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In nome della solidarietà

Piccola Opera ed Agape, 53 anni di cammino sempre accanto agli ultimi

Nell'omelia don Iachino ha raccontato di un seme piantato da mons. Ferro e don Calabrò, due giganti della carità, nel piccolo borgo di san Giovanni dove venne fondata la prima casa accoglienza

"Se stiamo insieme ci sarà un perché, se stiamo insieme qualche cosa c'è. Queste parole di una bella canzone di Riccardo Cocciante fotografano l’esperienza di queste due realtà nate dal cuore di don Italo Calabrò e di mons. Giovanni Ferro nel lontano 1968 come risposta al grido di aiuto delle famiglie che avevano un figlio con disabilità che rischiava di essere internato in quel vero e proprio lager che era l’ospedale psichiatrico di Reggio Calabria. Una lunga storia di amore che si è allargata nel tempo a tante altre fragilità che la Piccola Opera ha abbracciato, tanto che sono un migliaio oggi le persone seguite nei vari centri diurni, residenziali e domiciliari". 

"Con il sostegno di tanti, come quello del centro Agape, - spiega una nota - con le sue famiglie che si sono aperte all’ accoglienza dei minori abbandonati e con disabilità, con il volontariato e il servizio civile dei giovani, con l’azione per la tutela dei diritti.

Nella sua omelia don Iachino ha raccontato di un seme piantato da questi due giganti della carità in questo piccolo borgo di san Giovanni dove sorse la prima casa accoglienza, una parola incarnata che è proseguita nel tempo, una vera e propria storia d’amore accesa dal fondatore don Italo Calabrò che continua a riscaldare i cuori di chi ne è coinvolto, come volontario, come operatore, come persona accolta.

Il presidente della Piccola Opera Pietro Siclari concludendo l’incontro ha ringraziato la piccola comunità di san Giovanni per avere accolto l’opera, ha ricordato gli ultimi due anni difficili a causa della pandemia che ha comportato nuove sofferenze alle persone accolte in parte alleviate grazie alla generosità degli operatori.

Una pagina che nonostante tutto schiude alla speranza per il futuro, con la certezza che il Signore continuerà a prendersi cura dei più poveri e che ci invita, come ha detto proprio oggi Papa Francesco nel suo messaggio domenicale a guardarli negli occhi, a farci inquietare dalla loro sofferenza ed a farcene carico".

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