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La richiesta / Pellaro

Pellaro, Scudo: "Urge riaprire la struttura ambulatoriale chiusa da tre anni"

Il medico e segretario del circolo del Partito democratico chiede di "porre fine a una situazione che penalizza la parte più debole della società e un territorio che meriterebbe dall'Asp migliore attenzione"

"Si è sempre meridionali di qualcuno". Questa frase che pronuncia il prof. Bellavista, mi è tornata in mente qualche giorno fa, riflettendo sul problema della struttura sanitaria ambulatoriale, - scrive Paolo Scudo, medico e segretario del circolo del Partito democratico di Pellaro, una lettera inviata al sindaco Giuseppe Falcomatà e alla direttrice generale dell'Asp Lucia Di Furia - che per moltissimi anni ha garantito le sue prestazioni alla popolazione pellarese e che da tre anni è stata "temporaneamente chiusa",  ma di fatto soppressa. 

Abbiamo, come circolo del Pd, sollevato il problema chiedendo aiuto al Comune di Reggio, chiedendo un incontro (accordatoci) alla dottoressa  Di Furia, direttore generale dell'Asp di Reggio Calabria. Anche associazioni  del territorio e sindacati si sono impegnati a rappresentare i legittimi interessi della popolazione pellarese. Niente da fare. Le ragioni delle politiche aziendali sono "invisibili agli occhi".

Magari dovremo prendere atto che si è sempre "meridionali di qualcuno". Le Marche sono meridione rispetto alla Lombardia, la Calabria lo è rispetto alle Marche, Pellaro lo potrebbe essere rispetto a Gebbione? Sarebbe veramente assurdo! Anche la proposta di legge sull' autonomia differenziata, che ci vede fieramente e razionalmente contrari, prevede i Lep, ma i Lep dovrebbero essere riconosciuti a tutti  i cittadini in egual misura (e sembrano già un provvedimento caritatevole). 

Lo sforzo di chi amministra dovrebbe essere volto non solo a garantire livelli essenziali di prestazione, ma livelli uniformi di prestazione, nel rispetto dei diritti di tutti i cittadini della repubblica, soprattutto degli ultimi, dei più deboli, che spesso devono associare all' infermità  i disagi dei trasferimenti fuori regione per completare con tutti i problemi "in loco" per poter proseguire terapie, ed eseguire  controlli usufruendo delle strutture  pubbliche. 

Non mi dilungo anche se avrei molto da dire e a molte domande che mi pongo non trovo risposta. Chiedo al sindaco e agli amministratori regionali, - conclude Paolo Scudo - che sicuramente hanno anche una buona conoscenza del territorio, di promuovere una interlocuzione con il direttore generale dell'Asp per porre fine a tale situazione che penalizza la parte più debole della società e un territorio che meriterebbe proprio dall'Asp migliore attenzione per i suoi cittadini".

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