Mercoledì, 17 Luglio 2024
La segnalazione

Lavori di riqualificazione in piazza Milano, i cittadini denunciano l'abbattimento degli alberi

Sia il Comitato di quartiere Viale Calabria-Via Palmi, che la Consulta comunale Assetto del Territorio e Reggio Rinasce intervengono per mettere in evidenza la devestazione fatta

Non è piaciuto agli abitanti di via Palmi e piazza Milano, nella zona Sud di Reggio Calabria, vedere improvvisamente recintate le grandi aiuole e le ruspe in azione. Sono stati abbattuti gli alberi e le siepi e secondo il cartello affisso sull'area recintata il Comune, settore Grandi opere e programmazione lavori pubblici ha programmato un intervento di miglioramento della qualità del decoro urbano e ambientale dell'area pubblica per la promozione di attività culturali e sportive. 

Secondo il cartello l'inizio dei lavori era programmato a dicembre 2023 per essere completato entro il 24 dicembre 2024. Ma in realtà le ruspe sono entrate in azione solo qualche giorno fa.

Adesso da più parti si leva il dissenso. Sia Comitato di quartiere Viale Calabria-Via Palmi, che la Consulta comunale Assetto del Territorio intervengono per mettere in evidenza la devestazione fatta.  

"Ancora una volta l’amministrazione comunale di Reggio Calabria sferra un attacco al patrimonio verde e arboreo della città. Dopo essersi scagliata contro le palme del lungomare Falcomatà, aver abbattuto centinaia di alberi in tutta la città, è la volta delle aree verdi di Piazza Milano", - dice il Comitato - "Sono stati sradicati senza pietà, una bellissima siepe, e almeno una decina di alberi tra l’altro alcune di pregio come 4 Magnolie multiflora, alcuni alberi Jacaranda mimosifolia e altri bellissimi alberi che almeno abbellivano questa zona appena fuori dal cento cittadino". 

Anche Reggio Rinasce afferma: "Nel'so del territorio che fa anche questa amministrazione si ripropone un eterno copione, già più volte censurato da decine di procedimenti giudiziari: prima gli sherpa trovano i soldi da spendere, e dopo si trova una porzione di città da devastare inutilmente allo scopo di spenderli. Piazza De Nava docet.

L'inutile devastazione di Piazza Milano è solo il più recente (ma purtroppo non l'ultimo) esempio. Con il consueto stile dell'amministrazione, nessuna tabella, nessun importo, nessun progetto preventivamente visibile, nessun responsabile individuabile, nessuna licenza edilizia esposta, nessun avviso su inizio e fine dei lavori, nessuna indicazione sulle fonti di finanziamento, su responsabile unico del procedimento e così via senza farsi mancare nulla.

Forse l'Utg potrebbe fare qualche domanda. Idem per le competenze delle sovrintendenze paesaggistiche e ai beni culturali. Idem per un corpo accademico che resta inglobato nella subalternità degli affidamenti progettuali e che, dalla nascita del primo nucleo con l'IUSA, ha lasciato la città imbruttire sempre di più, dopo aver infiltrato tutte le associazioni ambientaliste di cui si percepisce il rombante silenzio.

Piazza Milano


La dolosa e prepotente negazione del diritto (già da anni correttamente finanziato) al ripristino delle Circoscrizioni è come si vede il presupposto per fare e disfare a proprio piacimento, mentre organi giurisdizionali di tutela, come ad esempio la corte dei conti (ma non solo) acquistano ogni giorno quintali di mortadella con cui foderarsi gli occhi e non vedere gli sperperi, come per le pericolose e incongrue piste ciclabili, o le pericolosissime strisce pedonali apposte al di là degli incroci, pagate un tanto a latta di vernice secondo la creatività degli esecutori.

Di certo i cittadini del quartiere se avessero avuto un organo democratico di rappresentanza difficilmente avrebbero accettato che milioni di euro vengano ancora una volta usati per servire chi organizza l'appalto e non i cittadini, come per il caso del nuovo palazzo di giustizia.

Per paradosso, in molti casi, le polemiche a posteriori ben vengono anche se portano ad una sospensione: l'importante è avere strappato la commessa e cominciare a incamerare gli stati di avanzamento dei lavori; se poi vengono completati o no poco importa (tanto,'u porcu è ghintra, dicono le persone di rispetto). Purtroppo tutti quelli che protestano per i ritardi cronici e programmati nell'esecuzione di opere pubbliche (vedasi i 1400 giorni del nuovo ponte sul Calopinace) non capiscono che tutto sarà inaugurato in pompa magna solo una settimana prima delle elezioni. E il manipolo di gestori reali della spesa pubblica aspetterà con pazienza i volti nuovi a cui fare una proposta che non si può rifiutare".

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