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Piazza De Nava, esposto della Fondazione Mediterranea all'ordine degli architetti

Contestata violazione di deontologia per il parere positivo al progetto da parte della commissione regionale per il patrimonio culturale

Mentre si avvicina la data di apertura del cantiere per la riqualificazione di piazza De Nava, continua l'opposizione della Fondazione Mediterranea, che in merito al progetto ha presentato un esposto su presunta violazione del codice deontologico e richiesta di apertura di un relativo procedimento disciplinare. L'istanza è diretta al presidente e al consiglio dell’ordine degli architetti, pianificatori, paesaggisti e conservatori della Provincia di Reggio e parte dalla premessa per cui "la professione di architetto è una professione protetta, con tutto quanto ne deriva, che, per l’elevato rischio sociale e per l’interesse pubblico connesso al suo legale esercizio, è indirizzata ai diritti fondamentale dei cittadini e alla tutela delle trasformazioni dell’ambiente e del paesaggio". 

Da qui il richiamo al Codice deontologico, finalizzato ad assicurare il corretto esercizio della professione garantendo l’interesse collettivo e del cittadino, "con la conseguenza che l’ordine ha il compito di tutelare gli interessi della collettività degli iscritti e non del singolo iscritto".

Alla luce di questo, dalla Fondazione si chiede all’ordine di analizzare dal punto di vista deontologico ciò che viene riportato nell'esposto ed eventualmente intervenire "per far sì che alcuni fatti di vita cittadina, fortemente influenzati nel loro decorrere da quella che a noi è sembrata una chiara violazione delle regole cui dovrebbe attenersi un iscritto all’ordine, vengano riposizionati in una doverosa ottica etica ed estetica". 

Nell'atto si ripercorre la vicenda della riqualificazione di piazza De Nava e l'oggetto dell'esposto viene riassunto da una nota della Fondazione. "Nel luglio del 2019 viene presentato un progetto di fattibilità tecnica ed economica definito 'restauro e riqualificazione per l’integrazione con il museo archeologico nazionale e il contesto urbano della piazza De Nava nel comune di Reggio Calabria', per il quale sono stati assegnati cinque milioni di euro provenienti da risorse recuperate dalla programmazione 2007/2013. Si è svolta una gara per l’affidamento del progetto definitivo, che ricalca quello preliminare. Si vara la conferenza dei servizi, decisoria e asincrona, cui viene ammessa a partecipare, su sua richiesta, la Fondazione Mediterranea in quanto portatrice di interessi diffusi. Dopo aver acquisito il parere della commissione regionale per il patrimonio culturale, la conferenza si conclude con l’approvazione del progetto e la bocciatura di tutte le proposte di modifica suggerite. Il Segretariato avvia l’iter della gara per il progetto esecutivo e l’affidamento dei lavori".

Continua l'esposto: "La Fondazione Mediterranea, raccogliendo il comune sentire delle associazioni culturali e della cittadinanza, che ad amplissima maggioranza è fortemente contraria al progetto, e avvalendosi di qualificate consulenze, tra cui quelle dei professori Salvatore Settis e Alessandro Bianchi si è opposta al progetto, che prevede la totale demolizione dell’esistente, motivando la sua posizione con una serie di considerazioni di ordine storico e urbanistico oltre che etiche e politiche. Benché - prosegue il testo - trattasi di un progetto demolitivo di azzeramento della storia cittadina e della memoria collettiva e dell’identità dei luoghi, che non ha alcuna motivazione né urbanistica né politica, la questione potrebbe essere limitata all’ambito etico ed estetico o politico e culturale. Il rifiuto della Soprintendenza a un doveroso confronto pubblico con la cittadinanza e il suo arroccamento su posizioni insostenibili genera il sospetto che, da parte di funzionari dello Stato, vi possano essere interessi personali che, pur legittimi, collidono con quelli pubblici".

Ma si tratta solo del preambolo della questione, perché poi così si continua: "È il 20 aprile del 2021 e, in coda alla conferenza dei servizi decisoria, prima che venga dato il placet conclusivo, si riunisce la commissione regionale per il patrimonio culturale della Calabria". Qui una persona il cui nome appare nell'esposto ma non viene riportato nella nota della Fondazione, risponde alle eccezioni presentate dalla Fondazione Mediterranea circa la perdita irreversibile di un pezzo di storia cittadina spiegando che 'nessun materiale lapideo degno di pregio e testimonianza della storia territoriale sarà distrutto, ma verrà recuperato per essere riutilizzato nelle fasi di realizzazione dello stesso progetto per pavimentazioni, bordure, gradini e cordonali'.

Prosegue la nota: "È come se assistessimo a una pièce in un teatro dell’assurdo. Ebbene questo assurdo è stato approvato dalla commissione, che ha dato il via libera alla demolizione".

Secondo la Fondazione Mediterranea, sarebbe opportuno che "l’ordine professionale degli architetti, che è tenuto a sanzionare questo tipo di comportamenti, intervenga dal punto di vista deontologico e, visto che il parere positivo della commissione potrebbe essere stato viziato dall’accettazione di assunti antiscientifici, proponga un rinvio dell’inizio dei lavori finalizzato a una revisione del progetto per renderlo coerente ai dettami scientifici per come insegnati nelle Università italiane".

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