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L'intervista

Tragedia di Ortì: le possibili cause di fenomeni sempre più frequenti

ReggioToday ha intervistato Alfonso Aliperta, geologo, già presidente dell’ordine: "Dobbiamo aspettarcene sempre di più"

La tragedia avvenuta due giorni fa nella località di Ortì, dove un’auto è stata travolta da una frana uccidendo l’uomo che si trovava alla sua guida, ha prepotentemente riaperto le questioni riguardanti la fragilità del territorio, la sua pericolosità in presenza di determinati fattori antropici e naturali, la necessità di controlli, stringenti e a tappeto.

Per capire qual è la situazione effettiva del territorio reggino, quali i pericoli, ReggioToday ha intervistato Alfonso Aliperta, geologo, già presidente dell’ordine.

Purtroppo siamo di fronte a fenomeni di dissesto sempre più frequenti. “Si, e dobbiamo aspettarcene sempre di più. Una delle cause è il mutamento climatico. Abbiamo avuto un inverno poco piovoso e quando si verificano queste piogge che arrivano copiose e trovano terreni secchi si posso creare situazioni di questo genere. Non è il caso specifico, ma gli incendi, per esempio, fanno danni eliminando copertura vegetale”.

Un altro fattore è quello, ahimè di natura antropica? “Il dissesto idrogeologico è un fenomeno naturale c’è sempre stato e sta nella naturale evoluzione del nostro territorio. Il problema è che in queste aree ci trovi infrastrutture urbane, strade che tagliano i versanti, case sparse sulle colline, pericoli, insomma, che vanno a impattare sulle persone. Le spiagge, per esempio, si formano con i sedimenti che vengono portati a valle, prodotte dell’erosione. Il problema è, poi, la costruzione degli argini dei torrenti da parte dell’uomo, che restringono il corso dell’alveo.

La cementificazione? “Si, impedisce all’acqua di andare in profondità, obbligandola a ruscellare, dando luogo a piccoli grandi dissesti e, ancora, si costruisce in aree franose…” 

Sembrerebbe necessario rivedere la gestione del territorio? “Decisamente. Si pensi alle fiumare piene di rifiuti ingombranti. Dobbiamo cambiare gestione prima noi cittadini e poi le amministrazioni”.

A proposito di amministrazioni…“Abbiamo carte del rischio che risalgono al 2001, il così detto Pai (piano di assetto idrogeologico). Siamo nel 2024! È come fare un’ecografia nel 2001 e presentarsi dal medico oggi”.

Di recente è stato approvato il Psc del Comune di Reggio “Si contiene uno studio geomorfologico che mappa le aree di maggior propensione al dissesto. Ma basta un tubo che si rompe a far partire uno smottamento”

Quali sono le zone più a rischio? “Quelle dove c’è maggiore attività. Poi in presenza di acqua e le scarpate più acclivi”.

Non ci sono controlli? “Il problema principale oggi è l’assenza di controlli a livello gestionale. Tempo fa le strade erano presidiate dai cantonieri, che le percorrevano segnalando cunette intasate, avvallamenti, guardrail mancanti. Oggi con i tagli alle risorse non ci sono più. Sulle montagne servirebbero veri e propri presidi territoriali”.

L’ordine dei geologi cosa propone? “Circa 10 anni fa avevamo proposto alla Regione dei presidi di zona, dividendo il territorio regionale in tante aree, affidando il controllo delle zone a geologi, ingegneri idraulici, con operai ex forestali, in modo da fare pronto intervento”.

Poi? “Poi non se n’è fatto nulla. Un po’ come il rischio sismico, si aspetta finché non arriva il terremoto”.

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