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Massimo Ripepi

Massimo Ripepi

I pastori della "chiesa di Ripepi": "Cacciati via whatsapp senza essere sentiti"

In una lunga lettera la comunità "Gilberto Perri" di Catona si inserisce nel dibattito sulla vicenda che ha coinvolto il consigliere comunale, poi l'affondo: "non abbiamo mai chiesto l’allontanamento dei cattolici per i loro sacerdoti indagati per pedofilia"

Il “caso Ripepi” sta coinvolgendo direttamente anche la comunità “Chiesa cristiana” di cui il consigliere comunale è pastore. I pastori, infatti, hanno diramato una nota stampa con la quale evidenziano il fatto di essere stati “cacciati senza essere sentiti” e, soprattutto, attaccano direttamente la chiesa: “Noi non abbiamo mai chiesto l’allontanamento dei cattolici per i loro sacerdoti indagati per pedofilia”.

“Siamo stati allontanati dalla comunione fraterna - si legge nella nota - senza neanche essere invitati al chiarimento. Il tutto eseguito in fretta e nel nome del Signore per preservare (udite, udite!) la settimana ecumenica. Ci hanno chiesto di fare un passo indietro e noi lo abbiamo fatto immediatamente tramite messaggio WhatsApp. Ma non è stato sufficiente, così i fratelli, pieni di furore farisaico, ci hanno voluto umiliare pubblicamente attraverso una nota stampa e senza nemmeno una comunicazione diretta. Per radere al suolo la nostra Chiesa, è stato calpestato per la prima volta nella storia lo statuto del Consiglio che prevede che qualunque decisione debba essere presa all’unanimità assoluta (non solo dei presenti)”.

Per la comunità “Gilberto Perri” di Catona sarebbero stati usati “due pesi e due misure, per fatti che non sono neanche lontanamente paragonabili”.

Per tutto questo, il Consiglio Direttivo Pastorale dell’Associazione religiosa “Gesù Cristo è il Signore” di Catona ritiene doveroso prendere posizione in merito alla richiesta di autosospensione dell’intera comunità religiosa dalla partecipazione alla settimana ecumenica per l’unità dei cristiani deliberata dal Consiglio delle Chiese Cristiane di Reggio Calabria e chiarire la loro posizione in una lettera che pubblichiamo integralmente.

La nostra “Chiesa” fa parte del Consiglio delle Chiese Cristiane da oltre 20 anni, nel corso dei quali abbiamo sempre partecipato alla preghiera per l’unità dei cristiani condividendo, sostenendo ogni iniziativa organizzata al fine di raggiungere a Reggio Calabria un’unità d’intenti basata sull’amore fraterno per come indicato dalle Sacre Scritture nella prima lettera dei Corinzi al capitolo 13.

Più volte, nel corso di questi decenni, l’Arcivescovo metropolita dell’Arcidiocesi di Reggio Calabria e Bova è venuto a predicare nella nostra chiesa e molte altre volte i pastori della nostra chiesa hanno portato la Parola nelle varie chiese cristiane di Reggio Calabria in un clima di rispetto reciproco seppur nel riconoscimento delle diversità.

Negli ultimi mesi sono stati tanti gli incontri che i pastori delle varie confessioni hanno svolto per ribadire l’importanza di applicare l’amore fraterno al solo scopo di manifestare l’unità dei cristiani anche in circostanze di contrasto di visioni e di dottrina per inverare quanto scritto nell’evangelo di Giovanni cap.13 vers. 35 “Da questo conosceranno tutti che siete miei discepoli, se avete Amore gli uni per gli altri”.

Proprio in occasione dell’ultimo incontro comunionale, svoltosi presso la chiesa “Gesù Cristo è il Signore” di Gallico, si è discusso ampiamente sui contenuti dell’ultima enciclica di Papa Francesco “Fratelli Tutti”, nella quale si rammenta, ai punti 44 e 45, lo stesso Papa Francesco mette in guardia i cristiani dal pericolo dei mezzi digitali che, seppur utili per certi versi, possono diventare dei veri e propri strumenti di inganno. Al punto 46 addirittura il Papa così si esprime: “Occorre riconoscere che i fanatismi che inducono a distruggere gli altri hanno per protagonisti anche persone religiose, non esclusi i cristiani, che «possono partecipare a reti di violenza verbale mediante internet e i diversi ambiti o spazi di interscambio digitale. Persino nei media cattolici si possono eccedere i limiti, si tollerano la diffamazione e la calunnia, e sembrano esclusi ogni etica e ogni rispetto per il buon nome altrui».[48] Così facendo, quale contributo si dà alla fraternità che il Padre comune ci propone?”. In ragione di ciò il Papa esorta i cristiani ad affrancarsi dallo stimolo della “Informazione senza saggezza” (punti dal 47 al 50) invitando a non basarsi su semplici ricerche fatte su internet o su informazioni a volte falsate nella ricerca della “saggezza” ma su rapporti interpersonali basati sul dialogo, sullo scambio di visioni per la ricerca della verità.

E’ in questo contesto che si è perpetrata l’anticristiana deliberazione adottata a nostro danno e senza neppure il beneficio del contraddittorio dal Consiglio delle Chiese Cristiane di Reggio Calabria presieduta dal diacono cattolico Enzo Petrolino tale da rappresentare un moderno Sinedrio, che ha decretato la “crocifissione” di un’intera comunità cristiana.

Le ragioni di tale ingiusta deliberazione affonderebbero le radici negli avvenimenti di cronaca giudiziaria oramai noti ai più, perché ripresi dai giornali locali e nazionali, che hanno diffuso ampi stralci di un provvedimento ablativo della potestà genitoriale adottato dal Tribunale per i minorenni di Reggio Calabria nei confronti di due genitori ritenuti inidonei a tutelare l’incolumità della figlia, per aver omesso di denunciare un vile atto di pedofilia che sarebbe stato compiuto a suo danno ad opera di un parente.

Il clamore mediatico, di quella che già di per sé sarebbe una ferale notizia, veniva acuito dal presunto convincimento che i suddetti genitori sarebbero stati ipoteticamente indotti da Massimo Ripepi, già pastore senior della nostra chiesa, a non denunciare i tragici fatti.

A tal proposito occorre mettere in evidenza il fatto che tutta la nostra comunità per prima è rimasta fortemente indignata per gli sconcertanti particolari riportati dalla stampa rispetto a questa tristissima vicenda. Con la bambina e la sua famiglia abbiamo condiviso per alcuni anni gioie, dolori, compleanni, ricorrenze, ci siamo in ogni circostanza voluti bene incondizionatamente.

Siamo noi i primi a chiedere giustizia per la piccola che rimane la principale vittima di queste incredibili vicende e la cui storia è stata messa in pasto all’opinione pubblica solo per scopi mediatici essendo stata riportata centinaia di volte descrivendo anche i minimi particolari degli accadimenti senza alcun senso del pudore.

Quindi a fronte del dirompente “battage” che la notizia ha assunto sui media e sui social ed in attesa che l’Autorità procedente facesse chiarezza sui reali accadimenti di una vicenda non ancora oggetto di accertamento giudiziario, che trova fondamento esclusivamente sulle dichiarazioni di una parte, il Consiglio Direttivo della nostra associazione aveva già deciso, raccogliendo l’ingiusto invito di Enzo Petrolino, di astenersi momentaneamente dal partecipare alle riunioni pastorali ecumeniche, certi che all’occorrenza avremmo avuto modo di poterci confrontare con i fratelli delle altre chiese cristiane, quanto meno per riportare le dichiarazioni di Massimo Ripepi con relative evidenze a dimostrazione della sua estraneità ai fatti.

Nello stesso tempo coltivavamo l’effimera illusione che i nostri fratelli cristiani all’interno del Consiglio ecumenico avrebbero saputo e voluto adottare una netta presa di posizione non contro i fatti in sé (superfluo pure dirlo), ma a favore della fede cristiana, della Chiesa “Gesù Cristo è il Signore” di Catona e dei suoi membri, tutti indistintamente (e non solo Massimo Ripepi) vilipesi e diffamati per il loro credo religioso, additati come settari, plagiati e peggio ancora conniventi.

Niente di tutto questo è avvenuto nonostante ogni membro del consiglio ha ben conosciuto la nostra realtà in questi anni nei minimi particolari soprattutto le comunità di Gallico e San Cristoforo provenienti dalla nostra stessa radice progenica.

A questo punto riteniamo doveroso informare a chiunque sia interessato a questa vicenda che già da diversi anni Massimo Ripepi non partecipa attivamente alle riunioni pastorali ecumeniche in nome e per conto della nostra comunità religiosa, in quanto nella Chiesa ci sono altri dieci pastori che assolvono alle funzioni ministeriali.

Quindi perché chiedere di astenersi a partecipare alla settimana di preghiera per l’unità dei cristiani ad una intera comunità se il problema è circoscritto al pastore senior Massimo Ripepi ed è ancora solo un’accusa senza alcuna prova oggettiva a sostegno?

In questi anni di comunione fraterna mai abbiamo pensato di chiedere ai rappresentanti della Chiesa Cattolica di fare un passo indietro o di non partecipare alle azioni ecumeniche allorquando nella nostra Provincia per ben due volte sono stati arrestati dei Sacerdoti Cattolici per gravi fatti legati ai reati di pedofilia e prostituzione minorile.

Mentre oggi è proprio il rappresentante della Chiesa Cattolica a farsi promotore di un atto che lascerebbe sbalordito anche il più ipocrita tra i farisei.

Per fatti di gran lunga più rilevanti di quelli per i quali oggi la testimonianza cristiana del consigliere Ripepi è alla gogna mediatica, come mai nessuno dei componenti del Consiglio ecumenico delle Chiese Cristiane ha mai ritenuto necessario sollevare l’opportunità di un “passo indietro” dell’intera comunità Cattolica, chiedendo la sospensione dei suoi rappresentanti in seno al Consiglio?

Papa Francesco esorta a ricercare la verità attraverso il dialogo e il chiarimento, non basandosi su informazioni apprese da internet o cedendo a pressioni mediatiche, mentre il suo diacono, Enzo Petrolino, con gli altri “amici di Pilato”, segue altri insegnamenti, e, dimenticando che Gesù Cristo ha comandato ai suoi figli di amarsi gli uni gli altri come Lui ha amato noi, ha crocifisso una intera comunità.

Rimanendo in una posizione di assoluta apertura nei confronti dei nostri fratelli, nonostante questi atti di vera e propria discriminazione religiosa nei confronti di una confessione minoritaria, attendiamo che nostro Signore Gesù Cristo manifesti la verità e ci faccia giustizia.

Ultima considerazione, il nostro Signore Gesù Cristo unico e vero Dio al capitolo 5 dell’Evangelo di Matteo invita i fratelli che hanno qualche cosa contro altri fratelli di chiarire e riconciliarsi prima di presentare l’offerta al tempio. Qualche fratello appartenente al Consiglio ci ha riferito che il Consiglio delle Chiese è stato costretto a prendere questa decisione per preservare la settimana di preghiera ecumenica.

Ci chiediamo e chiediamo ai nostri fratelli, quale offerta potranno dare al Signore in questa settimana di preghiera ecumenica dopo avere calpestato e annientato un’intera Chiesa senza dargli neanche la possibilità di chiarire i fatti?

Rimane solo l’assoluto e incondizionato perdono ad uno spietato omicidio farisaico fatto addirittura nel nome del Signore e della comunione fraterna.

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