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Il caso sulla grande opera / Villa San Giovanni

Ponte, Titengostretto chiede chiusura degli infopoint: "Gravame sulle proprietà inesistente"

Ma la tegola sulla Via non ferma la società Stretto di Messina, che oggi in un'audizione tecnica ha ribadito l'iter per l'acquisizione degli immobili espropriare

Per il fronte del no, è oggettivo che il ponte sullo Stretto non si farà così presto e che il progetto definitivo non riuscirà a superare lo stallo delle integrazioni richieste dal Mase. L'ad della Stretto di Messina Pietro Ciucci non sembra (o si mostra) però impensierito dalle gravi lacune rilevate sulla strada delle valutazioni ambientali e di fattibilità, e assicura di ottemperare a tutte le richieste nei 30 giorni concessi. 

Il capitolo degli espropri, che a questo punto, a fronte di un progetto sostanzialmente bloccato, dovrebbe essere derubricato a ipotesi molto lontana è invece ancora centrale nelle mosse della società. Se ne è parlato oggi, come se tutto procedesse tranquillamente, in un'audizione tecnica nella commissione ponte del Comune di Messina che ha ospitato il responsabile della struttura espropri della Stretto di Messina. L'ingegnere Gioacchino Lucangeli ha ricordato le tappe del procedimento già contestato in tre esposti alla magistratura. Dal 3 aprile, data di pubblicazione dell'annuncio (che i legali dell'area nopontista considerano una violazione procedurale), alla finestra temporale aperta l'8 aprile con l'attivazione degli sportelli informativi a Messina e Villa San Giovanni e proiettata al 6 giugno, servizio utile agli espropriandi per ottenere chiarimenti dagli operatori e presentare osservazioni. Secondo Lucangeli l'adesione è stata positiva con 500 prenotazion e 200 appuntamenti in entrambe le postazioni. E ha calcolato i 90 giorni della conferenza di servizi, l'approvazione del Cipess e la dichiarazione di pubblica utilità per arrivare all'invio delle lettere di esproprio, previsto a settembre. 

Il comitato di Villa: "Progetto da rifare, gravame inesistente sulle proprietà"

Opposta è la presa di posizione del comitato Titengostretto di Villa San Giovanni, da cui invece si rileva l'inopportunità di proseguire il lavoro degli infopoint. "Preso atto della mole e della rilevanza della richiesta di integrazioni del Mase e considerato quanto ad oggi è stato posto in essere - scrive la presidente Rossella Bulsei - chiediamo se non sia consequenziale a questo punto, la chiusura immediata degli sportelli di Villa San Giovanni e di Messina e la sospensione del vincolo preordinato di esproprio e servitù comunicato in data 3 aprile. Oggi è sostanzialmente decaduto il progetto definitivo che avrebbe dovuto portare alla eventuale dichiarazione di pubblica utilità di fabbricati e terreni. Se il progetto è da rifare, i cittadini hanno il diritto di avere immediatamente svincolate le loro proprietà da un gravame inesistente".

Il comitato, come già chiesto da altri soggetti politici e associazioni, invita anche gli amministratori convocati (tra i quali ovviamente la sindaca di Villa San Giovanni) di chiedere una sospensione della conferenza di servizi istruttoria iniziata ieri a Roma. "Ha senso una conferenza dei servizi - continua Bulsei - su un progetto che è stato di fatto respinto dalla commissione per la valutazione d’impatto ambientale? E se il progetto va ragionevolmente riscritto realizzando tutti gli studi e le prove mancanti, saranno sufficienti solo 30 giorni?"

Le cifre per gli indennizzi e gli immobili frontisti che subiranno altri disagi

A Messina oggi si sono anticipati i tempi affrontando anche la questione dell'indennizzo per gli espropri, per i quali si prevede un valore di 218 milioni complessivi, con il versante calabrese interessato per meno del 30 per cento. E si è toccato un tema già emerso tra gli espropriandi, cioè l'aumento delle zone utili rispetto al progetto precedente, dovuto a servizi aggiuntivi richiesti dalle nuove normative anche di sicurezza sul lavoro. A case e terreni cancellati si aggiungeranno gli "immobili frontisti", abitazioni non ancora identificate nel piano particellare che subiranno disagi collaterali per le emissioni dei cantieri, l'occupazione della vista e l'indisponibilità di strade private di accesso. Anche questi proprietari avrebbero in teoria diritto a un risarcimento per il disturbo ma sarà molto difficile dimostrare l'oggettiva situazione di malessere. Ancor più dell'accordo per la quantificazione degli indennizi per gli espropri, che per il momento si basa solo sui dati catastali ed è prevedibile che generi contenziosi. 

Intanto stasera a Villa San Giovanni i rappresentanti del movimento no ponte si riuniscono nel centro sociale Nuvola Rossa per un'assemblea già programmata e ora attraversata da nuovi pensieri dopo l'ultimo colpo di scena della Via. L'obiettivo era e resta una grande manifestazione pubblica, che non è stato accantonato. "Non vorremmo cadere nel tranello dello stop al progetto - sottolineano gli organizzatori - Che il progetto fosse obsoleto, lo sapevamo già, ma che i signori del cemento vadano spediti.. anche. E il ponte sullo Stretto, come abbiamo visto, è una questione politica e la politica, spesso, va oltre i, seppur importanti, meri aspetti tecnici". 

Non si abbassa la guardia perché "il rischio dell’apertura dei cantieri persiste, forse con qualche slittamento rispetto alle date annunciate, ma c'è. Ma c'è anche la possibilità fermarli con la determinazione che ha contraddistinto l'ultimo anno. È questo il momento di affermare che le decisioni non si prendono dentro i palazzi istituzionali e qui c'è un territorio che fermerà chi pensa di poterlo distruggere e devastare senza opposizione".

   

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