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Reggio Calabria sul filo dei ricordi/3 / Centro / Piazza Carmine

Nel passato di piazza del Carmine la vocazione commerciale di Reggio

L'eredità medievale di principale porta d'ingresso a Reggio, da dove entrarono anche i Mille nella spedizione di conquista della città

Prosegue il viaggio di ReggioToday nella storia delle piazze di Reggio Calabria e i cambiamenti che le hanno caratterizzate tra passato e presente, accompagnati sul filo dei ricordi dallo studioso Franco Arillotta, membro della deputazione di storia patria della Calabria e presidente dell'associazione Amici del Museo.

A dirlo oggi in un momento di crisi economica conclamata sembra un'amara beffa, eppure dalla sua storia Reggio porta in dote una fertile vocazione commerciale, che passava per le piazze e la loro funzione mercatale. La centralissima piazza del Carmine, che prende il nome dalla chiesa sulla quale si apre, si chiamava anticamente largo San Filippo per la chiesetta allora ubicata, che ospitava un dipinto di San Filippo Argirò.

Nell'età moderna Reggio fu un esemplare insediamento urbano di origine medievale, circondata da una cinta muraria di circa 4 chilometri con sette vie di accesso, che la battezzarono come città delle sette porte. Proprio nell'odierna piazza Carmine era stato posto uno degli ingressi alla città: qui arrivavano dalle periferie (erano celebri i produttori di frutta e ortaggio di Sbarre) e dalla provincia i venditori che proponevano le loro merci senza oltrepassarla, evitando così il pagamento dei dazi.

Ma l'evento storico davvero epocale che vi ebbe luogo fu la breccia dei Mille, che entrarono a Reggio da questa porta per iniziare la presa della città nella spedizione di conquista per l'unitario regno d'Italia. La chiesa del Carmine che oggi conosciamo con la sua facciata lineare e sormontata dal candido bassorilievo della Madonna con il bambino, custodisce un'incongruenza stilistica, affascinante e preziosa. All'interno si conserva l'antico e sontuoso altare maggiore con intarsi in marmo, realizzato nel 1787 dallo scultore messinese Paolo Rechichi, che apparteneva alla cattedrale distrutta dal terremoto del 1908 e ad oggi uno dei più importanti della diocesi reggina per pregio artistico. 

Piazza Carmine oggi

Dall'antica porta commerciale all'attuale riqualificazione scelta dai cittadini 

Tornando al presente, quando l'aperta e spaziosissima piazza diventò problematica per la circolazione, fu ideato un rifacimento più funzionale alla fruizione urbana, e per rilevanza del sito e la sua posizione, i cittadini furono coinvolti sottoponendo al loro giudizio i quattro progetti ritenuti idonei dall'amministrazione. L'esito del referendum popolare è quello che abbiamo sotto gli occhi: la piazza attuale, di forma rettangolare, presenta uno spazio centrale unito al sagrato della chiesa e attrezzato con aree verdi, panchine e lampioni, con al centro una fontana.

Il restyling hanno previsto l'utilizzo di basolato lavico recuperato dalla vecchia pavimentazione e altri materiali naturali con cromie armoniche con il contesto architettonico dei palazzi circostanti. Il cambiamento più forte e in un certo senso scioccante per chi ha visto e vissuto la piazza originaria, è stata la chiusura del traffico davanti all'ingresso della chiesa, nonostante piazza Carmine resti crocevia di collegamento dove confluiscono strade frequentatissime in pieno centro cittadino. Una modifica che non hai mai convinto Franco Arillotta: "L’alterazione profonda lì è stata proprio il prolungamento del terreno praticabile fino all’ingresso della chiesa. Togliendo quel tratto di strada le auto sono costrette a fare un lungo giro, una scelta sbagliata che crea un inutile disagio alla circolazione".

I reggini però sapevano quello che sarebbe successo, e con il loro voto hanno dato via libera... "Non credo molto a questi referendum popolari", commenta Arillotta. "In realtà la scelta avviene su qualcosa è già stato stabilito dando l'illusione di essere noi a stabilire ma non è così".

Anche su come è stato organizzato lo spazio della piazza, dove oggi, oltre a qualche evento pubblico, in continuità con il passato si svolge un mercato settimanale della Coldiretti, lo studioso ha molte perplessità. "Quando si scelgono strutture a giardinaggio - spiega - bisogna sempre pensare in una proiezione futura, perché poi le vasche con le piante vanno curate, invece in piazza del Carmine sono state abbandonate. Per non parlare della fontana prosciugata e a secco come l'Arizona, e mancano persino le lampadine". 

Svarioni che i cittadini notano ogni giorno e spingono il professore a una riflessione più ampia: "Salvaguardare la storia di una città e progettarne i cambiamenti necessari nel tempo è possibile soltanto se alla base ci sono un concetto globale della gestione e soprattutto un'idea precisa e completa di città. Prima di pensare ai rifacimenti di strade, palazzi e piazze devono esserci valutazioni sulle prerogative e abitudini dei cittadini. Questo a Reggio è sempre mancato e potrebbe realizzarsi anche con l'istituzione di una apposita authority".

I mercati e l'antica piazza della Mesa, ricordi di una città che non esiste più

Ricordando piazza del Carmine fulcro di scambi commerciali, Arillotta cita un'altra piazza con la stessa identità, che non esiste più: "Si chiamava piazza della Mesa, nome che potrebbe fare riferimento al centro urbano di Mesa, importante snodo bizantino di cui oggi resta il ricordo nel borgo di Villa Mesa nel Comune di Calanna. Ma la parola 'mesa' indica appunto il mercato, una denominazione che in apparenza sembra lontana dal centro urbano ma evoca una realtà economica importante, di cui si è persa traccia". 

Dalla Reggio medievale a quella moderna uscita dalla ricostruzione dopo il sisma del 1783, con l'abbattimento degli edifici danneggiati e delle mura tanta storia è stata cancellata per sempre: "L’ingegnere militare Giovambattista Mori ha pensato bene di distruggere il nostro passato", conclude con un po' di amarezza Franco Arillotta, al quale, a proposito di aree mercatali chiediamo cosa ne pensa delle condizioni di piazza del Popolo. "Anche lì - risponde - ci sarà un intervento ed è doveroso recuperarla, certo non demolirla. E finalmente si sposti quel mercato, lo si metta altrove, perché lì è un vero obbrobrio".  

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