Le dichiarazioni del pentito Domenico Agresta sgretolano le cosche di Cuneo e Bra

Per la Squadra mobile e i carabinieri al vertice della struttura criminale vi sarebbero i fratelli Luppino che potrebbero vantare collegamenti con gli Alvaro di Sinopoli, ricostruiti i contatti con alcuni militari infedeli

Alle indagini hanno lavorato la Squadra mobile e i Carabinieri

Trenta perquisizioni e dodici persone arrestate, di cui otto in carcere e quattro ai domiciliari. Sono i numeri dell’ultima indagine della Direzione distrettuale antimafia di Torino che ha inflitto un duro colpo alla mafia calabrese radicata in Piemonte. Al centro dell’operazione, coordinata dai pm Stefano Castellani e Paolo Cappelli, le cittadine Cuneo e Bra, dove è stata scoperta una locale di ‘ndrangheta collegata alla ‘ndrina reggina degli Alvaro di Sinopoli.

Tutto nasce nel 2016 dalle dichiarazioni del collaboratore di giustizia Domenico Agresta, all’epoca detenuto a Saluzzo. La Squadra mobile di Torino e il Nucleo investigativo dell’Arma di Cuneo hanno seguito la pista suggerita da Agresta, condannato a trent’anni di carcere per l’omicidio di Giuseppe Trapasso, freddato con due colpi di pistola alla testa nel 2008. A tenere le fila della locale di Bra, secondo quanto ricostruito, la famiglia dei Luppino, originaria di Sant’Eufemia d’Aspromonte e da anni potente anche nel territorio cuneese.

Tra le fonti principali di guadagno del sodalizio è emerso dalle indagini il traffico di sostanze stupefacenti tanto che gli investigatori hanno accertato l’esistenza di una vera e propria organizzazione dedita al traffico di stupefacenti collegata alla cellula di ‘Ndrangheta operativa a Bra.

Sotto la lente degli inquirenti Salvatore Luppino, finito in manette con il blitz “Vangelo". Sarebbe lui, insieme al fratello Vincenzo, a detenere il ruolo di promotore, direttore e organizzatore della locale di Bra. Quando si trovava in carcere a Saluzzo poteva contare sull’amicizia di due poliziotti penitenziari per ottenere in cella beni vietati. Indagati anche tre carabinieri. 

Si tratta di due militari operativi a Bra, che avrebbero passato informazioni riservate agli affiliati e, nei loro confronti, si procede per favoreggiamento e rivelazione di segreti di ufficio aggravati dall'agevolazione mafiosa per avere passato - secondo gli inquirenti - informazioni riservate alla famiglia Luppin.. E di un terzo militare, attivo a Villa San Giovanni in Calabria, a cui viene contestato, oltre al favoreggiamento e alla rivelazione di segreti di ufficio, anche l'accesso abusivo ai sistemi informatici.

Devi disattivare ad-block per riprodurre il video.
Play
Replay
Play Replay Pausa
Disattiva audio Disattiva audio Disattiva audio Attiva audio
Indietro di 10 secondi
Avanti di 10 secondi
Spot
Attiva schermo intero Disattiva schermo intero
Skip
Il video non può essere riprodotto: riprova più tardi.
Attendi solo un istante...
Forse potrebbe interessarti...

Stando alle carte dell’indagine, Luppino era in “stretti contatti” con un appartenente alla pubblica amministrazione.

In Evidenza

Potrebbe interessarti

I più letti della settimana

  • Si nascondevano in Germania per sfuggire alla legge, un reggino fra i due italiani estradati

  • "Mandamento jonico", l'ex sindaco di Roghudi Lorenzo Stelitano ritorna in libertà

  • Festa di Madonna, la processione non si farà: la Sacra Effigie sarà esposta in Cattedrale

  • Incendiata l'auto di un imprenditore, la solidarietà di Confindustria e Ance Reggio

  • Trovato morto a Roma Rocco Panetta: il giovane gioiosano scomparso a giugno

  • Incidente rotatoria per Motta SG, auto "vola" e sbatte contro un muro: ferito il conducente

Torna su
ReggioToday è in caricamento