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Emergenza sanitaria / Polistena

Le storie e le speranze dei medici cubani in Calabria

Primo giorno di lavoro per i professionisti caraibici. Li abbiamo incontrati all'ospedale di Polistena, dove sono stati accolti con calore

Applausi, strette di mano e tante speranze. Così medici e infermieri dell'ospedale di Polistena hanno accolto i colleghi cubani che oggi iniziano il loro lavoro in corsia. Al Santa Maria degli Ungheresi sono arrivati in 16 (nove specialisti in medicina d'emergenza e terapia intensiva, due in cardiologia, uno per radiologia, pediatria e ginecologia e due in ortopedia), e stamattina hanno docilmente accettato la curiosità degli utenti del nosocomio e preso confidenza con i reparti e l'atmosfera di un lavoro in prima linea e sul filo dell'urgenza. 

Il paziente al primo posto, anche se la distanza dalle famiglie fa male

Loro sanno benissimo di essere qui per questo e che il problema degli ospedali reggini è la mancanza di personale. Il servizio nei paesi stranieri in stato di bisogno è avvertito come un dovere e la solidarietà è parte integrante della professione. Quasi tutti hanno già vissuto quest'esperienza in stati del Sudamerica. La radiologa Daily Ramos Reymont, 35 anni, è la referente del gruppo di Polistena e proviene dal centro dell'isola, dove vive il figlioletto di 6 anni. "E' molto piccolo - dice in un ottimo italiano - e lo penso sempre, mi manca moltissimo, è il mio cuore. Ma la mia famiglia conosce bene la componente altruistica del mio lavoro, sono già stata quattro anni in Venezuela e per loro non è strano che io vada lontano". Il curriculum della dottoressa è stato selezionato dalla società di intermediazione Comercializadora de Servicios Medicos Cubanos che ha reclutato i professionisti richiesti dalla Regione Calabria e la specialista ha scelto di partire. "Ho detto sì - spiega - perché l'emergenza di questa regione la sento come una responsabilità. Il paziente è più importante di tutto, e preciso che a contare per un medico non è la malattia ma il malato. Curiamo il corpo e anche il cuore".

Daily Ramos

La radiologa è convinta che questo primo anno di attività a Polistena sarà proficuo e non è preoccupata dalle differenze linguistiche e culturali: "La medicina è una sola, e nel nostro caso non conta il tempo in sè ma l'obiettivo di far uscire la sanità calabrese dall'emergenza. Qualche pregiudizio l'ho subito all'inizio della carriera, quando ero molto giovane i pazienti non credevano che fossi una specialista. Oggi ho molta esperienza professionale e tento anche di avvicinarmi ai pazienti sempre con il sorriso". 

Amodeo e Daisy Luperon

I medici cubani di Polistena sui camici hanno appuntato le spillette donate dal dottor Vincenzo Amodeo, primario di cardiologia, cuori luminosi che brillano a intermittenza. Daisy Luperon Loforte, 54 anni, porta in dote trent'anni da medico e ventuno come specialista in cardiologia. All'Avana ha una figlia diciannovenne che studia medicina. "Da lei - racconta - ho grande supporto per questa missione. Ho già lavorato in Venezuela e Messico e penso che qui sicuramente potrò imparare molto, so che la cardiologia è di avanguardia. Spero che mia figlia possa beneficiare di questo mio lavoro, perché in futuro potrebbe fare la mia stessa scelta". 

L'ospedale di Polistena dà il benvenuto a sedici medici cubani: le foto

Stipendio pieno e possibilità di tornare a Cuba prima della scadenza per gravi motivi

L'altro cardiologo arrivato a dare manforte ad Amodeo è Adrian Naranjo Dominguez, 32 anni, medico dal 2015. Anche lui ha aderito alla missione calabrese (la sua prima volta fuori dai confini cubani) per spirito di solidarietà, ma come gli altri è convinto che, oltre a offrire aiuto e professionalità, lavorando con i colleghi italiani potrà accrescere anche la propria esperienza medica (un'idea condivisa da tutti i compagni connazionali). E non nega l'appeal economico: "Certo, ho valutato anche quello, perché no. Ma non saprei fare un paragone con gli stipendi di Cuba e quelli italiani, nè sulle differenze di lavoro, sono appena arrivato e non posso esprimermi. Noi impareremo dai colleghi di qui e loro da noi, reciprocamente".

Adrian Dominguez-2

Proprio le condizioni lavorative dell'isola caraibica e in particolare quelle dei medici all'estero sono finite nel mirino dell'europarlamento, che le ha bollate come una schiavitù travestita da missione umanitaria, e chiediamo a Dominguez se sia vero che il servizio non si può interrompere a meno di severe sanzioni (compreso il carcere). "Assolutamente no - risponde - se ci sono motivi seri, ad esempio di famiglia, possiamo tornare nel nostro paese in qualunque momento e saremmo reintegrati nel nostro posto di lavoro a Cuba, da cui siamo momentaneamente distaccati". Il cardiologo precisa anche che "abbiamo contratti con la sanità calabrese e percepiamo noi interamente lo stipendio pagato", dunque senza nessuna trattenuta onerosa a vantaggio della Comercializadora, che non entra nei singoli contratti ma è stata presente solo nell'accordo generale con la Regione, come rappresentante dello stato cubano. Almeno per questo primo anno, perché il professionista aggiunge: "Non conosciamo il futuro, ma ogni accordo dipende sempre dalla nostra volontà, se non lo riterremo conveniente non firmeremo". 

Amodeo: "Ai nostri ospedali servono medici, mi indigna la migrazione sanitaria"

Mentre si divide tra i pazienti in attesa che lo chiamano, il primario Vincenzo Amodeo parla dell'arrivo dei due colleghi cubani come di un "messaggio di speranza, linfa vitale per questo reparto, che soffre da anni per carenza di personale soprattutto medico". A Polistena dal 2018, il primario ha portato cardiologia a livelli di eccellenza avviando un progetto completo fondato sul know how medico e la strumentazione con l'obiettivo di poter effettuare tutte le indagini di precisione per salvare la vita dei pazienti.

"Ma serve il personale - afferma - io ho sempre sostenuto che bisogna avere medici e meglio se giovani che possano imparare rapidamente per offrire il massimo della specialità. Mi indigna la migrazione sanitaria, qui non abbiamo niente in meno degli ospedali del nord". Il reparto dell'ospedale polistenese si avvale di tutte le tecnologie avanzate del settore, dagli ecocardiografi alle attrezzature di diagnostica e per la terapia elettrica delle malattie cardiache,oltre a una sala di cardiostimolazione a norma di legge.

"Ho lottato tanto - continua Amodeo - per ottenere tutto questo ma sono uno che non si accontenta. Nel progetto legato al mio arrivo a Polistena si prevedeva anche di creare uno spazio per le angiografie e il servizio di emodinamica". Per il primario, già presidente dei cardiologi calabresi, il fenomeno di crescita delle malattie coronariche acute rende prioritario lo svolgimento di tutti gli esami nello stesso luogo e in tempi brevi, senza dover trasferire i pazienti.

Una terapia salvavita ma anche una strategia economica: "Gli spostamenti con l'eliporto sono costosissimi e nella situazione della nostra sanità, dove concorsi e acquisto di attrezzatura sono frenati per mancanza di soldi, serve un'inversione di tendenza. La cittadinanza deve sapere che un ricovero in terapia intensiva cardiologica costa 400 euro, nel rispetto della salute del paziente bisogna tenerlo meno giorni possibili in reparto e in questo tempo effettuare tutto quello che è necessario". 

Nel pronto soccorso il clima è di costante allerta. Con addosso la divisa da chirurgo all'aperto fa un po' freddo - anche se siamo in Calabria, con l'arrivo delle temperature invernali la differenza di gradi rispetto a Cuba si sente. Gustavo Fernandez, specialista in terapia intensiva, 33 anni, è alla seconda trasferta all'estero, per la quale si separa per dodici mesi da genitori, moglie e una figlia. "La lontananza rende le cose difficili - confida - ma sono stato fuori per tempi più lunghi, stavolta si tratta di una situazione di necessità più circoscritta. Ho deciso di venire qui come atto solidale ma anche per conoscere un'altra cultura e apprendere da una medicina di altissimo livello come quella italiana". Mentre il collega Sorge Justo Terrero Diaz, 38 anni, non teme la mole di lavoro del nucleo più caldo dell'ospedale: "In Venezuela e Brasile mi sono abituato a curare feriti gravi usciti da risse, e pazienti con infarto". 

Cittadini festosi, ma Di Furia avvisa di "non cedere alle provocazioni"

L’amministrazione comunale ha salutato i medici stranieri con un entusiastico “Bienvenidos a Polistena” su cartelli affissi in città dal sindaco Michele Tripodi. E ad attendere i medici cubani all'ingresso dell'ospedale Santa Maria degli Ungheresi c'è stata anche una delegazione di cittadini. "E' una grande emozione - dichiara una di loro - vedere che il nostro ospedale guadagna nuovo personale, è un aiuto che aspettiamo da tanto". E c'è anche Ennio Vitetta, originario di Polistena e residente a Roma con la moglie cubana: "Sono qui per lavori nella mia casa paterna e volevo dare il benvenuto a questi medici. Con mia moglie abbiamo portato a Roma tanti musicisti celebri, abbiamo fatto la storia della musica cubana in Italia. Conosco bene la forza e lo spirito di questo popolo, sono certo che si adatteranno alla nostra terra e faranno un ottimo lavoro".

La commissaria dell'Asp di Reggio Lucia Di Furia ribadisce che il capitolo assunzioni resta in cima ai pensieri dell'azienda, e ai professionisti caraibici raccomanda di "non cedere ad eventuali provocazioni" di chi tra gli utenti reggini (quelli che hanno un effetto respingente nei medici italiani che disertano i concorsi con questa destinazione) esprimesse dubbi sulla loro professionalità. Commenta Vincenzo Amodeo: "La diffidenza è connaturata all'uomo. Per avere un buon rapporto con il paziente non occorre conoscere la lingua italiana o il territorio calabrese. Servono pazienza, rispetto e preparazione. Invito gli utenti dell'ospedale a valutare le qualità professionali di questi medici, e non ne saranno delusi"

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