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Piazza De Nava, scomparsi tutti i vincoli posti dalla Soprintendenza al vecchio progetto

Fondazione Mediterranea e comitato civico presentano l'esito dell'accesso agli atti scoprendo che nel progetto nuovo risultano eliminate prescrizioni poste per quello del Comune

"Noi siamo dalla parte della Soprintendenza e sposiamo e sottoscriviamo quello che ha sostenuto… ma non oggi, più di dieci anni fa”. L’evidente provocazione si riferisce a piazza De Nava e arriva da Vincenzo Vitale, presidente della Fondazione Mediterranea, che questa mattina ha partecipato alla riunione convocata dal comitato civico, di cui è portavoce, che si oppone al progetto di rifacimento della piazza della Soprintendenza.

Nell'incontro sono state rese note le risultanze dell'accesso agli atti relativo al primo progetto di risanamento della piazza presentato dal Comune. Ed è emerso un dato clamoroso: la Soprintendenza dell'epoca, nell'esprimere parere positivo, aveva però elencato numerose prescrizioni a quel progetto, tutte con l'orientamento di preservare l'integrità e l'identità storica della piazza. In modo netto e inequivocabile, si stabiliva il divieto di qualunque intervento che snaturasse il sito, con indicazioni tassative. "Paletti" che corrispondono esattamente al pensiero del comitato civico su come dovrebbe essere eseguito un restauro della piazza e rappresentano i motivi del dissenso al progetto attuale. 

I vincoli al progetto del Comune scomparsi e l'aumento di spesa

L'atto inviato al Comune in data 12 marzo 2007 dalla Soprintendenza e firmato dal soprintendente Francesco Paolo Cecati stabiliva: il divieto tassativo di operare interventi non autorizzati che snaturano la piazza dal punto di vista della sua identità e valore; la richiesta di realizzare, durante lo svolgimento dei lavori, accurata documentazione fotografica da consegnare all'ufficio dopo la conclusione del cantiere; la richiesta di comunicazione della data di inizio dei lavori con largo anticipo, in modo da consentire un "opportuno e costruttivo controllo dell'intervento". 

"Ma - commenta Vitale - oltre dieci anni dopo la Soprintendenza smentisce se stessa, perché tutti quei vincoli nel nuovo progetto sono scomparsi". Non solo. Il quadro economico del vecchio progetto del Comune, a firma degli architetti Marcantonio Galati e Ferdinando Chindemi, si discosta molto dalla spesa stanziata dalla Soprintendenza per il cantiere pronto a partire. Con oneri molto maggiori. Se il precedente progetto costava 200.000 euro (per lavori, oneri di sicurezza e tecnici, indagini del sottosuolo e tasse), la spesa di quello dell'attuale Soprintendenza è salita a due milioni. Un aggravio venticinque volte maggiore. 

Un altro elemento venuto fuori dall'accesso agli atti è stato la necessità, sempre avanzata dalla Soprintendenza durante l'analisi del primo progetto, di effettuare esami geognostici preventivi per accertare la presenza di una vasta necropoli sotterranea di età classica nell'area del cantiere. In particolare, nell'atto del soprintendente ad interim Paolo Guzzo (datato 20 marzo 2007), si richiedevano planimetrie in scala delle reti di passaggio dei sottoservizi urbani, dati indispensabili per svolgere analisi tramite carotaggi meccanici. E un anno prima si era espressa in merito anche la Soprintendenza nazionale, che subordinava il proprio parere al progetto su piazza De Nava, ad esami conoscitivi certosini, da affidare a ditta "di ampio curriculum e competenza" in materia, per salvaguardare le testimonianza di civiltà antiche celate nel sottosuolo. 

Si punta su nuove modifiche al progetto esecutivo, ammesse dalla legge

"Siamo di fronte allo stesso soggetto, che dice due cose diverse", continua Vincenzo Vitale. "Noi la pensiamo come la Soprintendenza di allora, ma quando abbiamo esposto quegli stessi vincoli in Conferenza di servizi, le nostre modifiche progettuali proposte per effettuare un vero restauro conservativo di piazza De Nava e non la sua totale demolizione sono state tutte respinte dalla Soprintendenza". Il verbale di chiusura della conferenza di servizi, presentato durante l'incontro di oggi, conferma quella chiusura (confutando quanto affermato sia dalla Soprintendenza che dal Comune negli scorsi mesi, e cioè che in quella sede fossero state accolte tutte le istanze della cittadinanza).

Alla riunione sono stati presenti anche lo storico Pasquale Amato, docente della Dante Alighieri, Franco Arillotta, presidente di Amici del Museo (che ha segnalato il caso di piazza De Nava al ministro Sangiuliano) e il professor Alberto Ziparo, docente di urbanistica all'università di Firenze. Ma adesso che l'avvio dei lavori è imminente, cosa accadrà? Ziparo ha ricordato che le modifiche dei progetti già esecutivi sono ammesse dalla legge, soprattutto qualora emergessero gravi elementi ostativi alla realizzazione.  E per il comitato civico è certamente la situazione di piazza De Nava, per rendere il progetto rispettoso della storia cittadina, della memoria collettiva e dell’identità dei luoghi, come deliberato all’unanimità dal consiglio comunale nella seduta del 31 gennaio del 2022. 

Mentre nella zona non ci sono segnali della cantierizzazione (che era stata annunciata entro gennaio), nel fronte di opposizione - che comprende non soltanto Fondazione Mediterranea e comitato civico ma abbraccia un vasto sentire comune della cittadinanza - si fa strada la speranza che sia proprio questa contrarietà collettiva a lasciare la Soprintendenza in fase di stand by, e che presto sarà valutata una ridefinizione del progetto. Basterebbe ricordare quanto espresso dallo stesso ufficio, oltre dieci anni fa.

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