degli indagati, di cui  3 ubicati in Reggio Calabria e 2 in Padova.

Orologi e pietre preziose

All’interno delle casseforti i militari operanti hanno così rinvenuto 51 diamanti di diverse carature, 125 orologi di pregio (tra cui Rolex, Cartier, Patek Philippe, Tudor, Eberhard, Omega, Breitling e Longines),  3.398 monete (tra cui n. 3.368 medaglie commemorative in bronzo)  624 pezzi tra anelli, bracciali, pendenti, orecchini, accendini, collane, spille e pietre preziose, il cui valore complessivo, in corso di valutazione, ammonterebbe a circa  1 milione di euro.

Denuncia per ricettazione

In relazione al possesso di tali beni di notevole valore, l’indagato non è stato in grado di fornire nell’immediatezza una adeguata giustificazione. Pertanto, sussistendo l’ipotesi delittuosa di ricettazione in capo all’indagato, i militari della Guardia di Finanza hanno proceduto all’immediato sequestro di tutti i preziosi rinvenuti durante l’operazione mettendoli a disposizione della Procura della Repubblica di Reggio Calabria che, condividendo “in toto” l’operato delle Fiamme Gialle, ha proceduto alla successiva convalida. Peraltro continuano a pervenire alle Fiamme Gialle di Reggio Calabria numerose segnalazioni da parte di privati cittadini che – a seguito delle immagini video diffuse dai mezzi di informazione – avrebbero riconosciuto tra i preziosi oggetto di sequestro taluni beni di loro proprietà già oggetto di denuncia di furto.

Il cash dog Daba

Le attività, svolte anche mediante l’ausilio del cash dog “Daba” - unità cinofila addestrata alla ricerca di valuta - hanno riguardato gli immobili nella disponibilità degli indagati, di cui  3 ubicati in Reggio Calabria e 2 in Padova. Nell’ambito della medesima operazione “Le Piramidi”, i finanzieri hanno inoltre rinvenuto presso altra abitazione, 8 armi bianche (tra cui coltelli da caccia, coltello “ninja”, pugnali e tirapugni) detenute dal fratello di uno degli indagati, in assenza della prescritta comunicazione all’autorità di pubblica sicurezza. Il soggetto è stato pertanto deferito alla locale autorità aiudiziaria e le armi sono state sottoposte a sequestro probatorio, in seguito convalidato anche al fine di garantire la tutela della sicurezza dei cittadini.

L'operazione "Le Piramidi"

L’operazione “Le Piramidi” era scattata lo scorso 27 maggio. Quanto i militari delle Fiamme gialle diedero esecuzione a un decreto di sequestro preventivo emesso, su richiesta della Procura della Repubblica, di Reggio Calabria diretta da Giovanni Bombardieri, dal Gip presso il locale Tribunale, per un valore complessivo di circa 1.500.000 di euro nei confronti di 3 soggetti appartenenti ad una associazione a delinquere finalizzata alla commissione di delitti di truffa aggravata mediante la raccolta e gestione di risparmi, la vendita di strumenti finanziari fasulli ed a struttura piramidale, in assenza delle prescritte autorizzazioni in danno di oltre un centinaio di risparmiatori dislocati su tutto il territorio nazionale.

I raggiri

I malcapitati clienti, infatti, con la falsa promessa di un investimento finanziario sicuro, a breve termine e dagli elevati ritorni economici, venivano introdotti dagli indagati in meri schemi piramidali di nuova generazione - i cosiddetti “Nuovi Ponzi” –  che, di fatto, hanno consentito ai sodali di impossessarsi illecitamente di ingenti capitali. Gli indagati, inoltre, facevano sottoscrivere polizze assicurative fittizie a garanzia degli investimenti incoraggiando cosi i potenziali clienti a stipulare i predetti strumenti finanziari.

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