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Domenica, 23 Gennaio 2022
Incontri di fede e cultura

Attorno al focolare: la storia di Motta Sant’Agata nel periodo bizantino

L’iniziativa voluta dalla Parrocchia Cataforio-San Salvatore rappresenta la volontà della comunità di contribuire ad evidenziare il grande interesse storico e religioso del complesso medievale, ancora troppo poco conosciuto

Nel Borgo San Salvatore nella Chiesa di San Giovanni si è svolto domenica scorsa un interessante convegno dal tema "Motta Sant’Agata nel periodo bizantino".

"Ritrovarsi in un clima di luce e calore, è ora come non mai, quasi una necessità per ogni buon cristiano. È un modo - spiega in una nota la segreteria della Parrocchia Cataforio-San Salvatore - per sentirsi uniti, amare ed essere amati, proprio come un tempo, quando, magari dopo una dura giornata, la famiglia si ritrovava attorno al focolare domestico, momenti di unione e complicità. Nei ricordi di qualcuno, era un modo di tenere viva la fratellanza con vicini e parenti, che si accostavano al focolare, con la semplicità di quei tempi e, attraverso i loro racconti condividevano la loro vita, i loro problemi e le loro gioie". 

La comunità parrocchiale di Cataforio e San Salvatore desidera ricreare quel clima attraverso un ciclo di incontri mensili di fede e cultura, fatto di racconti, storie e persone, intitolato "Attorno al focolare". Al convegno si è parlato della Motta che ha fatto la storia della Vallata.

Ha aperto l’incontro il parroco di Cataforio e San Salvatore, don Giovanni Gattuso, salutando i presenti ed esprimendo vivo apprezzamento per queste iniziative che tendono a mantenere vivo il passato nel presente, evidenziando come un popolo senza memoria è un popolo senza storia e senza futuro. Moderatore dell’evento, il professore Vincenzo Malacrinò, esperto in comunicazione e giornalista della Gazzetta del Sud. Sono intervenuti Mario Casile, diacono birituale della comunità bizantina greco-cattolica San Cipriano di Reggio Calabria, che ha affrontato il tema “il rito bizantino e la spiritualità nella vallata di Motta Sant’Agata”.

A seguire il prof Orlando Sorgonà, docente di lettere, si occupa di ricerca storica e antropologica del territorio santagatino, ha affrontato il tema “il Kastron bizantino di Motta Sant’Agata e il suo territorio”. L’iniziativa voluta dalla Parrocchia, rappresenta la volontà della comunità di contribuire ad evidenziare il grande interesse storico e religioso del complesso medievale, troppo poco conosciuto, se non dagli appassionati e dai cultori della storia locale, e la sua possibile funzione di grande attrattore turistico- religioso-culturale.

"Nei cuori orgogliosi di ogni abitante dei Borghi Cataforio e San Salvatore, - conclude Maria Luvarà della segreteria della Parrocchia - l’antica Motta non è solo un ricordo, ma continua a vivere con la sua affascinante storia". 

La storia: Motta Sant'Agata

Poco distante da Reggio, su una roccia si trova “Suso”, contrada che ospita i resti dell’antica fortezza di Motta Sant’Agata. La città sorgeva su una sponda del torrente sant’Agata, ed era circondata da tanti paesini, tra i quali gli odierni Cataforio e San Salvatore. Le origini di questa città si perdono nel tempo, alcuni storici affermano che esistesse già in epoca preistorica, ma l’ipotesi più plausibile è che ha origini bizantine.

Posta al centro della roccia, era circondata da robuste cinte murarie, che le permettevano di difendersi dai nemici. L’ingresso era possibile da due porte: “Porta di terra” e “Porta di marina”. Per poter entrare dalla prima (terra), bisognava seguire uno stretto viottolo, superata la porta si giungeva nella chiesa Proto papale di San Nicola. La seconda porta (marina) era raggiungibile attraverso una scalinata insita nella roccia.

La città veniva spesso attaccata, gli invasori più importanti furono i Saraceni e i Turchi, costretti comunque a ritirarsi, in quanto i Santagatini difesero la città in maniera trionfale. Purtroppo però il 5 Febbraio 1783, fu attaccata da un nemico imbattibile: un terribile terremoto distrusse la città, e, costrinse i superstiti ad allontanarsi. Sinora per tutta la vallata, la Motta non è mai stata passato, ma è presente e sarà futuro con la sua storia e la sua maestosità.

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